La citazione del giorno

“Il passato è passato, ma il presente…non può essere ignorato” di Walter Tobagi

Sono passati esattamente 40 anni dall'assassinio di Walter Tobagi per mano delle brigate rosse. Erano le 11 di mattina del 28 maggio 1980...
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Alle 11 di mattina del 28 maggio del 1980, cinque colpi di pistola uccisero Walter Tobagi. Il giornalista fu assassinato in un attentato terroristico perpetrato dalla Brigata XXVIII marzo, gruppo terroristico di estrema sinistra.
 
Il passato è passato, ma il presente, da cui dipende strettamente il futuro, non può essere ignorato. Quest’ignoranza rappresenta un vero pericolo.

L’impegno di Walter Tobagi

L’impegno maggiore di Tobagi era costituito dalle vicende del terrorismo fascista e di sinistra. Seguì con scrupolo tutte le intricate cronache legate alle bombe di piazza Fontana. Dalle “piste nere” che vedevano coinvolti Valpreda e l’anarchico Pinelli, fino all’assassinio del commissario Calabresi. Tobagi si interessò a lungo anche di un’altra vicenda misteriosa: la morte di Giangiacomo Feltrinelli su un traliccio a Segrate per l’esplosione di una bomba maldestramente preparata dallo stesso editore. Inoltre, si interessò alle prime iniziative militari delle Br, alla guerriglia urbana che provocava tumulti per le strade di Milano.

Perché fu assassinato

Sul perché fu assassinato il giornalista Giampaolo Pansa scrisse: “Tobagi sul tema del terrorismo non ha mai strillato. Però, pur nello sforzo di capire le retrovie e di non confondere i capi con i gregari era un avversario rigoroso. Il terrorismo era tutto il contrario della sua cristianità e del suo socialismo. Aveva capito che si trattava del tarlo più pericoloso per questo paese. E aveva capito che i terroristi giocavano per il re di Prussia. Tobagi sapeva che il terrorismo poteva annientare la nostra democrazia. Dunque, egli aveva capito più degli altri: era divenuto un obiettivo, soprattutto perché era stato capace di mettere la mano nella nuvola nera. Tobagi sapeva che il terrorismo poteva annientare la nostra democrazia. Dunque, egli aveva capito più degli altri: era divenuto un obiettivo, soprattutto perché era stato capace di mettere la mano nella nuvola nera”. 

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