Biografie

Accadde oggi – 29 gennaio. Ricorrono gli anniversari di Anton Cechov, Romain Rolland e Aleksandr Puskin

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Il mondo delle lettere festeggia oggi l’anniversario di nascita del grande scrittore e drammaturgo russo Anton Cechov e dello scrittore Premio Nobel Romain Rolland…

MILANO – Il mondo delle lettere festeggia oggi l’anniversario di nascita del grande scrittore e drammaturgo russo Anton Cechov, nato il 29 gennaio 1860, e dello scrittore, drammaturgo e musicologo francese Premio Nobel Romain Rolland, nato il 29 gennaio 1866. Si ricorda anche il poeta, scrittore e drammaturgo russo Aleksandr Puškin, di cui oggi ricorre l’anniversario di morte.

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ANTON ČECHOV – Anton Pavlovic Čechov nacque a Taganrog, porto del Mar d’Azov, il 29 gennaio 1860, da una famiglia di umili origini. Sebbene l’infanzia del futuro scrittore e drammaturgo e dei suoi cinque fratelli non fu felice, ebbero una buona istruzione. Sognatore, innamorato della natura, Čechov apprese rapidamente a sopravvivere in solitudine al centro di una famiglia numerosa ed all’ombra della tirannia paterna. Dopo avere terminato il liceo, raggiunse nel 1879 i genitori, che, a seguito del fallimento del padre, si erano trasferiti a Mosca tre anni prima. Diciannovenne, Čechov si iscrisse agli studi universitari di medicina. Studiò fino al 1884, anno in cui conseguì la laurea ed iniziò ad esercitare la professione di medico. Gli anni dell’università videro Čechov iniziare a scrivere novelle e reportage, che pubblicò con diversi pseudonimi in riviste umoristiche. Furono gli anni del tumulto politico, tra i cui fatti più noti vi è l’assassinio di Alessandro II. Čechov si mantenne sempre distaccato da coinvolgimenti politici in ambito universitario. Čechov condusse una sorta di doppia vita: scrisse ed esercitò la professione di medico. Čechov iniziò così la sua attività di scrittore a tempo pieno, che lo portò in breve tempo a collaborare con altre importanti riviste letterarie come ‘Pensiero russo’, ‘Il Messaggero del Nord’, ‘Elenchi russi’.


LE PRIME OPERE LETTERARIE
– Il primo libro fu una raccolta di novelle, ‘Le fiabe di Melpomene’, a cui seguì una raccolta di brevi e scherzosi ‘Racconti variopinti’, vivaci ritratti umoristici della vita di funzionari statali e di piccoli borghesi. Entrambe i volumi vennero pubblicati con lo pseudonimo di Antosha Cekhonte. Apparirono poi ‘La steppa’ nel 1888, e nel 1890 la sua sesta raccolta di novelle. Tra la fine degli anni Ottanta e per tutti gli anni Novanta Čechov si impegnò in una più intensa attività di scrittura, in cui il pessimismo della triste monotonia della vita, in precedenza nascosto tra le pieghe dell’umorismo, divenne il carattere dominante, tuttavia attenuato a tratti da una voce di speranza e di fede. Nacquero quindi i suoi più celebri racconti, che dal 1887 vennero pubblicati con il nome di Anton Čechov.


LA POETICA DELL’AUTORE
– I suoi racconti furono ammirevoli per la semplicità e la chiarezza, straordinari per l’arguzia e il senso d’umorismo. Čechov seppe esprimere il suo profondo rispetto per la gente umile, e riuscì a rendere visibile il dolore e l’inquietudine presenti nella decadente società del tempo. Incapace di trarre vantaggio dalla sua grande notorietà e nonostante i primi effetti della tubercolosi, Čechov partì per l’isola di Sakalin, ai confini della Siberia. Il suo scopo era quello di visitare e indagare il mondo delle carceri in Siberia, dove i prigionieri venivano deportati e conducevano una vita drammatica, e il cui sistema anticipava quello dei campi di concentramento che si vedranno nell’Europa del XX secolo. Dopo un soggiorno di tre mesi Čechov pubblicò uno studio – geografico, sociologico e psicologico – molto documentato. La pubblicazione de ‘L’isola di Sakalin’, ebbe  per conseguenza l’abrogazione delle punizioni corporali, oggetto della sua denuncia.

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ROMAIN ROLLAND – Romain Rolland nasce in Borgogna a Clamecy, figlio di un notaio e di una musicista. Nel 1880 si trasferisce a Parigi con la famiglia, dove compie la sua formazione al liceo Saint-Louis e poi alla Scuola Normale Superiore di Parigi. Fin da adolescente scrive ed è si appassiona alla musica, come sua madre. Dopo essersi abilitato all’insegnamento, nel 1889 si trasferisca a Roma per insegnare Scuola francese d’Archeologia. Qui rimane fino al 1891, frequenta gli ambienti intellettuali, ha modo di conoscere i capolavori dei grandi pittori e vive relazioni sentimentali con diverse nobildonne del posto. Tornato a Parigi si sposa nel 1892 con Clotilde Bréal, da cui si separerà nel 1901. Nel frattempo, nel 1895 consegue il dottorato e ottiene la cattedra di Storia dell’Arte alla Normale. Dalla sua formazione gli deriva quella concezione eroica dell’esistenza che ispira le sue opere, nelle quali esalta la dignità dell’uomo e la capacità di guardare oltre i confini, condannando decisamente ogni guerra.

