La citazione del giorno

“…anche se siamo diversi come due gocce d’acqua” di Wislawa Szymborska

La frase del giorno è tratta “Appello allo Yeti” di Wislawa Szymborska, raccolta pubblicata nel 1957
citazione wislawa szymborska

La citazione con cui vi proponiamo di iniziare la giornata è “Cercheremo un’armonia, sorridenti, fra le braccia, anche se siamo diversi come due gocce d’acqua” di Wislawa Szymborska, della quale oggi ricordiamo la nascita, avvenuta il 2 luglio febbraio 1923.

La colonna sonora di oggi è “Wislawa Szymborska” di Roberto Vecchioni

Wislawa Szymbroska

Wisława Szymborska è la più importante poetessa polacca mai esistita. Tra le più amate e apprezzate dal grande pubblico, le sue raccolte hanno raggiunto numeri di vendita incredibili, pari ai più importanti autori di prosa, nonostante la Szymborska abbia più volte ironizzato sul fatto che la poesia piace a non più di due lettori su mille.

Nata nel 1923 in una piccola città della Polonia occidentale, di nome Kornik, è cresciuta a Cracovia, dove ha studiato Lettere e Sociologia. Molto attiva nella vita culturale della città, collabora nel dopoguerra alla rivista “Walka” (Lotta), abbandona gli studi per problemi economici e inizia a lavorare come segretaria per una rivista di didattica e come illustratrice di libri. Dopo la pubblicazione delle sue prime raccolte, lavora come redattrice in diverse riviste polacche. La terza raccolta, “Appello allo Yeti” la consacra al grande pubblico e alla critica e, in seguito a numerosi premi e riconoscimenti, riceve il Premio Nobel per la Letteratura nel 1996.

“Appello allo Yeti”

È la terza raccolta poetica, pubblicata nel 1957, dopo l’esordio “Per questo viviamo” del 1952 e “Domande poste a me stessa” del 1954 che avevano riscosso un tiepido interesse da parte di critica e pubblico. Appello allo Yeti è il libro che consacra Wislawa Szymborska al successo letterario ed è la testimonianza della rinascita della poesia polacca dopo la morte di Stalin, avvenuta nel 1953, e la fine dello stalinismo. La poetessa ha ormai da anni perso la fede nel socialismo realista e da anni si dedica all’analisi e alla riflessione critica. Con un linguaggio poetico semplice e libero da schemi, la Szymborska riesce a raccontare la caduta del comunismo, lo Yeti che domina dall’alto la montagna, e la perdita dell’illusione verso una forma politica fino ad allora considerata perfetta.  

 “Nulla due volte”

La citazione di oggi è l’ultimo verso della poesia “Nulla due volte”. Grazie a una lingua semplice e a immagini nitide, la poetessa riesce a far emergere la sensibilità straordinaria che la contraddistingue. Il suo mondo, fatto di piccoli gesti, lunghi silenzi, osservazione e omaggi a grandi artisti,  mette a proprio agio il lettore e lo fa sentire parte della poesia, non solo spettatore.  

In questa poesia Wislawa Szymborska si concentra sull’unicità e irripetibilità di ogni evento che ci accade: sta succedendo adesso e mai più si ripeterà nella stessa forma e nella medesima maniera, ecco il motivo per cui è prezioso e non va dissipato il suo valore.

Se si riesce a dar peso e attenzione al momento, al qui e ora, allora è possibile sconfiggere la morte, fosse anche per pochi istanti. La morte, tema caro alla poetessa polacca, è  viva ed esiste anche in questa poesia, ma “deve passare, e passerà” ci dice la Szymborska, come a voler ribaltare l’idea che ne abbiamo, come a suggerire che si muore una volta sola ma si vive ogni giorno.

Tutta l’opera poetica di Wislawa Szymborska è un inno alla vita e alla fantasia, alla libertà e alla spontaneità, all’osservazione e all’umiltà, con cui bisogna guardare il mondo per poterne cogliere la profondità. A noi piace ricordarla con una frase che più di tutte racconta del suo talento e della sua straordinaria umanità: “Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte che ho dato.”

“Nulla due volte” 

Nulla due volte accade

Né accadrà. Per tal ragione

Nasciamo senza esperienza,

moriamo senza assuefazione.

 

Anche agli alunni più ottusi

Della scuola del pianeta

Di ripeter non è dato

Le stagioni del passato.

 

Non c’è giorno che ritorni,

non due notti uguali uguali,

né due baci somiglianti,

né due sguardi tali e quali.

 

Ieri, quando il tuo nome

Qualcuno ha pronunciato,

mi è parso che una rosa

sbocciasse sul selciato.

 

Oggi che stiamo insieme,

ho rivolto gli occhi altrove.

Una rosa? Ma cos’è?

Forse pietra, o forse fiore?

 

Perché tu, ora malvagia,

dai paura e incertezza?

Ci sei – perciò devi passare.

Passerai – e in ciò sta la bellezza.

 

Cercheremo un’armonia,

sorridenti, fra le braccia,

anche se siamo diversi

come due gocce d’acqua.

 

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