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Perché “Caruso” di Lucio Dalla è da considerarsi poesia

Perché "Caruso" di Lucio Dalla è da considerarsi poesia

Cinque anni fa ci lasciava Lucio Dalla. Per ricordarlo vi parliamo di “Caruso”, una delle sue canzoni più belle. Cosa l’ha ispirata? Cosa racconta?…

MILANO – In una giornata di sole dei primi anni ’80 Lucio Dalla sta per partire in barca per Capri ma rimane bloccato a Sorrento a causa di un guasto all’imbarcazione. In attesa di poter mettersi in mare alloggia all’Hotel Vittoria, nella suite “Caruso”, dove il celebre tenore ha trascorso gli ultimi mesi della sua vita. Parlando col proprietario dell’albergo viene a conoscenza di storie e di parecchi aneddoti sulla vita di Enrico Caruso. Proprio in quella camera il tenore dava lezioni di canto a una giovane ragazza di cui si era innamorato. Affascinato dalla scoperta, Dalla decide di raccontare in una canzone questa storia, componendola sul pianoforte – ormai scordato – che suonava lo stesso Caruso.

L’INTIMITA’ DI UNA POESIA – In questa canzone, uscita nel 1986, Lucio Dalla ci racconta una storia intima, fatta di passioni e malinconia, di amore e solitudine. “Qui dove il mare luccica e tira forte il vento su una vecchia terrazza davanti al golfo di Surriento“, canta Lucio, che con poche e semplici parole riesce a trasportarci a Sorrento e a restituirci le suggestioni del luogo. Poi introduce il tema sentimentale, l’abbraccio tra l’uomo e la ragazza, e il canto di passione: “te voglio bene assaje ma tanto, tanto bene sai, è una catena ormai che scioglie il sangue dint’è vene, sai“. Quello che canta Lucio è un amore diventato forte e resistente come una catena, una catena che non fa male ma bene, perché i sentimenti ispirati dalla ragazza nell’uomo “sciolgono il sangue nelle vene”, fanno bene al tutto corpo. La bellezza di questo brano, come quella della più grande poesia, sta nella capacità di raccontare un sentimento e nel provocare in noi che ascoltiamo, leggiamo e cantiamo sentimenti analoghi, della stessa intensità ma alimentati dalla somma delle nostre esperienze personali, dei nostri incontri, dei nostri amori.

L’AMORE CHE SMASCHERA – “Vide le luci in mezzo al mare, pensò alle notti là in America, ma erano solo le lampare e la bianca scia di un’elica“, canta Lucio, raccontandoci di Caruso che affacciato al terrazzo ripensa alla sua vita. Quest’uomo è ora malinconico perché sa che la sua carriera è al termine, così come la sua vita. Ma ancora una volta è l’amore a salvarlo. “Potenza della lirica, dove ogni dramma è un falso, che con un po’ di trucco e con la mimica puoi diventare un altro”, canta Lucio, perché Caruso per tutta la vita, a causa del suo lavoro, è stato costretto a indossare infinite maschere. Ora, accanto a questa ragazza, guardando i suoi occhi “vicini e veri“, “gli sembrò più dolce anche la morte“. Caruso può finalmente essere sé stesso e accettare l’inesorabile fine che lo attende, cantando un’ultima volta il suo grande amore:

“te voglio bene assaje
ma tanto, tanto bene, sai
è una catena ormai
che scioglie il sangue dint’è vene, sai…”

PHOTO CREDITS: Radio1

 

 

Perché “Caruso” di Lucio Dalla è da considerarsi poesia ultima modifica: 2017-03-01T11:55:43+00:00 da dario

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