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Accadde oggi – 22 gennaio. Ricorrono gli anniversari di George Byron e di Giorgio Caproni

Accadde oggi - 22 gennaio. Ricorrono gli anniversari di George Byron e di Giorgio Caproni

Il mondo delle lettere celebra oggi l’anniversario di nascita del grande poeta inglese Lord Byron. Ricordiamo anche Giorgio Caproni, poeta nostrano…

MILANO – Il mondo delle lettere celebra oggi l’anniversario di nascita del grande poeta inglese Lord Byron. Ricordiamo anche Giorgio Caproni, poeta nostrano, che il 22 gennaio 1990 si spegneva a Roma.

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Lord Byron

George Gordon Noel Byron, noto come Lord Byron per il suo titolo nobiliare (era il sesto barone di Byron), nasce a Londra il 22 gennaio 1788. Suo padre, John Cornholio Byron, era detto “Mad Jack”, “Jack il Matto”, per via della vita dissoluta che conduceva, a causa della quale il giovane Byron si trova trascorrere l’infanzia in ristrettezze economiche. Vive con la madre in Scozia, ad Aberdeen, e qui si innamora dei paesaggi montani e marittimi. È in questi anni che matura in lui una profonda fede calvinista fondata sull’idea della predestinazione. A 12 anni vive si innamora di una cugina e inizia a comporre i primi versi. Entra al Trinity College a Cambridge nel 1805 e nel 1806 pubblica anonimamente i “Fugitive Pieces”, poi riscritti l’anno successivo, sempre in via anonima, e intitolati “Poems on various occasions”. Il nome di Lord Buron compare sulla terza versione dell’opera, intitolata “Hours of Idleness”, “Ore d’ozio”, stroncata dalla critica. A seguito di queste recensioni negative, Byron pubblica “Bardi inglesi e critici scozzesi”, in cui attacca tutti gli scrittori a lui contemporanei a eccezione di Alexander Pope.

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Dal successo all’esilio

Nel 1809 prendo il suo posto alla Camera dei Lord nel seggio dei Byron, in seguito parte per il consueto viaggio all’estero che usavano fare tutti i rampolli dell’aristocrazia. Parte con John Cam Hobhouse il 2 luglio di quell’anno alla volta di Lisona e fa ritorno in Gran Bretagna nel luglio 1811, dopo un lungo giro di due anni. Il successo arriva con i primi due canti del “Pellegrinaggio del cavaliere Aroldo”, del 1812, e da questo momento inizia la sua ascesa mondana, presto tuttavia seguita da una violenta caduta. Il matrimonio con Anna Isabella Milbanke, da cui Byron ha la sua sola figlia legittima, Augusta Ada – nota come Ada Lovelace –, si rompe nel 1816 dopo appena un anno e Byron viene travolto da una serie di scandali. Accusato di avere rapporti incestuosi con la figlia nata da una precedente relazione e sospettato di omosessualità, il poeta abbandona per sempre l’Inghilterra il 24 aprile 1816.

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Le tormentate perenigrazioni

Trasferitosi in Svizzera, dimora nella villa di Diodati, dove giungono anche Percy Bysshe Shelley, la fidanzata di lui Mary Godwin Wollstonecraft – famosa scrittrice nota come Mary Shelley, autrice di “Frankenstein” – e la sorellastra di Mary, Claire, con cui Byron ha una relazione. Da questo rapporto nasce Allegra, abbandonata dal poeta  nel convento di Bagnocavallo in Romagna. In questi anni scrive “Il prigioniero di Chillon”, pubblicato nel dicembre del 1816, alcuni canti de “Il pellegrinaggio dal cavaliere Aroldo” e “Manfredi”, che risente dell’influenza del “Faust” di Goethe, con cui Byron aveva fatto conoscenza. Nel 1817 si trasferisce vicino a Venezia e inizia a scrivere il “Don Giovanni”. Innamoratosi di Teresa Gamba, già moglie di un ricco signore di Ravenna, si trasferisce per seguire lei  nel capoluogo romagnolo. A Ferrara visita la cella di Torquato Tasso, dove si fa richiudere e compone il “Lamento del Tasso”. Dopo il fallimento dei moti carbonari del 1820-1821, in cui Byron è coinvolto attraverso i contatti del fratello di Teresa, il conte Gamba, i tre sono costretti a fuggire a Pisa. Ma le peregrinazioni di Byron non sono finite.

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Gli ultimi anni

Nel 1822 è a Porto Venere, in provincia di la Spezia, dove c’è la bellissima e giustamente famosa “grotta di Byron”, cavità marina sotto la chiesa di San Pietro dove il poeta era solito rifugiarsi e scrivere. Qui si dedica anche al nuoto, di cui è appassionato, e secondo un aneddoto a nuoto avrebbe attraversato il golfo fino a San Terenzo per andare a fare visita ai coniugi Shelley. La morte degli Shelley e di sua figlia Allegra, a breve distanza di tempo, sono all’origine di una profonda conversione religiosa. Nel 1823, dopo un breve ritorno a Ravenna insieme a Teresa e al conte Gamba, riparte con quest’ultimo alla volta di Cefalonia, dove si sta formando un fronte inglese per la liberazione della Grecia dalla dominazione ottomana. In seguito, su invito di Alessandro Maurocordato, si trasferisce nella città liberata di Missolungi, dove muore il 19 aprile 1824 a causa di una febbre reumatica.

