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Accadde oggi – 6 febbraio. Ricordiamo gli anniversari di Ugo Foscolo e di Carlo Goldoni

Accadde oggi - 6 febbraio. Ricordiamo gli anniversari di Ugo Foscolo e di Carlo Goldoni

Il mondo delle lettere celebra oggi l’anniversario di nascita del poeta italiano Ugo Foscolo, protagonista del movimento neoclassico e preromantico…

MILANO – Il mondo delle lettere celebra oggi l’anniversario di nascita del poeta e scrittore italiano Ugo Foscolo, considerato figura di primo piano del movimento neoclassico e preromantico, grazie soprattutto alla forza della sua poesia, stilisticamente perfetta e dal grande potere evocativo. Ricordiamo inoltre la morte di uno dei massimi esponenti del teatro italiano, il commediografo Carlo Goldoni.

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UGO FOSCOLO – Nato il 6 febbraio 1778 a Zante, allora Zacinto, una delle isole ioniche, da padre veneziano e madre greca, dopo la morte del padre si trasferì a Venezia, dove partecipò ai rivolgimenti politici del tempo manifestando simpatie verso Napoleone, salvo pentirsene amaramente dopo il trattato di Campoformio. È considerato il primo grande intellettuale dell’età neoclassica. Figlio naturale dell’illuminismo, incarna in sé tutti i fermenti culturali del mondo in cui visse. Nella sua opera si trovano tutti gli elementi culturali che caratterizzano l’età a lui contemporanea (Neoclassicismo, Illuminismo, Preromanticismo).  Detto questo, non è certo possibile analizzare l’opera di Foscolo attraverso un itinerario in cui si distingua una fase illuminista poi una fase neoclassica e infine una fase preromantica; troveremo soltanto opere in cui sono presenti insieme tutti e tre questi elementi (persino nelle ‘Grazie’, che sembrano un regresso culturale verso il neoclassicismo dopo gli slanci dei ‘Sepolcri’).

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I CONTINUI VIAGGI E LE OPERE – Sul piano strattamente personale invece, la nativa Zante, che definì ‘la culla della civiltà’ restò sempre la sua patria ideale, tanto da dedicarle un bellissimo sonetto (il celeberrimo ‘A Zacinto’). Per Venezia provò sentimenti altrettanto intensi e, se per l’isola greca subì il fascino del vagheggiamento malinconico, considerò la Serenissima come una seconda patria, di fatto quella reale, per la quale, non a caso, si lasciò coinvolgere nei suoi destini politici.  A Milano fu redattore del ‘Monitore italiano’, ma l’anno dopo si trasferì a Bologna, ove ricoprì la carica di aiutante cancelliere di un tribunale militare. L’anno successivo lasciò l’incarico per arruolarsi col grado di luogo¬tenente nella Guardia Nazionale e, a fianco dei Francesi, combatté contro gli Austro-russi (rimanendo anche ferito durante una battaglia). Al comando del generale francese Massena partecipò alla difesa di Genova e quando la città fu costretta alla resa, seguì il Massena nella fuga.

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DALLA FRANCIA ALL’INGHILTERRA – Nel 1804 si recò in Francia, per motivi militari, e qui ebbe l’opportunità di trascorrere due anni di relativa calma, che impiegò in gran parte in amori appassionati, fra cui quello con l’inglese Fanny Emerytt da cui nacque la figlia Floriana. Tornato in Italia, visse tra Venezia, Milano, Pavia (ove ottenne la cattedra di eloquenza presso l’Università), Bologna e di nuovo Milano, da dove fuggì nel maggio del 1815 per non dover giurare fedeltà agli Austriaci. Dopo una breve permanenza a Lugano ed a Zurigo, l’anno dopo si stabilì a Londra, accolto dall’alta società. Qui guadagnò abbastanza con la pubblicazione delle sue opere, ma sperperò tutto con le sue dissolutezze. Elementi autobiografici della vita del Foscolo sono presenti nelle ‘Ultime lettere di Jacopo Ortis’, anche se spesso e volentieri l’autobiografia cede il passo alla fantasia, presentandone quegli ideali (chiamati poi ‘illusioni’) che, secondo Foscolo, permettono all’uomo di vivere la propria interiorità in modo meno drammatico, essendo addirittura validi argini psicologici contro il suicidio. Nell’Ortis, ad ogni modo, troviamo abbozzati tutti gli elementi che verranno elaborati nelle opere successive (gli ideali della patria, della poesia, dell’amore….). Il protagonista segue una direzione diversa dallo scrittore: Ortis arriva al suicidio, Foscolo no pur sempre aspirando alla pace e alla tranquillità nella sua travagliata esistenza.

