Venerdì Santo

Pasqua, 10 opere d’arte più celebri della pittura dedicate alla Crocifissione

La crocefissione è un tema importante nella storia dell'arte. Da Giotto a Chagall oggi vi proponiamo una piccola selezione delle più note Crocifissioni realizzate da grandi artisti
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In occasione della Pasqua, non potevamo mancare di ripercorrere le opere che hanno raccontato il momento più alto del mistero di Cristo: la Crocifissione. La crocefissione è un tema e un soggetto molto importante nella storia dell’arte. Come per tutta l’arte sacra, ci furono epoche in cui il mecenatismo delle varie Signorie, una delle quali era il Papato, condizionava la munificenza all’imposizione della tematica. Talvolta a fini poveramente politico-diplomatici, si commissionavano in grande quantità soggetti religiosi che oggi ci restano in buona parte come capolavori irripetibili.

Da Giotto a Chagall oggi vi proponiamo una piccola selezione delle più note Crocifissioni realizzate da grandi artisti.

1. La Croce di Mastro Guglielmo o Croce di Sarzana

È una croce dipinta, datata epigraficamente al 1138 e conservato nella concattedrale di Santa Maria Assunta di Sarzana in provincia della Spezia. Si tratta del più antico esempio di croce dipinta su tavola.

 

2. Crocifissione di Cimabue, Assisi

La Crocifissione del transetto sinistro è un affresco realizzato da Cimabue e aiuti, databile attorno al 1277-1283 circa e conservato nella basilica superiore di San Francesco di Assisi. Purtroppo, ad oggi, dell’opera rimane solamente “il negativo”: molti infatti degli affreschi di Cimabue, si presentano in condizioni mediocri o pessime. Non fa eccezione questa Crocifissione, che dovette essere una delle scene più importanti dell’intero ciclo, e che oggi si presenta sfigurata da abrasioni (in parte colmate dall’ultimo restauro) e con i colori quasi invertiti in negativo, per l’ossidazione della biacca dei colori chiari, diventati oggi scuri. Nella zona inferiore esistono tuttavia alcuni brani coi colori originali ancora visibili.

 

3. Crocifissione di Giotto, Santa Maria Novella

Il “Crocifisso di Santa Maria Novella” è una delle croci sagomate di grandi dimensioni (578×406 cm) di Giotto, databile al 1290-1295 circa e conservato nella navata centrale della basilica di Santa Maria Novella a Firenze. Si tratta di una delle prime opere note nel catalogo dell’artista, allora circa ventenne. Questa splendida opera è considerata fondamentale per la storia dell’arte italiana, in quanto l’artista approfondisce e rinnova l’iconografia del “Christus patiens” (già introdotta nell’arte italiana nella seconda metà del Duecento da Giunta Pisano e da Cimabue). Giotto infatti abbandonò l’iconografia del Cristo inarcato, per dipingerlo in una posa più naturalistica, un doloroso abbandono con le gambe piegate sotto il peso del corpo, seguendo un’ispirazione legata alla tradizione scultorea (di Giovanni Pisano ad esempio), piuttosto che quella tradizionalmente legata alla pittura bizantina. Dispose le gambe incrociate e bloccate da un solo chiodo sui piedi.

 

 
4. Crocifissione di Vincenzo Foppa

Datata 1456 e conservata all’Accademia Carrara di Bergamo, questa Crocifissione è considerata la più antica manifestazione di un gusto di tipo rinascimentale in un autore lombardo. La scena sacra della Crocifissione, ambientata in un cupo paesaggio, è incorniciata da un arco classicheggiante con colonne, capitelli e medaglioni ‘all’antica’, che rimandano a un gusto di tipo padovano e mantegnesco. Lo sfondo, con il sentiero serpeggiante, la città e il castello, rimandano invece a un gusto di matrice tardogotica: ciò è evidente, ad esempio, nel fiabesco disporsi degli alberelli sul sentiero di campagna o nel capriccioso assemblaggio delle torri.

 


5. Crocifissione di Andrea Mantegna

Questa splendida tavola è stata realizzata da Andrea Mantegna tra 1457-1459, conservato oggi nel Musée du Louvre di Parigi. Il pannello faceva originariamente parte della predella della Pala di San Zeno, con la Resurrezione e l’Orazione nell’orto nel Musée des Beaux-Arts di Tours. Numerosi sono i dettagli di grande valore, dalla città sullo sfondo, rappresentazione ideale di Gerusalemme, alle guardie che si giocano a dadi la veste di Cristo, su un tabellone colorato di forma circolare. I teschi, che si vedono di lato e sotto la croce di Cristo, ricordano l’inevitabilità della morte.

