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Giornata Mondiale della Poesia, le 10 opere in versi più amate di sempre

Giornata Mondiale della Poesia, le 10 opere in versi più amate di sempre

Da ”L’infinito” di Giacomo Leopardi a ”X agosto” di Giovanni Pascoli, ecco la top ten delle poesie italiane più conosciute e amate…

MILANO – Il 21 marzo segna l’arrivo, almeno nominale, della primavera e della bella stagione. Non tutti sanno, però, che in questa data dal 2000 si celebra anche la Giornata mondiale della poesia. Istituita dall’Unesco, vuole essere un modo per ”riconoscere all’espressione poetica un ruolo privilegiato nella promozione del dialogo e della comprensione interculturali, della diversità linguistica e culturale, della comunicazione e della pace”. Per celebrare al meglio la giornata, abbiamo pensato di proporvi le 10 poesie italiane più amate e lette di sempre. Da Dante a Leopardi, passando per Ungaretti, Pascoli e Carducci. Tanti modi di intendere il testo in versi, di trasmettere sentimenti, emozioni, problematiche. Qual è la vostra preferita?

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L’INFINITO, GIACOMO LEOPARDI – Una delle poesie più conosciute di sempre, dove il poeta mette a confronto la condizione finita dell’uomo con l’universo infinito.

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

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TANTO GENTILE E TANTO ONESTA PARE, DANTE ALIGHIERI – Una, se non la, lirica d’amore per eccellenza.

Tanto gentil e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umilta’ vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi si’ piacente a chi la mira,
che da’ per li occhi una dolcezza al core,
che ‘ntender non la puo’ chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova
uno spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.

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SOLDATI, GIUSEPPE UNGARETTI – Poche parole per esprimere la guerra: la condizione dei soldati, che attendono di sapere se il nuovo giorno porterà vita o morte.

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Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie

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HO SCESO, DANDOTI IL BRACCIO, EUGENIO MONTALE – L’amore davanti alla prova del tempo.

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

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A ZACINTO, UGO FOSCOLO – Nostalgia per la patria perduta e parallelo tra il mondo contemporaneo e la classicità.

Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
del greco mar da cui vergine nacque

Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l’inclito verso di colui che l’acque

cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.

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SE QUESTO E’ UN UOMO, PRIMO LEVI – La tragedia dell’olocausto messa in versi. Per non dimenticare mai.

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo,
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi:
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

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LA PIOGGIA NEL PINETO, GABRIELE D’ANNUNZIO – Un acquazzone offre al poeta lo spunto per rivolgersi alla sua musa, Ermione.
Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
[…]

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IL CINQUE MAGGIO, ALESSANDRO MANZONI – La poesia eroica e storica per eccellenza, incentrata sul personaggio eccezionale che è stato Napoleone Bonaparte.

Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando all’ultima
ora dell’uom fatale;
né sa quando una simile
orma di pie’ mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.
[…]

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SAN MARTINO, GIOSUE’ CARDUCCI – Una poesia che parla di cose quotidiane e conosciute, di odori e rumori familiari.

La nebbia agli irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor dei vini
l’anime a rallegrar.

Gira su’ ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
su l’uscio a rimirar

tra le rossastre nubi
stormi d’uccelli neri,
com’esuli pensieri,
nel vespero migrar.

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X AGOSTO, GIOVANNI PASCOLI – La morte accomuna il destino di animali e uomini. E il cielo d’agosto piange con il poeta la morte del padre.

San Lorenzo , io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto :
l’uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono ;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!

Qual è la vostra preferita? Votatelo nell’apposito sondaggio di Libreriamo.

Giornata Mondiale della Poesia, le 10 opere in versi più amate di sempre ultima modifica: 2017-03-21T09:12:45+00:00 da Salvatore Galeone

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