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Divina Commedia, i versi più memorabili di Dante

Divina Commedia, i versi più memorabili di Dante

La “Commedia” di Dante è una delle opere letterarie più note e amate al mondo, tanto che molti versi sono conservati nella memoria di tutti…

MILANO – La “Commedia” di Dante, definita poi “Divina” da Boccaccio, è una delle opere letterarie più note e amate al mondo. D’altra parte, come una volta ha detto Roberto Benigni, “quando si parla della Divina Commedia o di Dante, bisogna non tanto capire, perché è semplice anche se non è sempre facile. Come è semplice l’universo, la musica di Bach: semplice ma non facilissima. È tutto vero; siamo lì, è come una rosa”. Oggi vi proponiamo alcune delle terzine più celebri di quest’opera monumentale, anche se molte già le conoscerete a memoria.

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Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita…

(“Inferno”, Canto I)

 

“[…] Caron, non ti crucciare:
Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole,
e più non dimandare…

(“Inferno”, Canto III)

 

“Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona…”

(“Inferno”, Canto V)

 

Quando leggemmo il disïato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante.

(“Inferno”, Canto V)

 

‘O frati,’ dissi, ‘che per cento milia
perigli siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigilia

d’i nostri sensi ch’è del rimanente
non vogliate negar l’esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza’
.

(“Inferno”, Canto XXVI)

 

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!

(“Purgatorio”, Canto VI)

 

La gloria di colui che tutto move
per l’universo penetra, e risplende
in una parte più e meno altrove…

(“Paradiso”, Canto I)

 

Ché dentro a li occhi suoi ardeva un riso
tal, ch’io pensai co’ miei toccar lo fondo
de la mia gloria e del mio paradiso…

(“Paradiso”, Canto XV)

 

A l’alta fantasia qui mancò possa;
ma già volgeva il mio disio e ‘l velle,
sì come rota ch’igualmente è mossa,

l’amor che move il sole e l’altre stelle.

(“Paradiso”, Canto XXXIII)

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Divina Commedia, i versi più memorabili di Dante ultima modifica: 2017-09-14T09:10:03+00:00 da francesca

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