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Susanna Tamaro, “Dobbiamo tornare a lasciarci stupire dalla vita”

Susanna Tamaro, "Dobbiamo tornare a lasciarci stupire dalla vita"

Nel suo ultimo libro, “La Tigre e l’Acrobata” (La nave di Teseo), Susanna Tamaro si è cimentata col genere della favola…

TORINO – In un mondo veloce e caotico come quello di oggi rischiamo di perdere la capacità di osservare le persone e la realtà intorno a noi, la possibilità di lasciarci stupire dalla sua straordinarietà, sia nel bene che nel male. Le città sono magmatiche, tanto che sempre più persone sentono l’istinto di scappare nel tentativo di ritrovare un più sereno rapporto con sé stessi e la natura, come ben racconta Paolo Cognetti ne “Le otto montagne”. Forse abbiamo bisogno di narrazioni potenti che trattino i grandi temi della vita, quei temi che sempre più spesso, spaventati, tentiamo a tutti i costi di evitare. Susanna Tamaro invece non ha paura di affondarci le mani (e la penna), lei che vive in una fattoria in Umbria, lavora con gli animali e scrive romanzi.

LA TIGRE – Nel suo ultimo libro, “La Tigre e l’Acrobata” (La nave di Teseo), l’autrice di “Va dove ti porta il cuore” si è cimentata col genere della favola, “una delle più possenti forme di narrazione che ci siano”, come ha detto durante l’incontro che si è tenuto oggi a Torino, al Salone internazionale del libro, nel quale ha dialogato con Paola Mastrocola. Una favola che si rivolge a tutti e che ognuno legge al livello di profondità che desidera. Al centro della storia c’è una tigre che non si accontenta di essere una tigre e vuole pensare: è curiosa, fa molte domande, mette in discussione quello che la natura le offre e che i suoi simili semplicemente accettano. Piano piano impara a staccarsi da sua madre e a viaggiare da sola, fino a quando non si avventura fuori dai confini della Taiga dove ha sempre vissuto e dove le altre tigri passeranno l’arco intero della loro esistenza. È naturale che finisca per incontrare l’uomo: vuole conoscerlo anche se le hanno detto di stare attenta.

LA METAFORA – “Si tratta di un libro sul mistero del mondo e della vita e sul fatto che bisogna accettare il mistero e non chiarirlo”, ha detto Paola Mastrocola, “un pensiero molto controcorrente, considerando il fatto che viviamo in un’era di neopositivismo, in cui si vuole misurare e vendere qualsiasi cosa”. “Con questo libro volevo riportare al centro del discorso la poesia e la complessità della vita”, ha spiegato Susanna Tamaro. Fondamentale per questo lavoro è la metafora, uno dei pilastri della letteratura. “Ciò che ti rimane di un libro non è la storia ma la metafora – ha raccontato l’autrice – e per poter scrivere metafore bisogna essere molto solitari ed essere in grado di ascoltare e osservare, la metafora richiede un ritmo interiore ottocentesco”. Occorre, sembra dire la Tamaro, una spiritualità che non ha per forza a che fare con la religione: “Essere spirituali vuol dire avere la capacità di emozionarsi perché la vita è straordinaria, nel bene e nel male. Abbiamo bisogno della bellezza, della bella musica, abbiamo bisogno di ritrovare noi stessi”.

CACCIANDO IL SOLE – La tigre, per esempio, non ama andare a caccia, tant’è che caccia il minimo indispensabile. A un certo punto, però, gli viene l’idea di cacciare il sole, inseguendolo a oriente, così corre e corre: non sa che non lo prende mai. “Questo è un libro sulla libertà di essere ciò che vogliamo, di seguire quello che siamo, quello che vogliamo veramente – spiega l’autrice – come in fondo fa questa tigre, che non va a caccia di altri animali come vorrebbero i suoi simili ma del sole, poco importa se non lo prenderà mai”.

Susanna Tamaro, “Dobbiamo tornare a lasciarci stupire dalla vita” ultima modifica: 2017-05-19T19:03:09+00:00 da francesca

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