L'aforisma del giorno

“Il destino è un’invenzione della gente fiacca e rassegnata” di Ignazio Silone

In occasione dell'anniversario di Ignazio Silone, autore di Fontamara, lo ricordiamo con una sua celebre frase ancora oggi attuale
“Il destino è un'invenzione della gente fiacca e rassegnata” di Ignazio Silone

Ignazio Silone, pseudonimo e poi, dagli anni sessanta, anche nome legale di Secondo Tranquilli è nato a Pescina il 1º maggio 1900 ed è scomparso a Ginevra il 22 agosto 1978. In occasione del suo anniversario, lo ricordiamo con una sua celebre frase.

“Il destino è un’invenzione della gente fiacca e rassegnata”

Ignazio Silone è stato uno scrittore, giornalista, politico, saggista e drammaturgo italiano. Annoverato tra gli intellettuali italiani più conosciuti e letti in Europa e nel mondo, il suo romanzo più celebre, Fontamara, emblematico per la denuncia della condizione di povertà, ingiustizia e oppressione sociale delle classi subalterne, è stato tradotto in innumerevoli lingue. Tra il 1946 e il 1963, Ignazio Silone ha ricevuto ben dieci candidature al Premio Nobel per la letteratura.

 

L’impegno di Ignazio Silone

Per molti anni esule antifascista all’estero, Ignazio Silone ha partecipato attivamente e in varie fasi alla vita politica italiana. Silone animò la vita culturale del paese nel dopoguerra. Privo di mezzi di sostentamento, Silone trova inaspettatamente una via d’uscita allo stato di prostrazione in cui è precipitato e che sarà la sua fortuna: la letteratura.

Il successo di Fontamara

Nel 1929-30 soggiorna in Svizzera, a Davos e a Ascona, nel 1931 trascorre buona parte dell’anno tra Davos e la residenza di Comologno “La Barca”. In pochi mesi scrive il suo capolavoro letterario: Fontamara. Si tratta di un immaginario paesino dell’Abruzzo, con luoghi presi dalla memoria dell’infanzia pescinese dell’autore. L’opera narra della vicenda di umili contadini, i “cafoni” appunto, in rivolta contro i “potenti” per un corso d’acqua deviato che irrigava le loro campagne. Il romanzo, che rappresenterà uno dei casi letterari del secolo, esce soltanto nel 1933 a Zurigo.

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