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Accadde oggi – 31 gennaio. Ricorre l’anniversario della scomparsa di Silvio Pellico

Accadde oggi - 31 gennaio. Ricorre l'anniversario della scomparsa di Silvio Pellico

Il mondo delle lettere ricorda lo scrittore, poeta e patriota italiano Silvio Pellico, di cui ricorre oggi l’anniversario di morte. Tra le sue opere, famoso è soprattutto lo scritto “Le mie prigioni”…

MILANO – Il mondo delle lettera ricorda lo scrittore, poeta e patriota italiano Silvio Pellico, di cui ricorre oggi l’anniversario di morte. Tra le sue opere, famoso è soprattutto lo scritto “Le mie prigioni”, che raccoglie le sue memorie degli anni trascorsi nel carcere austriaco di Spielberg.

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LA GIOVENTÙ – Nato il 24 giugno del 1789 a Saluzzo (Cuneo), Silvio Pellico compie la sua formazione tra Torino e Lione, presso uno zio, dove viene mandato dal padre per fare pratica nel settore del commercio. Quando torna in Italia, nel 1809, si stabilisce a Milano insieme alla sua famiglia e qui insegna francese al Collegio Militare degli Orfani. In questi anni si avvicina alla poesia neoclassica e frequenta personalità come Vincenzo Monti e Ugo Foscolo, con cui stringe un forte legame. In questi anni scrive tragedie in versi, tra cui “Eufemio da Messina” e “Francesco da Rimini”, che ne rivelano l’alto talento letterario. Quest’ultima, ispirata all’episodio dantesco, viene messa in scena a Milano il 18 agosto 1815. Nel frattempo Pellico inizia a lavorare come precettore e nel 1816 diventa istitutore dei figli del conte Porro Lambertenghi a Magenta. Continua a intrattenere rapporti con i più importanti esponenti della cultura europea,  tra cui Madame De Stael, Stendhal, George Gordon Byron, Friedrich von Schlegel e gli italiani Federico Confalonieri, Giovanni Berchet, Ludovico Di Breme. In questi ambienti vengono coltivati ideali risorgimentali di unità e indipendenza nazionale, quelli che animano anche la rivista “Il Conciliatore”, fondata nel 1818 e diretta da Pellico, soppressa dal governo austriaco l’anno successivo. Nell’estate del 1819 si innamora di Cristina Archinto Trivulzi, che però si sposa nel novembre di quello stesso anno. La rivedrà soltanto nel 1836, ma i due si ritroveranno definitivamente solo 11 anni dopo. L’altro suo grande amore è l’attrice Teresa Marchionni, da lui chiamata Gegia. Con lei intrattiene una relazione tormentata, ostacolata dalla sua famiglia e interrotta dall’arresto di Pellico nel 1820.

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GLI ANNI DI PRIGIONIA – Pellico viene imprigionato per la sua adesione alla carboneria milanese, società segreta rivoluzionaria. La scoperta di alcune lettere compromettenti da parte della polizia austrica porta all’arresto, il 13 ottobre 1820, dello stesso Pellico, di Piero Maroncelli, Melchiorre Gioia e altri. Il 21 febbraio 1822 il Processo Maroncelli-Pellico si chiude con una sentenza di morte per gli imputati, commutata con il carcere duro nella fortezza austriaca di Spielberg. Gli anni di reclusione, tra il 13 ottobre 1820 e il 17 settembre 1830, data del suo ritorno a casa, sono raccontati nel libro di memorie “Le mie prigioni”, scritto tra 1831 e 1832, che ripercorre la vicenda intima dell’autore e anche la sua profonda conversione alla fede cristiana, abbandonata in gioventù. Il libro ottiene un successo clamoroso, diventa il più letto nell’Europa dell’Ottocento e inizia a incarnare l’emblema degli ideali rinascimentali. Lo stesso Metternich, cancelliere austriaco, deve ammettere che “Le mie prigioni” ha danneggiato l’Austria più di una sconfitta in battaglia.

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GLI ULTIMI ANNI DELLA VITA – Dopo aver ricevuto la grazia, Pellico torna a Torino e trova lavoro come bibliotecario presso i marchesi di Barolo, nel cui Palazzo risiederà fino alla morte. Riprende nel frattempo a scrivere e in questi anni vedono la luce nuove tragedie: “Ester d’Engaddi”, “Gismonda da Mendrisio”, “Leoniero da Dertona”, “Erodiade”, “Tommaso Moro” e “Corradino”. Pubblica anche un trattato morale, “I doveri degli uomini”, e un “Epistolario”. Verso la fine della sua vita le sue condizioni di salute si fanno precarie e a questo si aggiungono problemi famigliari. Tutto ciò provoca l’interruzione dell’attività letteraria. Muore a 65 anni a Torino, il 31 gennaio del 1854.

Accadde oggi – 31 gennaio. Ricorre l’anniversario della scomparsa di Silvio Pellico ultima modifica: 2018-01-31T09:03:13+00:00 da Salvatore Galeone

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