L’OPERA LETTERARIA E IL NOBEL – La sua passione per la musica lo porta a creare nel 1900 il primo “Congresso internazionale di studi storico-musicali”, mentre nel 1901 fonda con  Jules Combarieu, la “Rivista di storia e critica musicale”. In quegli anni scrive le biografie di musicisti, artisti e grandi personaggi – la “Vita di Beethoven” (1903) e la “Vita di Michelangelo” (1905, cui seguiranno la “Vita di Tolstoj’ (1911) e la “Vita del Mahatma Gandhi” (1926). Animato da un forte sentimento europeista, che condivide con intellettuali come Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini, inizia a collaborare con loro alla storica rivista italiana “La Voce”. Nel frattempo continua a occuparsi di musica e ha iniziato a pubblicare, dal 1904, il suo capolavoro letterario. Si tratta del romanzo “Jean Christophe”, apparso a puntate sul periodico letterario “Cahiers de la Quinzaine”. Terminata nel 1912, l’opera raccolta risulta composta da ben 10 volumi e gli vale il Premio Nobel, assegnatogli nel 1915 con la segunet motivazione: “un tributo all’elevato idealismo della sua produzione letteraria, alla comprensione ed all’amore per la verità con le quali ha descritto i diversi tipi di esistenza umana”.

LA CONDANNA DEL FASCISMO E DEL NAZISMO – Quando scoppia la Prima guerra mondiale è a Ginevra, dove pubblica diversi articoli in cui si schiera su posizioni pacifiste, in seguito raccolti in “Al di sopra della mischia”. La condanna della guerra si trova espressa con forza anche nel suo romanzo del 1919, “Colas Breugnon”, ambientato nel Seicento. Fortemente deluso per le stragi verificatesi in Europa durante il conflitto attenua le sue posizioni europeiste ed esprime simpatie per la rivoluzione russa. Negli anni Venti e Trenta si batte contro il fascismo e il nazismo e per i diritti degli ebrei, diventa presidente del Comitato Internazionale Antifascista e instaura rapporti cordiali con Stalin, ignorando i crimini da quest’ultimo perpetrati. Negli ultimi anni di vita coltiva l’amicizia con il poeta cattolico Claudel, e quando muore  il 30 dicembre 1944 a Vézelay acconsente nel testamento a un funerale religioso, spiegando però che è solo per accontentare i molti suoi amici di fede.

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ALESKSANDR PUŠKIN – Aleksandr Sergeevič Puškin nasce il 6 giugno 1799 a Mosca da una famiglia della piccola nobiltà. Cresce in una casa e in un ambiente che favoriscono le sue inclinazioni letterarie, circondato dai libri, influenzato dal padre, che si cimenta con la poesia e frequenta illustri letterati, e dallo zio poeta. Gli mancano invece gli affetti famigliari, visto che secondo la consuetudine viene affidato a precettori tedeschi e francesi e alla balia Arina Rodionovna, che aveva l’abitudine di narrargli antiche fiabe popolari.
Terminati gli studi trova lavoro al ministero degli esteri e partecipa alla vita letteraria e mondana di Mosca. Alcuni suoi comportamenti rivoluzionari provocano però l’allontanamento dalla capitale e il suo trasferimento a Ekaterinoslav. Da qui si sposterà in Crimea, nel Caucaso e, nel 1820, in Moldavia, da dove nel 1823 otterrà di essere mandato a Odessa. A causa di una lettera in cui esprime posizioni ateiste viene licenziato e inizia a vivere isolato nella tenuta famigliare. Partecipa tuttavia nel 1825 alla rivolta decabrista, quando alcuni ufficiali guidano un gruppo di 3 mila soldati dell’esercito imperiale in un’insurrezione contro l’assolutismo, che mira a portare la Russia più vicina a un’economia liberale. Si riavvicina tuttavia allo zar Nicola I, dal quale ottine nel 1826 il perdono, cosa che gli aliena le simpatie dei giovani. Sposatosi nel 1830 con Natal’ja Goncarova, è profondamente amareggiato dalla condotta frivola della moglie, che lo condurrà a sfidare a duello Georges D’Anthès, barone francese, il 27 gennaio 1837. Ferito, Puškin muore il 29 gennaio a Pietroburgo.

LE OPERE – Tra le sue opere si ricordano poemi, tra cui i “Poemi meridionali” (1821) e “Il cavaliere di bronzo” (scritto nel 1833 e pubblicato nel 1841); i drammi in versi “Boris Godunov” (1825), “Mozart e Salieri” (1830) e “Il convitato di pietra” (1830); numerose fiabe e novelle in versi e anche opere narrative in prosa, tra cui “Il negro di Pietro il Grande” (1828) e “Le novelle del compianto Ivan Petrovic Belkin” (1830), entrambe rimaste incompiute.

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Accadde oggi – 29 gennaio. Ricorrono gli anniversari di Anton Cechov, Romain Rolland e Aleksandr Puskin ultima modifica: 2018-01-29T09:15:00+00:00 da francesca

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