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Juan Martin Guevara, “Il digitale non deve sostituire il libro di carta”

Juan Martin Guevara, "Il digitale non deve sostituire il libro di carta"

Il fratello di Ernesto Guevara de La Serna, il Che, ha presentato a Firenze il suo ‘Il Che, mio fratello’, che racconta il Che Guevara uomo al di là del mito…

FIRENZE – Juan Martin Guevara, fratello di Ernesto Guevara de La Serna, il Che, ha presentato a Firenze il suo ‘Il Che, mio fratello’, edito dalla Giunti Editore, che racconta il Che Guevara uomo al di là del mito. Un libro che prende la luce a cinquant’anni dalla morte del Che, di cui si è scritto molto e spesso a sproposito, relegandolo sul piano del mito, spogliandolo della sua umanità e della sua carnalità, facendone una immagine per una bandiera o per una maglietta da idolatrare o infangare. Per Juan Martin Guevara, il Che è semplicemente suo fratello maggiore di cui poi ha seguito il pensiero: negli anni della dittatura argentina Juan Martin, divenuto commerciante di sigari cubani, fu incarcerato per otto anni dal regime. Il suo libro ci restituisce un Che Guevara umano con il suo pensiero originale.

Perché a cinquant’anni di distanza dalla morte del Che, un libro che ne coglie la sua umanità?

Sono anni che mi occupa della figura di mio fratello: spesso prima del 2009 mi invitavano a parlare in occasioni pubbliche  e lo facevo con un certo piacere. Bisogna premettere che vi sono tre luoghi in Argentina che sono legati a Che Guevara: la prima è Misiones a 1500 km da Buenos Aires, dove abbiamo abitato come famiglia nei primi miei due anni di vita. Quindi, Cordoba dove la famiglia si trasferì nei successivi quindici anni. Il Terzo luogo è senz’altro San Martin delle Ande arrivare Rosa una delle tappe più significative del famoso viaggio in motocicletta con Alberto Granado. Ho fondato una Associazione che si chiama ‘Sulle tracce del Che’ che unisce queste tre località, un progetto di cammino: lavorando a questa idea mi sono reso conto che grande disinformazione e manipolazione che si era fatta sulla figura del Che e sul suo pensiero. Da lì ho  iniziato a riflettere e in collaborazione con la giornalista Armelle Vincent è nata una serie di conversazioni che ha portato alla scrittura del libro che non è una intervista, ma una elaborazione che abbiamo fatto assieme sulla figura del Che. Il senso è quello di dare restituire il senso alla figura umana.

Che differenza c’è tra il Che mito ed il Che fratello?

Ho voluto con questo libro dare una umanizzazione alla sua figura: per me è soprattutto mio fratello: un giovano molto ironico, divertente, allegro, ottimista. Tra noi vi erano 15 anni di differenza, ma non era un padre, era  un compagno di giochi. Il mito è qualcosa di lontano che è quasi non umano. Voglio restituire ad Ernesto il contenuto della sua umanità e anche la sua eredità. Tante cose in questi anni sono state dette e scritte non mi sono piaciute di quello che è stato scritto. Lui ha combattuto contro la mercificazione dell’uomo, contro il potere economico che ha sentito questo pensiero del Che era il nemico. E quindi si è cercato di nascondere l’aspetto del Che che lottava per i poveri, descrivendolo nei suoi aspetti di politico. Nonostante questo il Che è diventato una icona. Io spesso lo paragono a Gesù Cristo che ha dato speranza a chi crede in una vita futura. Ernesto non dava speranza, ma fiducia in un presente migliore e per questo ha combattuto. Essere fratello del Che non è quello di esser di uno comune, è una responsabilità e me la sono presa. Non ho vissuto all’ombra del Che, ma alla luce del Che.

Che legame c’è tra il Che medico e il rivoluzionario ?

Che più che un medico era un ricercatore più che un dottore.  Uno non regolare . Avrebbe voluto fare l’ingegnere ma poi si sentì male la nonna paterna a cui era molto legato ed allora dopo la sua morte, passò alla medicina. Non era uno studente costante, dava alcuni esami e poi iniziava a viaggiare , poi tornava a dava altri esami accontentandosi della sufficienza. La famiglia si trasferì a Buenos Aires per raggiungerlo. Divenne medico in Messico, dove lavorava in ospedale ma faceva altri piccoli lavoretti, faceva foto ai turisti e altre cose. Poi si imbarcò nella impresa con Fidel come medico. Alla prima battaglia lui trasportava la cassetta medica. Morirono molti di quelli che si erano imbarcato. Ad un certo punto cadde un compagno accanto a lui che trasportava una cassetta di munizioni. Lui tra trasportare la casetta dei medicinali e le munizioni scelse le munizioni. Simbolicamente è stato quello il momento del passaggio e della scelta. Poi poco dopo venne colpito al petto e fu quella cassetta deviò il colpo che lo ferì con una scheggia al collo. Lui sentiva dolore al petto e vedeva il sangue uscirgli dal collo. Pensava di essere prossimo alla morte. Un compagno gli passò accanto e lo invitò ad alzarsi, Vamos. poco dopo divenne il Comandante Che Guevara. Una curiosità che mi hanno detto recentemente di cui non sapevo e che nella spedizione ci sarebbe stato anche un italiano. Ho sempre creduto che il Che fosse l’unico straniero con Fidel. È una cosa che devo approfondire.

Ha girato l’Italia e l’Europa per presentare il libro. Quali sono le domande più frequenti?

Mi chiedono come è essere il fratello del Che e rispondo semplicemente rispondo che per me il Che era un fratello. Certo questo comporta una responsabilità. Poi mi chiedono dei reali rapporti tra Ernesto e Fidel Castro e del presunto conflitto tra di loro. Tra loro c’era un rapporto vero di condivisione, anche ammirazione reciproca, una relazione intensa. A tanti fa comodo pensare invece, di un Che che avrebbe politicizzato Fidel e di un Fidel che avrebbe abbandonato Che Guevara divenuto scomodo. Una volta morto Ernesto, il cattivo è diventato Fidel perché era quello che era rimasto in vita e da denigrare.

Si legge sempre meno ed Ernesto nelle sue lettere insiste molto sull’importanza di studiare.

Credo che ci siano due ambiti in cui si matura lo sviluppo della conoscenza. Uno è il contesto familiare, l’altro è lo studio della storia. La gioventù  di oggi è abituata ad avere accesso a tutte le informazioni. Wikipedia è una cosa buona, ma anche una cosa cattiva. Da una parte fornisce una informazione immediata, ma superficiale. Il problema è accontentarsi di questa superficialità. È giusto utilizzare lo strumento tecnologico per approfondire, senza abbandonare i libri di carta.

Come vede il futuro?

Sono pessimista a breve termine ed ottimista a largo raggio. In realtà si parla di speranza, ma questa speranza  deve diventare fiducia in un popolo unito . Siamo in un momento di crisi, ma ogni crisi porta a un cambiamento.

Cosa porterà con se’ di questo tour in Italia?

Ho visitato tanti luoghi bellissimi, avrei voluto aver più tempo per parlare con la gente. La gente mi interessa più di un bel monumento.

 

Michele Morabito

Juan Martin Guevara, “Il digitale non deve sostituire il libro di carta” ultima modifica: 2017-12-12T09:50:18+00:00 da Salvatore Galeone

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