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Elizabeth Strout, “La letteratura è vita”

Elizabeth Strout, "La letteratura è vita"

L’ultimo romanzo del Premio Pulitzer nel 2009, “Tutto è possibile”, è una sorta di mosaico le cui tessere sono unite dal luogo e dai caratteri ritornanti…

PORDENONE – Elizabeth Strout esplora la relatività del tempo negli affetti, le solitudini all’interno delle famiglie, i sogni e i crolli degli individui in ambienti chiusi, perbenisti e provinciali. Nata nel ’56, cresciuta nel Maine, vive da molti anni a New York ed è divenuta celebre con il suo terzo libro, Olive Kitteridge, vincitore del Pulitzer nel 2009, da cui poi è stata tratta una fortunata serie Tv che l’ha fatta conoscere al grande pubblico . Il suo ultimo romanzo , Tutto è possibile, appena uscito per Einaudi, è una sorta di mosaico, le cui tessere sono unite dal luogo e dai caratteri ritornanti: struttura basata sul rinvio ideale all’opera precedente della Strout, Mi chiamo Lucy Barton, dove una scrittrice si confrontava col suo miserevole passato in un paesino dell’Illinois, Amgash, tramite un incontro con la madre giunta a visitarla a New York.

LA PROVINCIA AMERICANA – In “Tutto è possibile” l’azione si sposta proprio in quel minuscolo centro: Lucy vi torna dopo aver firmato un libro che registra i suoi trascorsi nella comunità di Amgash, e incarna così il trait d’union tra le figure dei differenti episodi. “Ma – chiarisce la scrittrice – non è l’inizio di una nuova saga. I due libri sono cresciuti parallelamente : mentre scrivevo Il mio nome è Lucy Barnes mi trasferivo dall’altra parte del tavolo quando raccoglievo materiale per altre storie e per altri personaggi, cosi, terminato il primo romanzo, mi sono trovata per le mani, quasi pronto, un altro intreccio. Tutti e due i romanzi sono  ambientati nella provincia americana, dove lei è nata, anche se vive da più di trent’anni a New York. “ In una città piccola- chiarisce la Strout- tutti dicono di conoscersi, anche se in realtà vedono solo un pezzo della vita dell’altro ed ognuno è formato dai vari segmenti che gli altri percepiscono. Queste sovrapposizioni in un ambiente urbano non esistono”. Proprio la provincia aiuta in un certo senso a capire il fenomeno Trump, il cui supporto è giunto proprio dalle aree rurali dove la gente era arrabbiata perché, perdendo il lavoro, pensavano di non avere più potere: “la gente – spiega la scrittrice- ha votato Trump perché non aveva più alcuna speranza”.

SCRITTURA PER SUPERARE LA SOLITUDINE – In questo vuoto si inserisce la funzione “sociale “ della sua scrittura : “Leggiamo – dice Elizabeth Strout- per non sentirci soli e se ci sono lettori che capiscono ed entrano in sintonia con i personaggi, vuol dire che esiste un muscolo dell’empatia in un mondo che non ne ha e che potrebbe essere diverso proprio grazie a quest’empatia creata anche dalla letteratura”. “ Per questo – spiega – lascio sempre uno spazio da colmare ai lettori affinchè lo colmino ognuno con la propria sensibilità e con la propria personalità: ogni libro è diverso a seconda di chi lo legge.”

Tutto è davvero possibile? Il titolo si riferisce ai momenti di grazia cui accedono alcuni tra i personaggi, benché non ci sperassero affatto , momenti che ci sono già in Olive Kitteridge : la cortesia inaspettata di una cameriera è una piccola gioia imprevista per Olive , poi ci sono le grandi gioie come il matrimonio. Sono sprazzi imprevedibili, piccoli personaggi che si scontrano con grandi personaggi, insignificanti avvenimenti mescolati ad eventi importanti, tutti però in grado di toccarci con spontaneità.  Sono attimi preziosi in cui ci sentiamo connessi a un altro essere umano. E danno un respiro e un senso”.

Alessandra Pavan

Elizabeth Strout, “La letteratura è vita” ultima modifica: 2017-09-17T09:25:20+00:00 da Salvatore Galeone

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