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Come gli haiku prendono vita sul foglio

Come gli haiku prendono vita sul foglio

Intervista a Silvia Geroldi, autrice di “Haiku. Poesie per quattro stagioni più una”, un libro che è un inno alla libertà di lettura, alla bellezza strepitosa della parola…

Per tutto l’anno / La stagione del gioco / Tre le mie dita

MILANO – La forma dell’haiku è brevissima eppure fulminante, evoca senza dire troppo, canta accennando una melodia che è il lettore, e non l’autore, a dover completare. Silvia Geroldi tiene da anni un blog dedicato alla narrativa per i bambini in cui ospita recensioni, interviste a tema haiku e vi ha abbinato una intensa attività sul territorio, dove organizza eventi, laboratori per avvicinare i più piccini alla meraviglia della parola come sasso, che precipita in una pozzanghera, e ne fa una fontana, un cerchio di gocce e chissà cos’altro. Questo lavoro si è trasformato in “Haiku. Poesie per quattro stagioni più una“, un libro pubblicato in autunno da Lapis Editore, e arricchito dalle evocative illustrazioni di Serena Viola. Un volume senza troppe coordinate che pare un inno alla libertà di lettura, alla bellezza strepitosa della parola. Laura Imai Messina, scrittrice e ricercatrice residente in Giappone, l’ha intervistata per Libreriamo.

 

Raccontami la genesi di questo libro. Come è nato l’amore per la forma dell’haiku?

Il mio percorso di avvicinamento alla poesia haiku è buffo, non ortodosso.
Qualche anno fa ho conosciuto in una libreria l’autore per l’infanzia Pino Pace, che mi ha aperto una porta. L’inizio di un lungo viaggio. Da quel momento ho cominciato a scrivere componimenti in forma di haiku ironici, cogliendo per lo più l’aspetto formale, il gioco linguistico della regola 5/7/5, e in questo modo li ho proposti ai bambini nei primi laboratori.
In quella fase i miei riferimenti erano sì Basho e Issa, ma anche Toti Scialoja, Edward Lear, Roger McGough, senza dimenticare il linguaggio degli albi illustrati e la micropoetry così diffusa grazie ai social network.
Con il tempo e dopo la pubblicazione della mia prima raccolta per Bohem Press, ho sentito l’esigenza di integrare nei laboratori una minima prospettiva storica e culturale, leggendo anche i testi classici giapponesi nelle edizioni de La vita felice.
In questa mia seconda tappa di avvicinamento alla poesia haiku sono stata guidata dallo sguardo bambino, attento alla dimensione micro, spontaneamente empatico con la natura. La magia della letteratura si è avverata: mondi apparentemente lontanissimi hanno iniziato a dialogare.
Credo di essere sempre stata chiara riguardo al mio approccio. Comporre haiku in occidente è una forzatura culturale e linguistica, ci vogliono tantissima umiltà e un poco di incoscienza. Avevo di fronte due possibili strade: il manierismo giapponesizzante, che non mi interessa, o l’affinamento di uno sguardo minuto, fragile, da proteggere. Ho scelto questa seconda via sapendo che ho ancora tanto, tanto da approfondire, ma che nella mia ricerca non sono sola: ci sono i bambini che leggono il libro, che scrivono con me nei laboratori, che compongono in classe.
Ecco, Haiku. Poesie per quattro stagioni, più una nasce da tutte queste riflessioni… e le mette alla prova.

 

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Manca il numero di pagina, gli haiku sono scritti tutti in stampatello evitando così maiuscolo e minuscolo. Perché?

Il volume si presta a più tipi di fruizione ed è inserito in una collana di poesia che si rivolge anche ai bambini più piccoli. Certamente la brevità della forma haiku e lo stampato maiuscolo incoraggiano chi si sta accostando alla lettura per la prima volta.
L’assenza del numero di pagina, invece, unitamente alla mancanza di indicatori testuali o grafici per contraddistinguere le stagioni, sottolineano lo scorrere fluido del tempo ciclico e sono funzionali a tutto l’impianto.
Il lavoro di editing e la supervisione grafica sono stati fondamentali. Colgo qui l’occasione per ringraziare chi, all’interno della casa editrice, ha contribuito a valorizzare il lavoro dell’illustratrice Serena Viola e i miei testi.

