La Pietà Vaticana, l’opera massima dell’arte occidentale

Quando si parla d'arte in tempo di Pasqua è impossibile non nominare la massima opera dell'arte occidentale: la Pietà Vaticana di Michelangelo Buonarroti
La Pietà Vaticana, l'opera massima dell'arte occidentale

MILANO – Per Pasqua vi dedichiamo una breve descrizione dell’opera considerata il caposaldo massimo dell’arte occidentale: la bellissima ed ineguagliabile Pietà Vaticana di Michelangelo Buonarroti.

Da Caprese a Roma

Originario di Caprese (1475), in provincia di Arezzo, Michelangelo Buonarroti lasciò giovanissimo Firenze, inseguito alla caduta dei Medici e all’instaurazione della repubblica del frate domenicano Girolamo Savonarola, per andare prima a Venezia e poi a Bologna, tornare in Toscana nel 1495 ed infine approdare a Roma nel 1946. Ma fu proprio in questa città che la sua carriera di artista poliedrico iniziò e guadagnò il prestigio che oggi tutti noi conosciamo. Formatosi dapprima nella bottega del Ghirlandaio a Firenze e nel giardino di San Marco (una sorta di accademia finanziata da Lorenzo de’ Medici), solo un anno dopo essere arrivato a Roma ricevette la sua prima commissione, grazie anche all’amicizia e alla collaborazione col banchiere Jacopo Galli, intermediario e garante in diverse occasioni: la Pietà Vaticana, realizzata tra il 1497 e il 1499, voluta dal cardinale francese Jean de Bilhères all’epoca ambasciatore di Carlo VIII presso papa Alessandro VI, destinata alla cappella di Santa Petronilla. Poco più che ventenne Michelangelo accettò l’incarico per realizzare quella scultura che sarebbe diventata il suo primo grande ed assoluto capolavoro, nonché opera massima dell’Occidente.

Le caratteristiche

Il Buonarroti ci impiegò 9 mesi per scegliere il blocco di marmo in cui scolpire la Pietà e la scelta ricadde indubbiamente sul meraviglioso marmo bianco di Carrara. Il tema da rappresentare era appunto quello biblico della Pietà, che raffigura Maria mentre sorregge il corpo senza vita del figlio Gesù Cristo, dopo la sua passione e deposizione. L’iconografia scultorea su cui si fonda la rappresentazione artistica della Pietà ha origini nordiche e più precisamente si rifà ai Vesperbild tedeschi, realizzati perlopiù in legno. Rifacendosi a questa tradizione figurativa Michelangelo, inizia così a modellare la sua Pietà inscritta in uno schema piramidale alta 174 cm e larga 195 cm per una profondità totale di 0,69 cm e ad oggi situata nella Basilica di San Pietro in Vaticano.

L’apice della scultura – la descrizione

Ineguagliabile, la morbidezza del vorticoso panneggio del velo e della veste della Vergine Maria, la drammatica grazia e delicatezza con cui sorregge il corpo morto di Gesù Cristo suo Figlio mollemente adagiato sulle Sue gambe con inusitata naturalezza, privo di alcuna rigidità, al quale Ella rivolge lo sguardo da cui si evincono una pacata tristezza ed un silenzio dolore che culminano in un momento di toccante intimità e drammaticità per un effetto di straordinario impatto emotivo. In questo eterno contatto e perenne dialogo silenzioso le pesanti pieghe della veste della Vergine, seduta sulla sporgenza rocciosa del Monte Calvario generano forti effetti chiaroscurali che  uniti al gesto della mano sinistra, che pare invitare lo spettatore a meditare sulla rappresentazione davanti ai suoi occhi, enfatizzano ancora di più il senso di drammaticità alla scena.

Curiosità e perle di sapere

Questa scultura presenta alcuni dettagli e accorgimenti davvero interessanti: il primo riguarda il volto di Maria, ritenuto più giovane rispetto a come sarebbe dovuto essere. Il secondo riguarda le proporzioni del corpo di Gesù, che è più piccolo rispetto a quello della Madonna il che giustifica il fatto che Ella lo sorregga agevolmente; in più si pensa sia una sorta di rievocazione dell’infanzia di Gesù. Il terzo riguarda lo scultore stesso: questa è infatti l’unica opera firmata dal Buonarroti; la firma si trova sulla fascia a tracolla che regge il manto della Vergine e riporta la scritta “Lo fece il fiorentino Michelangelo Buonarroti”. Il quarto dettaglio riguarda ancora Gesù: Egli infatti ha un incisivo in più che secondo la simbologia religiosa del tempo sarebbe stato identificato come il “dente del peccato”, a simboleggerebbe l’assunzione di tutti i peccati del mondo compiuta da Cristo.

Lo sfregio e il restauro

Sfregiata il 21 maggio 1972, giorno di Pentecoste, la Pietà di Michelangelo subì seri danni: venne infatti colpita con 15 martellate spaccando il braccio sinistro e frantumando il gomito della vergine, mentre il suo naso era stato quasi distrutto, come anche le palpebre. Il restauro fu tempestivo e dopo un’accurata fase di studio fu prontamente attuato riutilizzando per quanto possibile i frammenti originali, oltre che un impasto a base di colla e polvere di marmo.

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