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Sanremo, le 10 canzoni più poetiche della storia del Festival

Sanremo, le 10 canzoni più poetiche della storia del Festival

Da Luigi Tenco a Lucio Dalla, da Mia Martini a Vasco Rossi, gli autori che hanno partecipato a Sanremo hanno saputo fare breccia nei cuori delle persone…

MILANO – E’ iniziata ieri la 68° edizione di Sanremo, il Festival della canzone italiana. Un Festival storico che ha visto salire sul suo palco alcuni dei più amati artisti italiani. Da Luigi Tenco a Lucio Dalla, da Mia Martini a Sergio Endrigo, gli autori che hanno partecipato al concorso hanno saputo fare breccia nei cuori delle persone, con canzoni che in molti casi possono essere considerate poesie. Abbiamo chiesto in un sondaggio quali sono le canzoni che hanno partecipato a Sanremo che possiamo considerare poesia. Ecco i brani più citati.

 

“Canzone per te” di Sergio Endrigo (Sanremo 1968)

“Canzone per te” è una canzone scritta da da Luis Bacalov, Sergio Bardotti e Sergio Endrigo che la porterà sul palco dell’Ariston nel 1968 aggiudicandosi la vittoria. Il testo narra di un amore talmente bello che non riesce a finire. Si desidera che il dolore per la fine di questo amore possa cessare e che entrambi gli innamorati tornino a voler bene ad un’altra persona: “Chissà se finirà/Se un nuovo sogno la mia mano prenderà/Se a un’altra io dirò/le cose che dicevo a te”

 

“Ciao amore, ciao” di Luigi Tenco (Sanremo 1967)

“Ciao amore, ciao” è una canzone scritta dal cantautore italiano Luigi Tenco ed interpretata (in versioni separate) dallo stesso Tenco e da Dalida al Festival di Sanremo del 1967. Il 27 gennaio 1967, dopo l’esclusione del brano dalla finale del Festival, Tenco si è suicidato. “Ciao amore, ciao” è una canzone d’amore che non si esime dalla critica sociale. Protagonista è una persona che, stanca della vita di campagna, parte per la città nel tentativo di realizzare i propri sogni.

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“Che sia benedetta” di Fiorella Mannoia (Sanremo 2017)

“Che sia benedetta” è un brano musicale interpretato dalla cantante italiana Fiorella Mannoia, che è arrivata al secondo posto nella 67ª edizione del Festival di Sanremo. Il testo della canzone, che sa emozionare e far riflettere è un vero e proprio inno alla vita che, sebbene possa talvolta apparire “assurda, complessa o incoerente” resta comunque perfetta. La sfida è quella di provare a rinascere ogni giorno per iniziare un nuovo viaggio nonostante le sfide quotidiane della vita che possono essere senso di frustazione quotidiano.

 

“4 marzo 1943” di Lucio Dalla (Sanremo 1971)

Scritto da Paola Pallottino e Lucio Dalla, “4 marzo 1943” è una canzone presentata a Sanremo nel 1971, dove raggiunge la terza posizione. La canzone racconta la storia di una ragazza madre che ha un figlio con un soldato alleato, morto poco dopo il concepimento, “Così lei restò sola nella stanza, la stanza sul porto, con l’unico vestito ogni giorno più corto…”

 

“Quello che le donne non dicono” di Fiorella Mannoia (Sanremo 1987)

“Quello che le donne non dicono” è una delle canzoni più celebri di Fiorella Mannoia. Scritta da Enrico Ruggeri e da Luigi Schiavone, fu cantata dalla Mannoia al Festival di Sanremo 1987, vincendo il Premio della Critica e rimanendo nella Hit parade per molte settimane.Le protagoniste della canzone sono tutte quelle donne che vivono di ricordi e vecchi amori. Nel loro vivere la quotidianità non perdono mai la speranza nel trovare la persona giusta che le potrà capire e stare al loro fianco nei momenti più bui. A emergere nel testo è anche

 

“Almeno tu nell’universo” di Mia Martini (Sanremo 1989)

Scritta da Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio nel 1972, rimase inedita finché non la incise Mia Martini per portarla nel 1989 a Sanremo, dove ha ottenuto il Premio della Critica. “Almeno tu nell’universo” è una lettera d’amore rivolta a un destinatario non meglio precisato, in cui vengono denunciati alcuni aspetti negativi della società. Sotto accusa principalmente è l’incoerenza della gente, incapace di interessarsi delle persone che hanno attorno, e l’ipocrisia. “Sai- canta Mia Martini – la gente è strana prima si odia e poi si ama. Cambia idea improvvisamente, prima la verità poi mentirà lui senza serietà come fosse niente…

 

“Ti regalerò una rosa” di Simone Cristicchi (Sanremo 2007)

Con “Ti regalerò una rosa”, Simone Cristicchi ha vinto Sanremo nel 2007. Il brano è una lettera che Antonio (affetto da problemi psichiatrici) scrive alla sua amata Margherita dal buio manicomio in cui è rinchiuso, luogo che in passato ha ospitato anche lei. Ma anche in questo ambiente così arido – come da un terreno morto sa nascere una rosa – nasce un amore. Ed è proprio l’amore ad aver fatto sentire vivo Antonio. “Dei miei ricordi sarai l’ultimo a sfumare / Eri come un angelo legato ad un termosifone / Nonostante tutto io ti aspetto ancora / E se chiudo gli occhi sento la tua mano che mi sfiora…

 

“Chiamami ancora amore” di Roberto Vecchioni (Sanremo 2011)

Scritto e interpretato da Roberto Vecchioni, “Chiamami ancora amore” ha vinto Sanremo nel 2011. In un’intervista rilasciata a “Il Sole 24 Ore“, Roberto Vecchio ha detto che si tratta di “un tipo di brano che io classifico tra quelli all’italiana: grande sentimento, grande forza di inciso che dovrebbe prendere le emozioni di tutti e sotto un messaggio che sia trasversale, ma di valori. Non parlerò di me, o solo larvatamente. È una canzone molto attuale che parla di cose di oggi, di situazioni di oggi e soprattutto di speranza. Questo sì. Speranza”. Ed è vero, di speranza è ricca la canzone: “chiamami sempre amore che questa maledetta notte dovrà pur finire perché la riempiremo noi da qui di musica e di parole…

 

 

 

Sanremo, le 10 canzoni più poetiche della storia del Festival ultima modifica: 2018-02-07T09:45:02+00:00 da francesca

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