Arte e storia

“Il bacio” di Hayez, l’eterno ardore giovanile e il grande amore per la patria

"Il bacio" di Hayez nasconde dietro il languido amore dei due amanti, la storia del Risorgimento e dell'Unità d'Italia
"Il bacio" di Hayez, l'eterno ardore giovanile e il grande amore per la patria

MILANO – La magia di un’amore che si completa in un bacio, una storia di amanti sospesa tra un tempo tutto loro e un tempo reale, il mistero dell’identità dei due giovani che si snoda tra storia, letteratura ed immaginario comune, la delicatezza del sentimento amoroso minacciata da un’oscura ed inquietante ombra, la rappresentazione indefinita di un’epoca passata che però è allegoria di quella contemporanea, due Paesi alleati contro un nemico comune, l’Italia che si prepara per l’indipendenza. Tutto questo cos’è? “Il bacio” di Hayez.

Hayez, dall’800 alla cultura pop

Il bacio” di Francesco Hayez, pittore caposcuola del Romanticismo italiano, è ancora adesso, a 160 anni dalla sua realizzazione, una delle opere d’arte più amate ed apprezzate di tutti i tempi, nonché, come si userebbe dire oggi giorno, anche più “instagrammate“. Tra romantici turisti e seriali visitatori del dipinto, quest’opera è facile vedersi in giro per i social spesso affiancata da tenere coppie che tentano di emularla, oppure da attenti spettatori in silenziosa osservazione. Diventata ormai un’emblema della cultura pop, quest’opera è radicata nella storia non solo dell’arte, ma anche della pubblicità e del cinema. Abbiamo esempi celebri come la pubblicità del 1922 di Federico Seneca per Perugina, dove i due amanti sono sospesi in un cielo stellato; oppure “Il bacio” di Tamara de Lempicka dove invece sono vestiti con gli abiti del degli ani 20 e inseriti in un contesto urbano contemporaneo; per il cinema si ricorda lo storico bacio tra Alida Valli e Farley Granger nel film “Senso” del 1954 di Luchino Visconti; e ancora una rivisitazione contemporanea e in chiave ironica e digitale di Daniele Urgo intitolata “Il Bacio nel posto sbagliato al momento sbagliato“. Di che se ne dica, tutto ciò è positivo: quantomeno si veicolano il sapere e la cultura su mezzi alla portata di tutti, diffondendo così il bello dell’arte e la sua preziosità a livello sociale e, talvolta, morale (e non solo nel giorno di San Valentino). Ma sebbene questo sia uno dei dipinti più romantici e famosi di sempre, anch’esso nascone segreti, enigmi e curiosità che si snodano tra il tempo storico in cui è stato eseguito, tra i colori che lo animano e tra le figure che lo abitano.

Il contesto storico

Tutto l’800 Italiano è percorso da una forte tensione all’interno dello Stivale, specie in zone dove la continua pressione austriaca degli Asburgo fomenta il clima e la volontà di indipendenza del Paese da questo incessante dominio, vedendo così la nascita di società segrete quali la Carboneria e la Giovine Italia, con lo scopo di alimentare i valori d’indipendenza e di libertà dall’Austria. In questo contesto i territori italiani soggetti alle pressioni austriache, guidati dall’astuto Camillo Benso Conte di Cavour, vedono nella loro battaglia un alleato forte con un nemico comune: questo alleato era la Francia di Napoleone III. Seguirono quindi gli accordi segreti di Plombières stipulati tra Cavour e l’imperatore francese dando così il via alla seconda guerra d’indipendenza italiana e alla spedizione dei Mille. Gli Asburgo erano stati finalmente spodestati e pochi anni dopo, nel 1861, si proclamerà il Regno d’Italia e il Paese potrà dirsi finalmente unito. In questa cornice Francesco Hayez, pittore veneziano attivo a Milano, dipinge “Il bacio“, commissionato dal conte Alfonso Maria Visconti di Saliceto che ben sapeva del grande patriottismo dell’artistacapo della scuola di pittura storica, che il pensiero Nazionale reclamava in Italia” (come lo definirà anche Mazzini). Hayez quando eseguì “Il bacio. Episodio della giovinezza. Costumi del secolo XIV’” (titolo originale) doveva mascherare il vero scopo con cui lo realizzò, ossia rappresentare la segreta cospirazione contro il nemico asburgico. Eseguito nel 1859 (seguiranno poi una versione del 1961 e una del 1967) per la dimora Visconti, “Il bacio” venne poi trasferito, alla morte del conte nel 1886, alla Pinacoteca di Brera dove ancora oggi è conservato.