 

Esiste un modo “esatto” di leggere il libro? Al di là della libertà del lettore, come consigli di affiancarsi agli haiku? Come leggerli ai bambini?

Una raccolta di poesie illustrate vive una doppia dimensione. Ogni pagina, in questo caso ogni doppia pagina, è autoconclusa. Eppure esistono fili sottili che ricamano i vari piani del discorso: la linea del tempo ciclico delle stagioni lega tra loro i testi, le immagini sono in rapporto con gli haiku ma giocano anche tra loro con una serie di rimandi e citazioni…
Per una lettura privata mi soffermerei sulle pagine che più mi colpiscono, cogliendo i nessi silenziosi; credo che poi venga spontaneo riprendere la lettura dall’inizio, rintracciando la logica più generale.
Diversa è la lettura in classe. Poiché considero la poesia haiku una chiave per aprire discorsi che possono portare lontano, anche verso percorsi multidisciplinari, esordisco sempre con una domanda: che cos’è la poesia?
In base alle risposte, alcune molto fantasiose (“la poesia è a forma di preside”), decido come introdurre la poesia haiku e poi avvio la lettura. Solitamente leggo il primo haiku per spiegare la forma 5/7/5 sillabe. Sillabiamo insieme, verifichiamo. Poi sfoglio il libro scegliendo di leggere alcuni testi, mai gli stessi, soffermandomi molto sulla quinta stagione, quella che celebra l’immaginazione infantile.
Quando i bambini sono autonomi nella sillabazione, colgo l’occasione per introdurre la sinalefe e motivare la mia scelta di applicarla nel libro: è una buona occasione per spiegare che ho colto un’ispirazione dal Giappone, ma mi sento inserita nella tradizione della poesia e della metrica della mia lingua.

 

C’è grande attenzione alla dimensione sonora oltre che visiva. Quali sensi, secondo te, restano a margine solitamente nella scrittura per l’infanzia? Quali è invece importante stimolare nei bambini?
Tutti siamo immersi in un flusso continuo di immagini, che consumiamo velocemente quasi senza accorgercene. Vediamo troppo, guardiamo male, non osserviamo. Pessimo! Dov’è il resto del corpo? Non ne siamo consapevoli noi, non lo sono nemmeno i bambini.
Quando scrivo con loro, faccio chiudere gli occhi e chiedo un piccolo sforzo di visualizzazione. Dove sono, cosa fanno quando sono felici nella natura? Di solito sono in vacanza. Felicità e quotidianità non fanno mai rima. Nelle classi multietniche italiane spesso affiorano ricordi profondi e, con essi, il corpo si risveglia. Non è più seduto a guardare. Si muove, si agita, produce rumore. Un esempio:

Sono in Russia / e corro sulla neve / mentre grido Sì

Nella scrittura per l’infanzia, la poesia è il genere che più di tutti fa appello ai cinque (solo cinque?) sensi: li solletica, li risveglia, li allena.

 

Bambini e adulti si ritrovano secondo te nella forma dell’haiku. In cosa differisce la loro lettura? In cosa invece coincide?

Il bambino, con spontaneità, sa restare aderente alle cose e chiede spazi in cui sia bandito il giudizio, due requisiti fondamentali per cogliere l’essenza della poesia haiku. Nessun bambino mette in dubbio che questo testo di Issa sia poetico

C’ero soltanto. / C’ero. Intorno / cadeva la neve.

Un adulto frettoloso, al contrario, resta basito di fronte a tutto questo bianco nulla.

 

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Laura Imai Messina

Come gli haiku prendono vita sul foglio ultima modifica: 2018-03-07T09:20:32+00:00 da Salvatore Galeone

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