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In ”Fratello Fiume”, la fotografia di Giulio di Sturco racconta il Gange tra uomo e natura

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Dopo le monografiche di Edward Burtynsky e Ragnar Axelsson, il Centro Culturale di Milano (via Zebedia, 2) affida il terzo capitolo della trilogia dedicata alla relazione complessa tra uomo e ambiente a una delle voci più rappresentative del reportage italiano. In una mostra dal titolo ”Fratello Fiume……

Il Centro Culturale di Milano ospita per la prima volta in questa città e fino al 28 febbraio 2013 le immagini del giovane fotografo italiano Giulio di Sturco

MILANO – Dopo le monografiche di Edward Burtynsky e Ragnar Axelsson, il Centro Culturale di Milano (via Zebedia, 2) affida il terzo capitolo della trilogia dedicata alla relazione complessa tra uomo e ambiente a una delle voci più rappresentative del reportage italiano. In una mostra dal titolo “Fratello Fiume. Lo scorrere delle acque nel destino dell’uomo”, il fotografo italiano Giulio Di Sturco – già vincitore del World Press Photo Award, categoria Arts and Entertainment, nel 2008 e di altri importanti riconoscimenti quali il Sony World Photography Award – espone per la prima volta a Milano 40 immagini frutto della ricerca fotografica condotta sul Gange e su altri fiumi del continente indiano. La mostra, in esposizione fino al 28 febbraio 2013, sarà accompagnata da un volume della collana I Quaderni del CMC, pubblicato da Admira Edizioni, con testi di Enrica Viganò, di Fabrice Hadjadj e un’intervista della curatrice a Giulio Di Sturco.

L’UOMO E IL FIUME – “Fratello Fiume” è il risultato di una ricerca fotografica condotta da Giulio Di Sturco sul contesto umano e naturale del Gange e dei suoi affluenti. Le 40 immagini esposte rivelano la sua grande capacità nel cogliere l’umanità e il suo legame col mondo, intesi come simbiosi quasi fraterna con le persone che abitano sulle sue sponde, con il suo destino, con i fatti di cui è vittima o protagonista. Dal suo lavoro emerge il destino del fiume e, nel contempo, il rapporto degli uomini con esso, sia quello di irresponsabilità che segnala un’estraneità, sia quello di accoglienza della sua forza che ne rivela il senso profondo della vita. “Il Gange – spiega il giovane fotografo – è un esempio lampante della contraddizione irrisolta tra l’uomo e l’ambiente. È un fiume intimamente connesso con ogni singolo aspetto della vita degli Indiani. È fonte di acqua, energia e sostentamento per milioni di individui che abitano lungo le rive di questo fiume che, grazie alle terre fertili che irriga, fornisce cibo a più di un terzo della popolazione indiana. Il suo ecosistema, inoltre, include tra le più numerose e varie specie animali e vegetali. Nonostante ciò ad oggi è uno dei fiumi più inquinati al mondo a causa dei rifiuti tossici che ogni giorno le fabbriche riversano nelle sue acque, danneggiando la salute dell’uomo e intossicando l’ambiente che lo circonda”.

IMMAGINI EMBLEMATICHE
– Come afferma Enrica Viganò, “La rapida e brillante carriera di Giulio Di Sturco si spiega con la sua straordinaria capacità di cogliere l’essenza delle storie che racconta. Il suo stile raffinato traduce la realtà in immagini emblematiche, che si fanno portavoce di situazioni vere e sentimenti profondi imprimendosi nella memoria di tutti noi”. Suggerisce inoltre il direttore del CMC, Camillo Fornasieri: “La mostra raccoglie una cifra poetica di questo giovane autore che fa tornare attuali, da tempi e regioni diverse, ma con la medesima ontologia, i fiumi di Ungaretti, il Gange di “The waste Land” di T. S. Eliot, la memoria, la piccolezza e grandezza dell’uomo, e mette in luce non già la sola capacità di homo faber, ma il cuore, capace cioè di abitare il mondo secondo un senso e il proprio destino”.

2 dicembre 2012

In ”Fratello Fiume”, la fotografia di Giulio di Sturco racconta il Gange tra uomo e natura ultima modifica: 2012-12-02T00:00:00+00:00 da

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