Il vero significato dell’Urlo di Edvard Munch

L'Urlo di Munch è uno dei quadri che hanno saputo interpretare meglio lo spirito del suo tempo. Ma qual è il suo vero significato nascosto dietro la tela?
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MILANO – Tutti conoscono il celebre dipinto de L’Urlo di Edvard Munch: molte volte l’opera d’arte è stata ripresa nella cultura di massa contribuendo alla sua fama e a quella del pittore espressionista. Edvard Munch dipinge questo quadro nel 1893, anno emblematico in questo caso, in quanto l’opera si fa portatrice di valori, o meglio del crollo di valori, che hanno segnato la fine del XIX secolo.

Descrizione

Su uno sfondo rosso sangue, che dà l’idea di sangue coagulato, si staglia un sentiero (e non un ponte come molti pensano) in salita sulla collina di Eckberg che sorge sopra la città di Oslo. In primo piano fermo sul sentiero c’è un uomo che emette un urlo acuto, talmente lancinante da deformare la sua figura e il paesaggio circostante: l’uomo infatti, in preda della sua stessa angoscia, perde gli attributi di essere umano diventando sempre più simile a un essere serpentiforme, senza capelli e senza spina dorsale. Munch per rappresentare l’uomo si ispira alle mummia colombiane. Il paesaggio è stravolto, è vorticante, dà le vertigini, il cielo è striato di rosso.  Il tutto suggerisce disarmonia e squilibrio.

Significato

Questo quadro di Munch rappresenta la crisi di fine Ottocento: dopo il Romanticismo e la fase del Positivismo, contrassegnata da un crescente benessere, da una forte fiducia nel futuro e nel progresso, da un miglioramento dello stile di vita, il mondo vive un crollo dei vecchi valori, in quanto le nuove scoperte rivelano un universo che prima non si conosceva, in primis la scoperta della psiche da parte di Sigmund Freud. In questo periodo l’uomo non sa più chi è perché non si riconosce lo stesso potere che aveva prima della Rivoluzione Industriale: l’uomo infatti diventa sempre più simile alle macchine, perdendo la propria essenza; inoltre, a causa del Colonialismo l’uomo occidentale scopre il diverso, mettendo in discussione il proprio modo di vivere. L’angoscia dell’uomo, che non sa più chi è, è rappresentata quindi molto bene da L’urlo di Munch. L’artista sente in prima persona questo malessere, tanto che il soggetto rappresentato è lo stesso Munch, come scrive nel suo diario: «Una sera passeggiavo per un sentiero, da una parte stava la città e sotto di me il fiordo… Mi fermai e guardai al di là del fiordo, il sole stava tramontando, le nuvole erano tinte di rosso sangue. Sentii un urlo attraversare la natura: mi sembrò quasi di udirlo. Dipinsi questo quadro, dipinsi le nuvole come sangue vero. I colori stavano urlando. Questo è diventato L’urlo.»
Questo quadro, per la sua forza emblematica e per l’angoscia che rappresenta e che sa comunicare, è molto ambito, tanto da essere rubato per ben due volte, il 12 febbraio 1994 e il 31 agosto 2006. Ora è possibile ammirarlo alla Galleria Nazionale di Oslo.

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