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“LA FILOSOFIA DELLE ILLUSIONI” – Profondamente materialista e credente nella natura ‘meccanica’ dell’esistenza (il suo lato illuministico, potremmo dire), visse in modo lacerante il momento di crisi dell’illuminismo, tanto da determinare in lui una visione pessimistica della vita. Foscolo aspirava alla gloria, alla fama, all’eternità ma la concezione illuministica (che vedeva la vita fatta di movimenti meccanici) limitava di fatto la realizzazione di queste aspirazioni, essendo l’ottica di quella filosofia legata alla convinzione che l’uomo sia un essere finito e soggetto a scomparire dopo la morte. Tirate le file, è la realtà della morte che induce Foscolo a cadere nel pessimismo che lo attanagliava. In base a queste considerazioni, elabora come detto quella che sarà definita come ‘la filosofia delle illusioni’ che si caratterizza più che altro come una presa di coscienza del soggetto e dell’artista più che come una svalutazione delle potenzialità e della validità della ragione. ‘Le illusioni’, insomma, danno un senso all’intera esistenza e contribuiscono alla convinzione che vi sia pur qualcosa per cui valga la pena vivere invece che darsi la morte autonomamente. Le illusioni, in sostanza, sono la patria, la poesia, la famiglia, l’amore; nei Sepolcri, invece, troveremo la ‘sublimazione ‘ di questo processo, scoprendo che ‘l’illusione delle illusioni’ è la stessa poesia civile.

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GLI ULTIMI ANNI DI VITA – Accanto alla produzione maggiore (Ortis, Odi, Sonetti, Grazie, Sepolcri) troviamo anche altre opere, in particolare la fase cosiddetta didimea; è la fase dell’anti-Ortis, del viaggio in Inghilterra, del Foscolo maturo che ha abbandonato la passionalità e guarda con occhio critico ed ironico le cose della vita. Ugo Foscolo scrisse anche alcune tragedie (Aiace, Tieste e Ricciarda) ad imitazione dell’Alfieri, in cui ha forte prevalenza l’esaltazione dell’agire passionale. Morì il 10 settembre 1827. Le sue ossa furono trasferite a Firen¬ze solo nel 1871 e vennero tumulate nel tempio di S. Croce, che egli aveva così tanto esaltato nel carme ‘Dei Sepolcri’. Clicca qui per leggere e condividere gli aforismi dello scrittore !

 

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CARLO GOLDONI – Nasce a Venezia il 25 febbraio 1707, durante gli ultimi giorni del carnevale, un momento felicemente indicativo per il più grande autore comico italiano. Il padre Giulio, per mantenere i figli Carlo e Gianpaolo e la moglie Margherita, si trasferisce a Roma dove trova un lavoro e il tempo per addottorarsi in medicina. Carlo Goldoni a cinque anni dimostra già una predilezione per la letteratura degli autori comici e una passione maniacale per il teatro, tanto che all’età di nove anni abbozza una piccola sceneggiatura per una commedia teatrale.

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UNA VITA DI CONTINUI SPOSTAMENTI – Il padre si laurea ed esercita la professione del medico a Perugia, ordina a Carlo di raggiungerlo, iscrivendolo alla scuola dei Gesuiti dove segue lezioni di grammatica. Fugge dalla suddetta scuola per imbarcarsi in un battello di una compagnia teatrale comica, raggiungendo la madre Margherita a Chioggia. Dopo il perdono del  padre, i genitori capiscono le esigenze del figlio, prendendo la decisione di assecondarne le predilezioni. Dopo alcuni mesi, viene mandato al collegio ‘Ghisleri’ di Pavia per studiare la materia di Diritto; nella città pavese Goldoni si dà alla bella vita, frequenta donne e sperpera i soldi al gioco. Nel 1731 a Bagnacavallo, subisce un grave lutto per la morte del padre Giulio. Sulla spinta di sua madre diventa avvocato presso l’università di Padova, entrando nell’ordine forense della Serenissima, come avvocato veneziano. In questo periodo si trasferisce a Milano, dove compone un dramma musicale dal titolo ‘L’Amalasunta’, opera che non conosce il palco del teatro ma le fiamme del camino.

