La Pietà

La Pietà di Michelangelo, un capolavoro eterno

La Pietà Vaticana è uno dei più grandi capolavori dell'arte occidentale, realizzata da Michelangelo Buonarroti quando aveva appena vent'anni
La Pietà Vaticana, l'opera massima dell'arte occidentale

MILANO – La Pietà Vaticana è una delle opere più belle nate dal genio di Michelangelo Buonarroti, che accettò l’incarico di eseguire la scultura quando aveva appena vent’anni. Un capolavoro eterno, simbolo della grande arte italiana del Cinquecento.

Da Caprese a Roma

Originario di Caprese (1475), in provincia di Arezzo, Michelangelo Buonarroti lasciò giovanissimo Firenze, per approdare a Roma nel 1946. Fu proprio in questa città che la sua carriera di artista poliedrico iniziò, e gli procurò il prestigio che oggi tutti noi conosciamo.

Formatosi dapprima nella bottega del Ghirlandaio a Firenze e nel giardino di San Marco (una sorta di accademia finanziata da Lorenzo de’ Medici), solo un anno dopo essere arrivato a Roma ricevette la sua prima commissione, grazie anche all’amicizia e alla collaborazione col banchiere Jacopo Galli. Si trattava proprio della Pietà Vaticana, realizzata tra il 1497 e il 1499, voluta dal cardinale francese Jean de Bilhères, destinata alla cappella di Santa Petronilla. Poco più che ventenne Michelangelo accettò l’incarico per realizzare quella scultura che sarebbe diventata il suo primo grande ed assoluto capolavoro.

La Pietà, il capolavoro di Michelangelo

Michelangelo impiegò 9 mesi per scegliere il blocco di marmo in cui scolpire la Pietà, e la scelta ricadde – non a caso – sul meraviglioso marmo bianco di Carrara. Il tema da rappresentare era quello biblico della Pietà, che tradizionalmente raffigura Maria mentre sorregge il corpo senza vita del figlio Gesù Cristo, dopo la sua passione e deposizione. L’iconografia scultorea su cui si fonda la rappresentazione artistica della Pietà ha origini nordiche, più precisamente si rifà ai Vesperbild tedeschi realizzati in legno. Rifacendosi a questa tradizione figurativa, Michelangelo inizia a modellare la sua Pietà inscrivendola in uno schema piramidale alto 174 cm,  largo 195 cm per una profondità totale di 0,69 cm.

L’abilità di Michelangelo

Ineguagliabile la morbidezza del panneggio del velo e della veste della Vergine Maria. La grazia e delicatezza con cui sorregge il corpo morto di Gesù Cristo rende perfettamente giustizia alla drammaticità del momento. Il corpo di Cristo è mollemente adagiato sulle gambe della Madonna con inusitata naturalezza, privo di alcuna rigidità, e lei rivolge su di lui lo sguardo da cui si evincono una pacata tristezza ed un silenzioso dolore. Un momento di toccante intimità e drammaticità raggiunge, grazie all’abilità di Michelangelo, uno straordinario impatto emotivo su chi osserva la statua.

In questo eterno contatto e dialogo silenzioso tra madre e figlio, le pesanti pieghe della veste della Vergine, seduta sulla sporgenza rocciosa del Monte Calvario generano forti effetti chiaroscurali che enfatizzano ancora di più il senso di drammaticità alla scena.

 

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Curiosità sulla Pietà

Questa scultura presenta alcuni dettagli davvero interessanti. Il primo riguarda il volto di Maria, ritenuto dagli esperti più giovane rispetto a come sarebbe dovuto essere. Il secondo riguarda le proporzioni del corpo di Gesù, che è più piccolo rispetto a quello della Madonna rendendo lo sorregga agevolmente. I critici pensano sia una rievocazione dell’infanzia di Gesù.

Il terzo riguarda lo scultore stesso: questa è infatti l’unica opera firmata dal Buonarroti. La firma si trova sulla fascia a tracolla che regge il manto della Vergine e riporta la scritta “Lo fece il fiorentino Michelangelo Buonarroti”. Il quarto dettaglio riguarda ancora Gesù: Egli infatti ha un dente incisivo in più. Secondo la simbologia religiosa del tempo sarebbe stato identificato come il “dente del peccato”, a simboleggiare l’assunzione di tutti i peccati del mondo compiuta da Cristo.

Lo sfregio e il restauro

Sfregiata il 21 maggio 1972, giorno di Pentecoste, la Pietà di Michelangelo subì seri danni: venne infatti colpita con 15 martellate spaccando il braccio sinistro e frantumando il gomito della vergine, mentre il suo naso era stato quasi distrutto, come anche le palpebre. Il restauro fu tempestivo e dopo un’accurata fase di studio fu prontamente attuato riutilizzando per quanto possibile i frammenti originali, oltre che un impasto a base di colla e polvere di marmo.

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