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La fuga d’amore di Elio Vittorini e Rosa Quasimodo

La fuga d'amore di Elio Vittorini e Rosa Quasimodo

Protagonisti di amore tormentato sono stati anche Elio Vittorini e Rosa Quasimodo che, per coronare il loro amore, hanno organizzato una fuitina nella Sicilia degli anni venti…

MILANO – Spesso si pensa che gli autori classici e contemporanei più celebri abbiano avuto una vita solitaria, dedicata completamente alla letteratura. Non è sempre così: molti di essi hanno vissuto storie d’amore forti e tormentate, non sempre finite bene, ed hanno riversato tutta la loro passione all’interno delle loro opere letterarie, facendone diventare pietre miliari della letteratura mondiale. E’ così che oggi vogliamo far luce su una storia d’amore ai più forse ancora sconosciuta, quella tra Elio Vittorini e Rosa Quasimodo.

 

Il periodo di Vittorini a Gorizia

Elio Vittorini nasce nella Siracusa dei primi del 900 e che abbandonerà dopo non molti anni, seguendo gli spostamenti del padre ferroviere. E’ in seguito a questi viaggi e al desiderio di scoperta dovuto al suo animo inquieto e ribelle, che nel 1924 decide di stabilirsi definitivamente a Gorizia abbandonando gli studi e trovando lavoro in un’impresa di costruzioni. Qui alimenterà le sue idee politiche entrando in contatto con un gruppo di anarchici siracusani in lotta contro lo squadrismo fascista pubblicando anche diversi articoli di politica, fino a quando nel 1927 comincia a collaborare con La Stampa grazie all’amicizia con Curzio Malaparte. Ed è proprio Gorizia che vedrà nascere l’amore tra lo scrittore e Rosa, sorella di Salvatore Quasimodo. Periodo nel quale Vittorini darà vita a diverse collaborazoni ma che comunque non hanno fatto pervenire particolari testimonianze, a parte le lettere scritte da Rosa.

La fuga d’amore e il matrominio “riparatore”

Rosa, figlia a sua volta anche lei di un capostazione, abitava nella stessa palazzina di Vittorini alla stazione di Siracusa. La donna, più grande dello scrittore di tre anni, spiega il sito Cinquantamila, scriveva così del suo amato: “Era un giovane estroso, ricco di fermenti, che faceva letture importanti. Ci scambiammo spesso dei libri. Sentii subito che era scrittore nato, da piccole cose acquistai fiducia nelle sue possibilità.Ci frequentavamo, io gli parlavo di mio fratello poeta, lui delle sue aspirazioni. Certe sere andavano a casa Vittorini, dove il padre di Elio leggeva le sue poesie.Una volta mi voltai a guardarlo sentivo il suo sguardo intenso su di me, e mi accorsi improvvisamente che era bello, bellissimo, i capelli dorati e gli occhi a mandorla. Le prime tenerezze me le rubò sulla soglia di casa, mentre i miei ignari di tutto in quell’ora stavano ad innaffiare le piante e non potevano sorprenderci. L’amore nacque in me, ma per farmi soffrire: era irrealizzabile. E così per paura che mi sposassi, architettò tutto un piano di fuga”. Queste sue ultime parole si ricollegano alla fuitina architettata dai due. Un piano messo su, come accadeva all’epoca, per potersi sposare subito. Il 10 settembre 1927 venne celebrato il matrimonio riparatore e un anno più tardi Rosa diede alla luce Giusto Curzio nome scelto per omaggiare Curzio Malaparte. Spiegà così Rosa: “Una notte d’agosto, presi accordi, mi aspettò alla finestra della sua camera, attraversai scalza tutta la tettoia della stazione, ed entrai in casa sua, che era all’altro capo della mia. Con la complicità di suo fratello Ugo fuggimmo con una carrozza verso un alberghetto fuori città”. Rifiutati dall’albergo, aspettarono l’alba sui gradini del teatro greco per poi essere accompagnati in auto da un amico aLentini, dove portarono a termine i loro propositi nella camera da letto di una trattoria.

La fuga d’amore di Elio Vittorini e Rosa Quasimodo ultima modifica: 2018-03-02T09:27:50+00:00 da Salvatore Galeone

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