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PRIME OPERE TEATRALI – Goldoni torna a Venezia e la sera del 25 novembre 1734 sul palcoscenico del ‘San Samuele’, viene rappresentata l’opera intitolata ‘Belisario’, il suo primo vero successo teatrale. Nel 1738, compone la prima commedia che dà l’avvio al rinnovamento radicale per il teatro comico italiano ‘Il Momolo Cortesan’, quindi ritorna nella laguna dove gli viene affidata la direzione del teatro d’opera del ‘San Giovanni Crisostomo’, incarico che ricoprirà fino all’anno 1741.

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INNOVAZIONE TEATRALE – Goldoni cambia la metodologia di recitare: gli attori degli spettacoli comici dell’arte da circa due secoli portano sulle scene un genere farsesco, caratterizzato dalla recita improvvisata e dall’uso della maschera, solo la trama è scritta, mentre il dialogo è affidato all’inventiva sul momento degli interpreti. Goldoni, pone un’alternativa a questa tradizione obsoleta, con una commedia di ‘carattere’ o di ‘ambiente’ (un organismo scenico tratto dalla vita e ricco di sostanza umana e morale). Gli attori fissi con le maschere, devono essere sostituiti con personaggi arricchiti di una loro personalità individuale e con le maschere deve cadere ogni recitazione ‘a soggetto’, a favore di una sceneggiatura scritta interamente dall’autore. Grazie alle sue geniali deduzioni Goldoni conquista prestigiosi traguardi. Nel 1743 scrive ‘La donna di garbo’, la prima opera a essere scritta in tutte le sue parti.


IL SUCCESSO E L’INVIDIA – I consensi unanimi del pubblico rivolti al Goldoni portano in coda un’inevitabile reazione d’invidia degli altri ambienti teatrali. Alla ripresa della stagione artistica và in scena la commedia Goldoniana chiamata ‘Vedova’; Pietro Chiari (un nuovo autore teatrale) roso dall’invidia, rappresenta un’opera chiamata ‘Scuole Delle Vedove’, una velenosa parodia rivolta alle commedie di Goldoni; quest’ultimo punto nel vivo si difende facendo stampare dei manifesti di chiarificazione. Il tribunale dell’inquisizione impone la sospensione di ambedue le commedie: è l’inizio a Venezia della censura teatrale.

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RICONOSCIMENTI – Nel 1756 a Parma riceve il diploma di ‘Poeta’ con una pensione annua di tremila lire. Le sue opere si stampano e si rappresentano ormai in varie città d’Italia. Dal 1760 al 1762 si recitano al ‘San Luca’ di Venezia commedie come ‘I Rusteghi’, ‘La Casa Nova’, ‘La Triologia della Villeggiatura’, ‘Sior Todero Brontolon’ e ‘Le Baruffe Chiozzotte’. Nella rappresentazione de ‘I Rusteghi’, Voltaire gli manda versi di lode, seguiti da una lettera in cui lo definisce ‘Figlio e Pittore della Natura’.

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L’ABBANDONO DELL’ITALIA E GLI ULTIMI ANNI – Ma il suo successo, fa lievitare per l’ennesima volta invidia e nemici: il più accanito è Carlo Gozzi, che manda in scena una sua ‘Fiaba’ dove vengono sbeffeggiati Carlo Goldoni e Pietro Chiari, il pubblico applaude e gode della rivalità. Carlo Goldoni, amareggiato, nell’aprile del 1762 lascia Venezia e si trasferisce in Francia a Parigi per divenire autore della ‘Commedie Italienne’, rimanendone deluso per la poca considerazione del teatro italiano e delle sue riforme Goldoniane. La rivoluzione francese lo tocca da vicino privandolo della pensione di corte: dopo pochi mesi trascorsi fra malattia e miseria, Carlo Goldoni muore il 6 febbraio 1793, non facendo più ritorno nella sua amata Venezia.

Accadde oggi – 6 febbraio. Ricordiamo gli anniversari di Ugo Foscolo e di Carlo Goldoni ultima modifica: 2018-02-06T09:00:00+00:00 da francesca

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