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Elliot Ackerman, “L’arte e la letteratura trasmettono emozioni universali”

Elliot Ackerman, "L'arte e la letteratura trasmettono emozioni universali"

Lo scrittore, giornalista ed ex militare impegnato in Afghanistan ed Iraq torna in libreria con un altro romanzo che parla di guerra, un “viaggio attraverso la disillusione” …

MILANO – Trasmettere le proprie emozioni a più gente possibile, in una sorta di umanità condivisa. E’ questo il ruolo dell’artista secondo Elliot Ackerman, scrittore, giornalista ed ex militare impegnato in Afghanistan ed Iraq che, dopo il suo esordio letterario con “Prima che torni la pioggia” è tornato in libreria con “Il buio al crocevia“, un altro romanzo che parla di guerra, un “viaggio attraverso la disillusione” come spiega bene l ‘autore in questa intervista.

 

Perché un uomo scappato dal proprio paese in guerra, come Aris, decide di tornare in un altro paese in guerra?

La guerra ha davvero qualche cosa di seduttivo. All’inizio del libro, quando il lettore incontra Aris, lui dice di aver combattuto una guerra sbagliata in Iraq e vuole tornare a combattere in qualche cosa dove lui ha investito di più dal punto di vista emotivo. Allo stesso tempo, lui voleva andare ed integrarsi negli Stati Uniti: riesce a farlo, però poi non gli rimane nient’altro che tornare in guerra. Ho conosciuto giornalisti che non riescono a lasciare il territorio di guerra. Coloro che hanno combattuto nelle varie guerre in Iraq ed in altri Paesi non riescono a lasciare questo ruolo e decidono di andare in Siria.

 

Amore, rivoluzione e speranza: come si fa a combinare la speranza di poter fare la differenza, con la consapevolezza che comunque la guerra non è lo strumento giusto?

Uno dei temi centrali del libro è questo dualismo: è meglio aggrapparsi ad una speranza per quanto possa essere un’illusione, oppure è meglio cercare di limitare delle perdite ed abbandonare la causa per cui si continua a vivere e lottare, investendo se stessi? Ho passato molto tempo lungo la frontiera della Siria, conoscendo molti attivisti della rivoluzione siriana per parlare con loro di politica: da una parte erano convinti che se gli Stati Uniti fossero dalla loro parte, potevano ancora vincere, dall’altra si pentivano loro stessi di aver causato questa rivoluzione.  Era questo che volevo raccontare in questo libro, e l’ho fatto attraverso i personaggi di Amir e Dafne: il primo vuole abbandonare la Siria, l’atra vuole aggrapparsi a questa speranza senza nessuna ragionevolezza. Nel libro inquadro queste domande, senza però dare risposte.

 

E’ possibile che ciò che le persone cercano nella guerra sia la capacità di trovare delle connessioni molto forti con altre persone?

La guerra aggiunge significato alle relazioni umane. Ho incontrato gente dire “mi manca la guerra”, ma in realtà a loro non mancava il rischiare la vita o la violenza, ma l’intensità del significato e delle relazioni umane durante la guerra.

 

Hai affermato che la letteratura, al contrario della stampa, può essere sempre libera al 100% e quindi un ottimo mezzo di comunicazione. Come si può fare attraverso la letteratura ad allontanarci dall’estremismo e ad avvicinarci a chi è diverso da noi?

Penso che la gente abbia più cose in  comune di quanto invece non le renda diverse. Alla fine il cuore è il luogo dove nasce l’empatia, il sentire quello che sentono anche gli altri. Questo è un po’ anche il lavoro dell’artista: cercare di realizzare con la sua opera un mezzo per trasmettere quello che lui sente a coloro che usufruiscono della sua opera d’arte. E’ ciò che faccio io stesso con i miei libri, nella speranza che i miei lettori vivano le mie stesse emozioni, in una sorta di umanità condivisa. E’ importante che attraverso l’arte la gente che vive in luoghi diversi provi le stesse sensazioni.

Elliot Ackerman, “L’arte e la letteratura trasmettono emozioni universali” ultima modifica: 2017-09-06T09:29:56+00:00 da Salvatore Galeone

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