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Aldo Dalla Vecchia, ”Nel mio libro, il racconto lieve dei grandi dolori e dei piccoli dettagli della vita quotidiana”

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”Il libro ‘Rosa Malcontenta’ l’ho amato da subito”, così Margherita Oggero, che di recente abbiamo avuto il piacere di intervistare, ha commentato questa lettura. Il romanzo di Aldo Dalla Vecchia, pubblicato da Sei Editrice, ha vinto l’ultima edizione del premio letterario per esordienti In Primis……

Lo scrittore e autore televisivo ci presenta il suo romanzo d’esordio vincitore del premio In Primis, “Rosa Malcontenta”,  di cui Margherita Oggero, membro della giuria, ha affermato: “Mi ricorda la scrittura di Natalia Ginzburg”
MILANO – “Il libro ‘Rosa Malcontenta’ l’ho amato da subito”, così Margherita Oggero, che di recente abbiamo avuto il piacere di intervistare, ha commentato questa lettura. Il romanzo di Aldo Dalla Vecchia, pubblicato da Sei Editrice, ha vinto l’ultima edizione del premio letterario per esordienti In Primis, patrocinato dalla Banca di Cherasco, della cui giuria Margherita Oggero faceva parte. “Ho capito subito che si trattava di un concorso serio, anche perché essendo un premio per esordienti era affrancato dalle ingerenze delle case editrici. Un bel complimento va dunque alla Banca di Cherasco, che con questa iniziativa ha voluto incentivare la creatività di chi ancora non fa parte dell’universo delle patrie lettere”, prosegue l’autrice. A lei lasciamo il compito di commentare la vittoria di Aldo Dalla Vecchia: “Anche alcuni altri erano testi di notevole spessore e notevoli capacità, ma questo aveva una marcia in più, nel senso che aveva raggiunto una già invidiabilissima capacità di tenere un tono. Quando ho iniziato a leggere questo libro ho immediatamente pensato alla magia della scrittura di Natalia Ginzburg: così piana, così apparentemente dimessa, e invece, in realtà, semplicemente sorvegliata all’estremo, capace poi di soffermarsi su aspetti di una quotidianità minuta. ‘Rosa Malcontenta’ mi ha fatto ricordare lo stile e la scelta di tono di questa scrittrice che amo molto. È un testo perfetto nella sua brevità, senza nessuna sbavatura.” Ce lo presenta qui l’autore, che a sua volta ha voluto esprimere i suoi ringraziamenti alla Banca di Cherasco per la bella iniziativa.
Com’è nata l’idea del libro? Ci racconta brevemente la storia della sua composizione?
Il libro è nato tanti anni fa, quando ero agli inizi della mia carriera televisiva, tra i 27 e i 29 anni. Mi ricordo che mi sono preso tre estati – quella del ’95 e poi le due successive – per prima idearlo, poi scriverlo e limarlo. L’idea è stata subito quella di fare un ritratto del Veneto della seconda metà del Novecento: la scelta della voce narrante, quella della protagonista, Rosa, è stata immediata. Il romanzo ha assunto una forma abbastanza chiara fin dagli inizi, l’ho riscritto poche volte – prima a penna, poi con la macchina da scrivere. Solo per l’ultima stesura ho utilizzato il mio primo computer. Non l’ho modificato sostanzialmente da una versione all’altra, nonostante l’avessi mandato a moltissime case editrici e in molti mi avessero risposto che andava allungato, che la storia era solo abbozzata, che i personaggi erano poco delineati. Io invece ho sempre creduto fermamente  che quella fosse la sua forma, e difatti oggi è stata stampata quella versione. Per molti anni comunque il romanzo è rimasto inedito: ne avevo già tratto una pièce teatrale, un monologo andato in scena l’anno scorso con un buon successo, che verrà riproposto quest’anno, ma non era ancora stato pubblicato. Casualmente a maggio 2012 mi sono imbattuto nel bando del concorso letterario In Primis – era tra l’altro l’ultimo giorno utile per presentare le proprie opere. Ho inviato subito il mio scritto. A settembre mi hanno comunicato che ero tra i quattro finalisti e a novembre che ero il vincitore. È stato un momento di grande felicità.
Come mai la scelta di una voce narrante femminile?
La protagonista ce l’avevo ben chiara e non volevo narrare la sua storia in terza persona, perché temevo che risultasse troppo impersonale. Ho deciso allora di calarmi nella testa di Rosa Malcontenta e di raccontare dal suo punto di vista.
La morte è un tema molto presente nel libro, eppure il tono con cui viene affrontata non è mai quello della disperazione. L’impressione è quella di un dolore composto. Si tratta di una precisa scelta stilistica?
Più che altro io tentavo di scrivere mettendomi nei panni della protagonista, e lei elenca i suoi morti – la morte purtroppo è una realtà che fa parte della vita quotidiana di tutti noi – diversi anni dopo aver perso quelle persone. Credo che nella sua testa loro facciano ormai parte del suo vissuto: il dolore con il tempo si è un po’ attenuato. Penso inoltre che questo carattere sia tipico del modo di essere della protagonista: i fatti dolorosi e gravi  li racconta soltanto in maniera accennata e lieve, mentre si sofferma di più sui dettagli, sulle cose più piccole. Penso che si tratti di una mentalità di quell’epoca e di quei luoghi, del Veneto degli anni del boom economico. 
È anche un romanzo sulla fragilità umana, incarnata da diversi personaggi…
È vero, è un romanzo anche sulla fragilità, che è un aspetto che credo ci accomuni un po’ tutti. In particolare qui la vediamo nel personaggio di Adri, il figlio maggiore di Rosa. Tra loro c’è un rapporto molto delicato e speciale, un rapporto tra madre e figlio molto tenero, affettuoso e simbiotico. 
C’è qualche lettura in particolare che l’ha influenzata per scrivere questo romanzo?
Per fortuna io leggo migliaia di libri: non so più dove metterli a casa mia. Ci sono moltissime letture che dovrei citare, anche se non credo che ce ne sia qualcuna che mi abbia influenzato nello specifico per questo romanzo. Potrei dire invece quelli che sono i miei autori preferiti, che leggo e rileggo a distanza di anni e mi influenzano nella vita. L’autore che in assoluto amo di più è Simenon, sia i romanzi di Maigret sia gli altri: sto imparando il francese solo per poter leggere i suoi libri in lingua originale. Mi piacciono poi molto un’altra autrice francese, Colette, e gli autori veneti, per esempio Goffredo Parise. In realtà ho gusti abbastanza eterogenei, le mia passione più grande oltre a scrivere è proprio leggere, fin da quando da bambino divoravo fumetti – sia quelli per la mia età, sia quelli per adulti, come “Il Monello”, “Intrepido”, “Diabolik”, “Tex”. Sono un lettore onnivoro, spendo tutti i miei soldi in libreria, sia per acquistare le novità, sia per i grandi classici. Recentemente ho riletto “Il conte di Montecristo”, grande scuola di letteratura e di vita, e un altro che rileggo periodicamente sono “I promessi sposi”: purtroppo a scuola ce l’hanno fatto odiare, ma si tratta di un romanzo magistrale.
14 aprile 2013
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Aldo Dalla Vecchia, ”Nel mio libro, il racconto lieve dei grandi dolori e dei piccoli dettagli della vita quotidiana” ultima modifica: 2013-04-14T00:00:00+00:00 da

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