Mostre da non perdersi

A Recanati la mostra fotografica ispirata all’Infinito di Leopardi

A Recanati la mostra fotografica, curata da Sgarbi, ispirata ai celebri versi dell'Infinito di Giacomo Leopardi. 91 scatti tra Uomo e Natura
A Recanati la mostra fotografica ispirata all'Infinito di Leopardi

L’Incanto, lo Sfregio, il Paesaggio Umano, l’Utopia, il Paesaggio Interiore e la Città. Sono le sei sezioni in cui si articola la mostra fotografica “Paesaggio Italiano – L’Infinito tra Incanto e Sfregio, a cura di Vittorio Sgarbi, che andrà in scena fino al 15 gennaio 2020 al museo civico di Villa Colloredo Mels di Recanati. 
Nell’anno in cui si celebrano i duecento anni de L’Infinito di Giacomo Leopardi, una rassegna di fotografia contemporanea che racconta il rapporto tra uomo e natura, tema leopardiano e attualissimo.

La mostra

Il paesaggio italiano in mostra viene raccontato attraverso scatti che sono piccole e grandi storie, dalla bellezza al degrado, nelle immagini di 58 fotografi, tra professionisti ed amatori evoluti. I lavori sono stati selezionati da Sgarbi tra migliaia di autocandidature arrivate. Sono 91 le foto in mostra, e non è solo la bellezza ma sono soprattutto le storie dei luoghi e le gesta dei suoi abitanti a segnare il paesaggio italiano nelle sue contraddizioni, tra tran tran quotidiano e situazioni straordinarie, in un passato glorioso col futuro ancora da scrivere.

FABIOLA-CATALANO-MILANO

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Lo sfregio della natura

In mostra c’è anche lo sfregio alla natura, all’architettura, alla salute e alla decenza. Lo sfregio è nell’indifferenza del cittadino alla cosa comune che tutti ci riguarda, come nelle De_Composizioni di Luca Tentorio e Lorenzo Carloni, giovani fotografi che si interrogano sul “cammino” del rifiuto una volta abbandonato al suo destino di prodotto errante. E la testimonianza di un malcostume che ha radici lontane, nella Venezia Sporca di Massimo Bersanetti, che risale agli anni ’70 e a quel che resta dopo un mercato sull’acqua.

Sfregio è la fabbrica monstre incapace di mantenere lavoro e salute, i cui danni sono ritratti con inedita delicatezza in due scatti di Florinda Orsini, allieva dei corsi di fotografia di Inforidea e tratti dal progetto collettivo Luci e Ombre curato da Cristina Mura: dell’Ilva di Taranto vediamo i suoi effetti negli sguardi dei vivi e nella polvere rossa che si accumula sulle tombe.

Sfregio sono i piani regolatori demenziali che affumicano interi paesi senza mai trovare una soluzione al traffico, come nel caso di Lastra a Signa e della sua protesta dei lenzuoli, portata in mostra nello scatto “Ero un lenzuolo bianco” di Daniele Pisani. Sfregio sono le bagnarole dei migranti affondate e lasciate a marcire sulle coste del Sud Italia, come testimonia Andrea Imbrauglio, sono gli ecosistemi calpestati per cause di forza maggiore nell’immagine di Enrico Angheben, sono le targhe poste a memoria di chi poteva essere salvato proprio da chi le ha messe lì, ex post, nella foto di Fabiano Anello.

Il paesaggio italiano

C’è il fascino perenne del mangereccio abbordabile delle sagre di paese, incrollabile tradizione italiana (nello scatto “Da Gigina” di Antonio Baratto). Ci sono gli umarell annoiatissimi che mai si danno per vinti – gli anziani intenti a fare gli anziani in città – nello scatto milanese del giovane fotografo Alessandro Giugni. Le processioni religiose che sembrano un set di Dolce & Gabbana. Gli ambulanti che ancora girano di casa in casa con i loro mille prodotti da vendere (Canzio Oricchio, fotografo passeggiatore). Le vacanze spiaggiate, immortalate dall’avvocatessa e fotografa Paola Bellomo, con pranzi pantagruelici al seguito che richiedono la fatica di almeno tre generazioni di famigliari per traslocarli fronte mare. Chi non ha ancora il condizionatore in casa e corre ai ripari contro il caldo dell’ultima estate micidiale, nello scatto napoletano di Carlo Marchisio.

Tutte immagini di un’Italia che resiste al contemporaneo e se ne frega, tra lamentele, usi e costumi duri a morire.

 

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