I colori del dipinto

Come ribadito, “Il bacio” è stato pensato da Hayez come un manifesto politico che rappresentasse lo spirito della società che stava animando il Paese. Italia e Francia erano pronti a ribellarsi all’Austria e Hayez doveva rappresentare questa alleanza senza però farsi scoprire dagli Asburgo. Ed è qui che l’astuto trucco dell’artista prende vita; ciò che infatti rappresenta l’unione tra Cavour e Napoleone III, sta nei brillanti colori, eredità della scuola di Tiziano Vecellio e Giorgione, che Hayez usa per le vesti dei due giovani amanti, tingendole di rosso, bianco e blu, ossia i colori della bandiera Francese, una sorta di omaggio all'”amico” alleato. Da notare è la straordinaria abilità del maestro veneziano nella rappresentazione realistica degli abiti, dei loro tessuti, i cui toni contrastano con la neutra parete di sfondo. Nelle versioni successive, i colori delle vesti cambieranno: nella versione del 1861 (la seconda) la donna vestirà di bianco in segno di omaggio all’unificazione italiana. A seguire, la quarta versione vedrà palesarsi l’omaggio all’Unità del Paese raffigurata dal manto verde e dalla calzamaglia rossa dell’uomo, uniti alla bianca veste della fanciulla, formando così i colori della bandiera italiana.

Ambientazione e mistero

In questo bacio senza fine, l’ambientazione in cui si svolge la scena è al quanto bizzarra. Ebbene sì, le figure interpretano la situazione ottocentesca dell’Italia, come abbiamo detto precedentemente, ma allo stesso tempo sono collocate in un borgo medievale e vestite con abiti del medioevo; questo per evitare di manifestare e rimandare apertamente agli eventi politici, storici e sociali del Risorgimento. Tuttavia, il luogo dove si svolge la scena è un magistrale esempio dell’eccellenza tecnica di Hayez che imposta prospetticamente l’ambiente sulle diagonali formate dai gradini, che sfociano nel punto di fuga dove un’altro mistero del quadro prende vita: ossia l’arco gotico in cui appare l’ombra di una figura che potrebbe essere apparentemente o minacciosa, o intenta a spiare i due amanti oppure una normale domestica.

Le identità dei due amanti

Sebbene il romanticismo pervada la scena, questa esula bene dal rappresentare semplicemente un’ardore giovanile. Abbiamo detto che lo sfondo politico del dipinto è la matrice di tutta l’opera e ciò si completa nelle figure che abitano la scena; e sebbene quella dei due amanti possa sembrare una fuga d’amore, un’incontro segreto con un bacio infinito che esiste solo nella sensualità, questa scena rappresenta più che altro un’addio. L’uomo tiene dolcemente tra le mani il capo dell’amata mentre lei gli si abbandona languidamente stringendolo per le spalle in una possente morsa, quasi per impedirgli di partire per la ribellione consapevole dei rischi a cui il giovane andrà incontro per il suo patriottismo. Le posizioni dei due innamorati rimandano quindi alla situazione dell’addio del volontario. Il corpo dell’uomo segue sinuosamente quello della donna fondendosi così in una passione travolgente e senza tempo, in uno straziante saluto. Il giovane, pronto per partire, si trova ora in una posizione dinamica con il piede sinistro che poggia su un gradino lasciando così emergere dal bruno mantello l’elsa di un pugnale, che lascia intuire la partenza per la patriottica battaglia contro l’Austria. “Il bacio“, quindi, è una grandiosa celebrazione dell’impetuoso amore giovanile connesso all’amore per la patria e all’impegno impegno politico e militare che qui si uniscono per dare forma ad un grande e simbolico dipinto, che esprime in maniera eccellente il fervore del Risorgimento e la rigogliosa stagione del Romanticismo italiano.

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