 

6. Crocifissione di Antonello da Messina

L’opera, firmata e datata 1475 sul cartiglio, è un capolavoro di Antonello da Messina. La pacata composizione è costruita in sezione aurea e mostra la croce di Cristo sullo sfondo di un lontano paesaggio costruito con punto di fuga ribassato, mentre in basso si trovano i due dolenti, Maria e Giovanni, che contemplano la scena silenziosamente. Più lontano si vedono le tre Marie. La tipologia iconografica rimanda a esempi fiamminghi, anche nel trattamento del paesaggio, che sfuma dolcemente in lontananza nei colori azzurrini delle colline avvolte dalla foschia. La linea marcatrice delle acque del lago isola maggiormente la figura del Cristo, con un cerchio formato dalla Vergine e da san Giovanni.

 

7. Crocifissione Mond o Gavari di Raffaello

Capolavoro del Sanzio, quest’opera fu realizzata tra il 1502 e il 1502, per la chiesa di San Domenico a Città di Castello. Cristo è sulla croce, tra le rappresentazioni del sole e della luna, tra due angeli in volo che, con vasi, ne raccolgono il sangue che cola dalle ferite nelle mani e nel costato. Ai piedi della scena si vedono quattro santi, da sinistra Maria, san Girolamo, la Maddalena e Giovanni apostolo. Particolare rilievo ha Girolamo, a cui sono anche dedicate le storie della predella, poiché era il santo a cui era dedicato l’altare di destinazione dell’opera. Sullo sfondo si intravede una città, forse Firenze.

 

8. Cristo crocefisso di Diego Velázquez

Quest’opera, realizzata nel 1631 e conservata al Museo del Prado di Madrid, è carica di valore emotivo, spirituale e simbolico tipico dell’epoca. Essa fa parte di un gruppo di opere a tema religioso che il pittore dipinse dopo essere tornato dal soggiorno romano del 1629 per il convento delle Benedettine di San Placido a Madrid (periodo madrileno ma tema sivigliano). Una diceria popolare vuole che questo quadro fosse stato commissionato da Filippo IV come ex voto di penitenza per il suo amore sacrilego verso una giovane religiosa.

Nonostante il soggetto drammatico, il dipinto nella sua totalità infonde quasi un senso di serenità: a ciò contribuiscono le scarse gocce di sangue e i piedi appoggiati su una mensola; il corpo crocifisso rispetta i canoni classici. Una ciocca di capelli scende dalla corona di spine; si dice che il pittore, irritato, abbia realizzato velocemente questo ciuffo per coprire una parte del viso mal venuta. Alcuni studiosi credono che il volto sia in realtà quello dello zio di Velázquez.

 

 

9. Cristo Giallo di Paul Gauguin

Nell’estate del 1886, Paul Gauguin visitò il piccolo borgo di Pont-Aven, in Bretagna, dove rimase affascinato delle usanze e dai rituali locali. Dipinse numerose scene di vita contadina e della campagna, tra cui Il Cristo giallo. La figura di Cristo è posta su un crocifisso in una cappella vicino a Pont-Aven. La scelta del colore giallo vuole trasmettere le emozioni dell’artista in quell’isolata comunità di contadini della Bretagna. Il giallo collega anche Cristo al paesaggio, che si riferisce alla tradizione e alla spiritualità della vita bretone attraverso i secoli. Gauguin crea un parallelismo tra il ciclo agricolo e il ciclo religioso della vita cristiana: nascita, vita, morte e rinascita in Cielo. L’artista ha rotto le tradizionali vedute storiche della crocifissione di Cristo, per creare questa simbolica opera d’arte.

Cristo Giallo di Paul Gauguin

 10. La Crocifissione Bianca di Marc Chagall

Nella Crocifissione Bianca, il primo e più grande lavoro di Marc Chagall sul tema, viene sottolineata l’identità ebraica di Gesù in vari mod. Ha sostituito il perizoma tradizionale con uno scialle da preghiera, la sua corona di spine con un fazzoletto, e gli angeli del lutto che abitualmente lo circondano con tre patriarchi biblici e una matriarca, vestita in abiti tradizionali ebraici. Chagall stesso ha sostenuto che non si tratta affatto di un quadro cristiano. Le scene che circondano la Croce, un villaggio in frantumi, una sinagoga saccheggiata che brucia, raccontano il suo vero significato.

Collegando il Gesù martirizzato con eventi contemporanei, Chagall identifica i nazisti con i carnefici di Cristo e mette in guardia dalle implicazioni morali delle loro azioni. Chagall infatti dipinse la Crocifissione Bianca dopo la persecuzione degli ebrei nell’Europa centrale e orientale. Perciò l’intento dell’artista non era quello di raffigurare una scena reale, bensì un’evocazione della sofferenza attraverso l’uso di simboli ed immagini. Affascinante è la rappresentazione in alto di personaggi veterotestamentari che, vedendo cosa sta succedendo, piangono.

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