“Altalene”, lettera di Giovanna Arnone al figlio

Ricordo
l’altalena di paure e speranze.
E poi finalmente l’attesa anelata,
la tua presenza vibrante
nei movimenti che rallegravano gli animi.

Fiera del corpo che cambiava,
ti portavo a spasso e ti cullavo nel mio ventre,
e fiera poi del dolore che ti ha portato alla luce.

Mi ritrovai smarrita avendoti tra le braccia,
incapace di consolare il tuo pianto irrequieto.
Fu difficile imparare a saziare i tuoi bisogni primari,
fu difficile imparare ad amarti.

Ma un uomo, prima di chiudere gli occhi,
mi chiese di regalarti il suo ultimo bacio.
E per amor suo imparai a cullarti e a tenerti per mano,
finchè assieme ricominciammo a sorridere.

Siamo arrivati fin qui,
a festeggiare i tuoi anni e la nostra vita nuova.
Tutto intorno è cambiato, ma non noi,
non le nostre mani che si cercano e si stringono
nella distanza altenante della tua vita autonoma.

Auguri amore mio.

Giovanna Arnone

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