In evidenza

Perché “Volare” di Domenico Modugno è da considerarsi poesia

Perché "Volare" di Domenico Modugno è da considerarsi poesia

Volare finalmente liberi nel cielo azzurro e da lì godersi la visione del mondo rimpicciolito. Un sogno che si materializza con la magistrale interpretazione di Modugno…

MILANO – E’ il 1958 quando Domenico Modugno sale sul palco dell’ Ariston di Sanremo per lasciare stupefatti migliaia di italiani sulle note di “Nel blu dipinto di blu” , ribattezzata poi a furor di popolo come “Volare“. Un brano nato quasi per caso, in una giornata romana del luglio 1957, nata dall’intuizione di Franco Migliacci e Modugno, i due autori del testo. Fu proprio Migliacci ad avere l’improvvisa ispirazione dopo essersi svegliato ancora frastornato dalla sbronza di quel giorno. La prima cosa che vide davanti ai suoi occhi al risveglio, fu il quadro di Chagall “Le coq rouge dans la nuit”, appeso a una parete della sua casa. L’opera raffigurava un uomo che volava e una figura dipinta di blu. Furono queste immagini a fargli buttare giù parte del testo: «Di blu mi sono dipinto / di blu mi sono vestito / per intonarmi al cielo / lassù nel firmamento / volare verso il sole». Con Modugno continuò a lavorare al testo per mesi al quale venne in mente il celebre ritornello una mattina a casa sua, quando un colpo di vento spalancò la sua finestra e lui si alzò per chiuderla. Guardando fuori, istintivamente gli venne di gridare: «Volare!». Capì subito che era ciò che ci voleva per il ritornello della sua canzone.

La materializzazione di un sogno

“Penso che un sogno così non ritorni mai più”. E’ questa la frase che dà inizio a un sogno, come dichiareranno successivamente i due autori. Ed è proprio questo incipt a dare inizio a quella visione onirica di un uomo che, confondendosi con il colore del cielo e che allo stesso potrebbe ricordare gli occhi della sua amata, sfocia in un volo di libertà che Modugno enfatizza con l’apertura delle braccia al ritornello “Volare oh oh”. Un testo scritto a detta di Migliacci, in seguito a un incubo avvenuto quando soffriva a causa di alcune pene amorose e che per questo hanno indotto anche a pensare che quel volo immaginato potesse essere una inconscia volontà di farla finita.

LEGGI ANCHE: Sanremo, le 10 canzoni più poetiche della storia del Festival

Il sogno dell’infanzia

Volare finalmente liberi e oltre il sole nel cielo azzurro e da lì godersi la visione del mondo rimpicciolito. Una parte del testo, questa, che materializza quel sogno d’infanzia al quale si aggiungono il vento e due occhi blu. Oltre alla grandezza del significato, ciò che conferisce ulteriore poeticità al testo, è la quasi “rivoluzionaria” interpretazione di Modugno. Che il testo sia originale e azzardato è già cosa chiara ma a questa si aggiunge l’enfasi di un Modugno libero e spensierato sul palco dell’ Ariston. Per la prima volta qualcuno spezza gli statici canoni di interpretazione della canzone italiana e accompagna i versi del testo con dei gesti, quasi recitandoli. Il risultato è un pubblico in visibilio che insieme ai giornalisti e ai critici vede tirar fuori fazzoletti bianchi agitati come in una liberazione collettiva. E’ da questo momento che nasce il mito di “Mister Volare”, alla cui rivoluzione si avvicineranno altri cantanti a partire da quegli anni cinquanta.

 

 

Perché “Volare” di Domenico Modugno è da considerarsi poesia ultima modifica: 2018-02-07T11:30:58+00:00 da Salvatore Galeone

© Riproduzione Riservata
Tags