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Charles Perrault, 10 incipit letterari delle sue fiabe

Charles Perrault, le 10 citazioni più belle tratte dalle sue favole

In occasione dell’anniversario della nascita di Charles Perrault, vi proponiamo alcune delle citazioni più belle tratte dalle sue favole …

MILANO – Charles Perrault, l’autore di “Cappuccetto rosso“, “La bella addormentata” e “Cenerentola“, scomparve il 12 gennaio del 1628. Proprio a lui dobbiamo la produzione della maggior parte delle fiabe più famose del mondo occidentale.

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Le favole

La sua produzione letteraria non è stata particolarmente originale, ma è a lui che dobbiamo, ben 200 anni prima dei fratelli Grimm, la prima e più importante raccolta di fiabe in poesia e prosa tratte dalla tradizione orale europea. Nel 1695, all’età di 67 anni, scrisse infatti la raccolta “Storie e racconti dei tempi passati, con la morale” (Histoires ou contes du temps passé, avec des moralitez), più note col titolo di “Racconti di Mamma Oca” (Contes de ma mère l’Oye). Si tratta di una serie di racconti morali progettati per indurre il lettore a riflettere sui dilemmi presentati ai protagonisti delle fiabe. Le più famose sono La belle au bois dormant (La bella addormentata nel bosco), Le petit chaperon rouge (Capuccetto rosso), Le chat botté (il gatto con gli stivali), Cendrillon (Cenerentola), Le petit poucet(Pollicino), Peau d’asne (Pelle d’asino), Riquet à la houppe (Enrichetto dal ciuffo). Scopriamo insieme gli incipit letterari delle sue favole più famose.

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“C’era una volta uno spaccalegna e una spaccalegna, che avevano sette bimbi, tutti maschietti. Il maggiore avea solo dieci anni e il più piccolo sette. Come mai, direte, tanti figli in così poco tempo? Gli è che la moglie andava di buon passo e non ne faceva meno di due alla volta.” (Pollicino)
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“C’era una volta una bambina di villaggio, la più carina che si potesse vedere; la mamma ne farneticava, e la nonna anche più. Questa buona donna le fece fare un cappuccetto rosso così aggraziato ed acconcio, che dapertutto la si chiamava Cappuccetto rosso.” (Cappuccetto Rosso)

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“C’era un mugnaio, che aveva lasciato ai tre figli nient’altro che il mulino, un asino e un gatto. La spartizione fu ben presto fatta. Non vennero chiamati né il notaio né il procuratore. Si sarebbero subito mangiati l’intero patrimonio. Il più vecchio ebbe il mulino, il secondo l’asino e il giovane null’altro che il gatto.” (Il Gatto con gli stivali)

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“C’era una volta un re e una regina, ch’erano tanto tanto arrabbiati di non aver figli. Visitarono tutte le acque del mondo: voti, pellegrinaggi, divozioni spicciole, tutto inutile. Alla fine però la regina divenne gravida e partorì una bambina. Si fece un bel battesimo; si dettero per comari alla principessina tutte le Fate ch’erano in paese (sette se ne trovarono), affinché ciascuna le facesse un dono, come usavano le Fate a quel tempo, e così la principessina ebbe tutte le perfezioni immaginabili.” (La Bella Addormentata nel bosco) 

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“C’era una volta una vedova, che aveva due figlie: la prima tanto le somigliava nel viso e nel carattere, che veder lei e la mamma era tutt’una cosa. Erano tutt’e due così intrattabili e superbe che non era possibile viverci insieme. La seconda invece, che per dolcezza e civiltà era tutto il babbo, era anche la più bella ragazza che si potesse vedere. E poiché naturalmente si vuol bene a chi ci somiglia, la mamma farneticava per la prima e non potea soffrire la seconda, facendola mangiare in cucina e lavorare a tutto spiano.” (Le fate) 

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“C’era una volta un uomo, che avea belle case e belle ville, vasellame d’oro e d’argento, mobili ricamati, carrozze tutte dorate; ma per disgrazia quest’uomo avea la barba blu; e ciò lo rendeva così brutto e terribile, che non c’era donna o ragazza che non scappasse in vederlo.” (Barbablù) 

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“C’era una volta un re così grande, così amato dai suoi popoli, così rispettato dai vicini e dagli alleati, che si potea dire il più avventurato dei sovrani. La sua fortuna era anche confermata dalla scelta fatta d’una principessa non meno bella che virtuosa, con la quale viveva nel massimo accordo. Dalla loro unione una figlia era nata, così colma di grazia che non faceva lor lamentare di non avere una più larga figliolanza.” (Pelle d’Asino)

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“C’era una volta una regina, la quale mise al mondo un figlio, così brutto e mal fatto che si stentò un pezzo a crederlo un essere umano. Una Fata, presente alla nascita, assicurò nondimeno che il bambino sarebbe stato amabile lo stesso, visto che avrebbe avuto molto spirito; soggiunse anzi che in virtù del dono da lei fattole, egli avrebbe potuto comunicare tutto il proprio spirito alla persona che avesse amato.” (Enrichetto dal ciuffo) 

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“C’era una volta un taglialegna, il quale, stanco della vita – così almeno diceva – avea gran voglia di andarsene al mondo di là. Da che era venuto al mondo, a sentir lui, il cielo spietato non avea mai voluto esaudire un solo dei suoi voti” (I desideri ridicoli)
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“Cera una volta un gentiluomo il quale in seconde nozze si pigliò una moglie che la più superba non s’era mai vista. Aveva costei due figlie che in tutto e per tutto la somigliavano. Dal canto suo, il marito aveva una ragazza, ma così dolce e buona che non si può dire: doveva queste qualità alla mamma, che era stata la più brava donna di questo mondo” (Cenerentola) 
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Charles Perrault, 10 incipit letterari delle sue fiabe ultima modifica: 2018-01-12T09:06:36+00:00 da Salvatore Galeone

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