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Giorgio Caproni

Nasce il 7 gennaio 1912 a Livorno. “Poeta del sole, della luce e del mare” così fu definito da uno dei suoi primi critici Giorgio Caproni, uno dei più grandi poeti italiani del Novecento. Temi ricorrenti della sua poesia sono Genova, la madre e la città natale, il viaggio, il linguaggio, unendo raffinata perizia metrico-stilistica a immediatezza e chiarezza di sentimenti. Nel corso della sua produzione Caproni procede sempre maggiormente verso l’utilizzo di una forma metrica spezzata, esclamativa, che rispecchia l’animo del poeta alle prese con una realtà sfuggente impossibile da fissare con il linguaggio. L’ultima fase della sua poesia insiste invece sul tema del linguaggio come strumento insufficiente e ingannevole, inadeguato a rappresentare la realtà.

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L’infanzia

Di origini modeste, il padre Attilio è ragioniere e la madre, Anna Picchi, sarta. Scopre precocemente la letteratura attraverso i libri del padre. A sette anni scova nella biblioteca paterna un’antologia dei “Poeti delle Origini” (i Siciliani, i Toscani) e ne rimane affascinato. Nello stesso periodo si dedica allo studio della “Divina Commedia”, dalla quale s’ispirò per “Il seme del piangere” e “Il muro della terra”. Nel periodo della Prima Guerra Mondiale si trasferisce insieme alla madre e al fratello, Pierfrancesco, più vecchio di lui di due anni, in casa di una parente, Italia Bagni, mentre il padre è richiamato alle armi. Sono anni duri, sia per motivi economici sia per le nefandezze della guerra, che lasciano un profondo solco nella sensibilità del piccolo Giorgio. Finalmente, nel 1922, terminano le amarezze, prima con la nascita della sorellina Marcella, e, poi, con quello che sarà l’avvenimento più significativo nella vita di Giorgio Caproni: il trasferimento a Genova, che lui definirà “la mia vera città”.

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I primi versi e la critica

Terminate le scuole medie, s’iscrive all’Istituto musicale “G. Verdi”, dove studia violino. A diciotto anni rinuncia definitivamente all’ambizione di diventare musicista e s’iscrive al Magistero di Torino, ma presto abbandona gli studi. Inizia in quegli anni a scrivere i primi versi poetici, ma non soddisfatto del risultato ottenuto strappa i fogli gettando via tutto. È il periodo degli incontri con i nuovi poeti dell’epoca: Montale, Ungaretti, Barbaro. Rimane colpito dalle pagine di “Ossi di seppia”, al punto di affermare: “… saranno per sempre parte del mio essere.” Nel 1931 decide, finalmente, d’inviare alcuni suoi componimenti poetici alla rivista genovese “Circolo”, ma il Direttore della testata, Adriano Grande, li rifiuta invitandolo alla pazienza, come a dire che la poesia non era adatta a lui. Due anni dopo, nel 1933, pubblica le sue prime poesie, “Vespro” e “Prima luce”, su due riviste letterarie e, a Sanremo, dove si trova per il servizio militare, coltiva alcune amicizie letterarie: Giorgio Bassani, Fidia Gambetti e Giovanni Battista Vicari. Comincia anche a collaborare con riviste e quotidiani pubblicando recensioni e critiche letterarie.

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Le poesie e la guerra

Nel 1935 inizia ad insegnare nelle elementari, prima a Rovegno e poi ad Arenzano. La morte della fidanzata, Olga Franzoni, nel 1936, dà lo spunto alla piccola raccolta poetica “Come un’allegoria”, pubblicata a Genova da Emiliano degli Orfini. La tragica scomparsa della ragazza, causata da setticemia, provoca una profonda tristezza in Caproni, come testimoniano molti suoi componimenti di quel periodo, tra cui vanno ricordati i “Sonetti dell’anniversario” e “Il gelo della mattina”. Nel 1938, dopo la pubblicazione di “Ballo a Fontanigorda”, per l’editore Emiliano degli Orfini, sposa Lina Rettagliata. L’anno seguente è richiamato alle armi e nel maggio del 1939 nasce la sua primogenita, Silvana. Allo scoppio della guerra è prima inviato sul fronte delle Alpi Marittime e poi in Veneto.

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Attività letteraria e riconoscimenti

Nel 1949 torna a Livorno alla ricerca della tomba dei nonni e riscopre l’amore per la sua città natia: “Scendo a Livorno e subito ne ho impressione rallegrante. Da quel momento amo la mia città, di cui non mi dicevo più…”. Le attività letterarie di Caproni diventano frenetiche. Nel 1951 si dedica alla traduzione di “Il tempo ritrovato” di Proust, cui seguiranno altre versioni dal francese di molti classici d’oltralpe. “Stanze della funicolare” vince il Premio Viareggio nel 1952 e, dopo sette anni, nel 1959, pubblica “Il passaggio di Enea”. Sempre in quell’anno vince nuovamente il Premio Viareggio con “Il seme del piangere”. Dal 1965 al 1975 pubblica: “Congedo del viaggiatore cerimonioso e altre prosopopee”, “Il Terzo libro ed altre cose” e “Il muro della terra”. È del ’76 la pubblicazione della sua prima raccolta, “Poesie”; nel 1978 esce un volumetto di poesie intitolato “Erba francese”. Dal 1980 al 1985 vengono pubblicate molte sue raccolte poetiche ad opera di vari editori. Nel 1985 il Comune di Genova gli conferisce la cittadinanza onoraria. Nel 1986 viene pubblicato “Il conte di Kevenhuller”. Il 22 Gennaio 1990 muore a Roma. L’anno dopo viene pubblicata postuma la raccolta poetica “Res amissa”.

Accadde oggi – 22 gennaio. Ricorrono gli anniversari di George Byron e di Giorgio Caproni ultima modifica: 2018-01-22T09:00:00+00:00 da francesca

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