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Vittorio Sgarbi racconta ”Il Pordenone”, profeta del manierismo

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Sovrabbondante, incapace di stare nei tempi “stretti” della lezione, amante della parola e del gesto forte Vittorio Sgarbi con la sua lectio magistralis su Il tesoro d’Italia. Giovanni Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone e altri artisti friulani……

PORDENONE – Sovrabbondante, incapace di stare nei tempi “stretti” della lezione, amante della parola e del gesto forte Vittorio Sgarbi con la sua  lectio magistralis su  Il tesoro d’Italia. Giovanni Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone e altri artisti friulani, è l’unico autore che rischia di far saltare la catena degli incontri, protraendo ad libitum il suo intervento a Pordenonelegge.

 

LE MOSTRE DEDICATE – Inizia ricordando, tra aneddoti personali e non, le mostre fino ad oggi dedicate al Pordenone. La prima nel 1939, nel quarto centenario della morte del pittore, con un comitato organizzatore che vantava nomi come Giulio Carlo Argan e Roberto Longhi, si è svolta a Udine. La seconda si è invece tenuta in tempi più recenti a Villa Manin di Passariano nel 1983. “E’ tempo quindi – tuona Sgarbi – per una nuova e solenne da tenersi nella città omonima”.

 

GIOVANNI ANTONIO DE SACCHIS UN MANIERISTA – Il critico ferrarese  definisce Giovanni Antonio de Sacchis un profeta perché è  stato il primo manierista ante litteram. “ Manierismo – spiega il critico – è un parola che è nata come calco del tedesco manierismus e che indica il dipingere alla maniera di Michelangelo.  E’ Vasari nel 1541 appena arrivato a Venezia a parlarne.  Ma il Pordenone però era già  morto nel 1539”  Non solo. E’ il Vasari stesso ad informarci che il pittore non era mai stato a Roma e quindi non aveva mai visto i capolavori michelangioleschi.

 

LA FORMAZIONE DE IL PORDENONE – Formatosi sull’esempio dei pittori della scuola di Tolmezzo e di Pellegrino di San Daniele, il pittore pordenonese sciolse la durezza giovanile a contatto con le opere del Giorgione per poi volgersi verso uno stile più ampio e drammatico Tra il 1520 e il 1522, succeduto a G. Romanino, lavorò nel duomo di Cremona al ciclo della Passione che dipinse, in un incalzante schema compositivo, fondendo ricordi romani e suggestioni nordiche. Spirito eclettico, attinse a soluzioni diverse ispirandosi ancora al Correggio e al Parmigianino per gli affreschi in S. Maria di Campagna presso Piacenza o a Tiziano per alcune pale d’altare, delle quali rinnovò il tradizionale schema compositivo .

“Quindi  – spiega Sgarbi – sono Tiziano e Giorgione i riferimenti più utili per spiegare questo pittore e probabilmente durante il soggiorno a Mantova ebbe modo di entrare in contatto con Giulio Romano ovvero di conoscere sia pur indirettamente cosa stava succedendo nella capitale” In particolare è La tempesta di Giorgione il punto di partenza obbligato per un itinerario alla scoperta del Pordenone, passando poi attraverso Pellegrino da san Daniele, un mentore importante: fu presente più volte a Ferrara presso la corte estense tra il 1500 e il 1513, entrando al servizio di Ercole d’Este; ed è lui che, ritornato in Friuli, diffonde in loco le nuove conoscenze acquisite presso la corte estense unitamente alle invenzioni rinascimentali apprese. In lui però non c’è la dolcezza tipica di Bellini e della pittura veneziana contemporanea.

 

ACCENNI CHE ANTICIPANO CARAVAGGIO NELLE OPERE MAGGIORI – Le prime prove del Pordenone sono ancora acerbe, ma è già nel 1513 con la pala di Susegana che “il pittore – spiega Sgarbi – cita, senza averli mai visti,  il motivo dell’arco circolare interrotto presente in Raffaello e Giulio Romano per arrivare alla pala con la Madonna della Misericordia, dove mette insieme liturgia e divertimento , partendo da La tempesta di Giorgione ma ‘liberando’ il soggetto, la Madonna, che protegge il popolo piccolo . Il bambino è posto in braccio al padre , san Giuseppe, in una posizione premonitrice che ricorda quella della deposizione”. Da qui attraverso poi gli affreschi del duomo di Spilimbergo e della Cappella Malchiostro di Treviso arriva addirittura a sfumature caravaggesche con la pala di Cortemaggiore; Pordenone agisce sullo spazio dinamizzandolo con le posture dei personaggi che spesso si sovrammettono alle architetture dipinte dello sfondo, facendo percepire in questo modo l’idea di movimento e di vivacità̀ dell’azione . Un anticipatore profetico insomma , sia del Manierismo sia di Caravaggio.

Alessandra Pavan

22 settembre 2014

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Vittorio Sgarbi racconta ”Il Pordenone”, profeta del manierismo ultima modifica: 2014-09-22T00:00:00+00:00 da

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