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Costanza Miriano, ”Per orientarmi nella selva di titoli pubblicati mi affido al mio libraio”

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I criteri in base a cui un libro viene recensito sui giornali probabilmente non sempre sono criteri di valore, meglio seguire i consigli del proprio libraio di fiducia. Ad affermarlo è la giornalista e scrittrice Costanza Miriano. Dopo il primo libro, ”Sposati e sii sottomessa”, Costanza torna a vestire i panni di autrice con ”Sposala e muori per lei”, recentemente uscito per Sonzogno……

La giornalista e autrice parla del suo nuovo libro, del suo inaspettato successo come autrice, di amore e letture
MILANO – I criteri in base a cui un libro viene recensito sui giornali probabilmente non sempre sono criteri di valore, meglio seguire i consigli del proprio libraio di fiducia. Ad affermarlo è la giornalista e scrittrice Costanza Miriano. Dopo il primo libro, “Sposati e sii sottomessa”, Costanza torna a vestire i panni di autrice con “Sposala e muori per lei”, recentemente uscito per Sonzogno
Il suo libro “Sposala e muori per lei”, uscito il 19 settembre, segue il successo di “Sposati e sii sottomessa”. Da dove nasce l’idea di scrivere questa sorta di prontuari per la vita matrimoniale? Si aspettava che il suo primo libro incontrasse il favore di pubblico che ha avuto? 
Scusi, conosce qualche donna a cui non piaccia dare consigli in amore? Pensavo di avere fatto quello che fanno abitualmente tutte le mie simili, e no, certo, non mi aspettavo assolutamente questo successo. Tra l’altro credo di dire molte cose di buon senso, e altre che le persone con la mia formazione – cattolica – dovrebbero già sapere. Solo che le ho dette in modo divertente. E in più un ripasso dei fondamentali ogni tanto ci vuole, per chi li ha dimenticati, mentre per chi li vive è un conforto sapere di non essere sola. Per molte persone, invece – ho scoperto – le mie sono state vere e proprie rivelazioni, ricette magiche che hanno cambiato, ribaltato interi matrimoni. 
I romanzi rosa stanno riscuotendo un grande successo in questo periodo: il caso letterario dell’estate è stata la trilogia delle “Cinquanta sfumature”. Secondo lei perché questo genere di storie piace così tanto? Perché le donne si rifugiano nel sogno dell’amore impossibile, quello soltanto immaginato?
Le donne nell’amore immaginato, gli uomini davanti al computer o in stato catatonico davanti a qualche altro tipo di schermo. Sono due modi per sfuggire alla realtà. Perché l’amore vero è anche faticoso, la realtà ci rompe sempre un po’ le scatole. Però farci i conti è appassionante e meraviglioso. Quando, nonostante i momenti di dubbio, si investe tenacemente sulla persona che si ha accanto, cercando di migliorare se stessi e non lui o lei, ci si ritrova quasi “casualmente” o, come scrivo, preterintenzionalmente, ad amarla, l’altra persona, molto di più che agli inizi, quando il cuore ci batteva forte perché ci aspettava sotto casa.
Il suo libro tratta argomenti più concreti, riflettendo su cosa significhi stare insieme nella vita di tutti i giorni. Secondo lei la coppia e la famiglia stanno vivendo un momento di difficoltà nella società contemporanea? Qual è l’ideale d’amore e di vita a due che si insegue oggi?
La crisi della coppia e della famiglia è sotto gli occhi di tutti. Direi che una volta caduti quei vincoli rigidi che per generazioni hanno retto la struttura familiare, facendo sì che andasse avanti sempre e comunque, oggi le emozioni, la spontaneità, le pulsioni e i difetti hanno carta bianca, si esprimono liberamente. Senza quell’esoscheletro che costringeva a reprimerli tutto sembra crollare. Ma io penso che non sia necessariamente un male. Mi spiego: se una famiglia si rompe è comunque e sempre un male. Non aderisco alla teoria più in voga, che vuole che comunque i figli si riprendano e che siano belle le famiglie allargate. È una ferita e lo è per tutti, soprattutto per i bambini incolpevoli. Ma oggi che non siamo più obbligati a stare insieme per convenzione sociale, forse siamo liberi di starci per scelta, perché il cuore e la ragione ci dicono che è un bene, che il nostro cuore è ingannevole, che non sempre va seguito e assecondato, che la famiglia è un lavoro duro ma appassionante, in cui ci si seduce e si ride e ci si diverte e ci si ama davvero, e l’amore senza qualche graffio e fatica e ammaccatura non esiste.
Come giudica il panorama editoriale italiano? L’offerta del mercato sa corrispondere ai bisogni del pubblico o ci vorrebbero libri più vicini alla realtà delle persone?
Non sono esperta ma da lettrice dico che si pubblica troppo, e testi di scarsa qualità. La maggior parte dei libri andrebbero bene come rotoloni in cucina, per me. Non credo che sia un problema di essere vicini alla realtà delle persone, ma di libri scritti bene o male. È un fatto prima di tutto di buona o cattiva scrittura, e non mi arrischio a usare la parola letteratura, o arte, perché penso che le vette siano di pochi, pochissimi.
A quali strumenti ci si può affidare per orientarsi nella selva di titoli pubblicati ogni anno? In base alla sua esperienze di giornalista, i media danno abbastanza spazio ai libri e possono aiutarci a scegliere le nostre letture? 
Vista la selva di titoli pubblicati quotidianamente mi sembra che i mezzi di comunicazione abbiano un ruolo davvero importante, anche se purtroppo non so se i criteri in base a cui un’opera viene recensita siano sempre criteri di valore. Io lavoro al tg3, che non si occupa di libri, ma credo che nei giornali contino le pressioni delle case editrici e altri meccanismi che hanno poco a che vedere con la qualità del libro. Chissà quanti buoni libri passano nel silenzio, mentre tanti dei più venduti sono davvero scarsissimi. Nel mio caso ha funzionato molto il passaparola, tanto è vero che il mio primo libro era sempre introvabile nelle librerie, e posizionato nei settori più assurdi: umorismo, sociologia, cucina, psicologia… Il fatto che non sia incasellabile in realtà mi fa piacere. Tante persone però si sono passate la voce, mi sono arrivate foto di lettrici che ne hanno comprate dieci, venti, cinquanta copie addirittura, e le hanno distribuite a tutte le amiche, zie, parenti fino al nono grado. Un altro criterio buono sarebbe il consiglio del libraio, e per questo mi dispiace che tenda a prevalere la grande distribuzione: come sarebbe possibile, poi, essere accolti come capita a me nella mia libreria di quartiere con un sorriso complice e un consiglio quasi segreto di un libro meraviglioso, che “questo proprio non te lo puoi perdere…”?
 
14 ottobre 2012 
Costanza Miriano, ”Per orientarmi nella selva di titoli pubblicati mi affido al mio libraio” ultima modifica: 2012-10-13T00:00:00+00:00 da

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