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Accadde oggi – 14 giugno. Ricorrono gli anniversari di Leopardi, Quasimodo e Borges

Accadde oggi 14 giugno

In questa data il mondo delle lettere ricorda l’anniversario della scomparsa del grandissimo Giacomo Leopardi, di Salvatore Quasimodo e di Jeorge Luis Borges …

MILANO – In questa data il mondo delle lettere ricorda la scomparsa del grandissimo Giacomo Leopardi, di Salvatore Quasimodo e di Jeorge Luis Borges. Scopriamo insieme la loro vita, le loro opere e le tematiche più importanti che hanno affrontato. 
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GIACOMO LEOPARDI – Giacomo Leopardi nacque il 29 giugno del 1798 a Recanati (Macerata) dal conte Monaldo e da Adelaide dei Marchesi Antici. Il padre, dotato di squisiti gusti letterari e artistici, riuscì a collezionare un’importante biblioteca domestica, contenente migliaia di libri e che vedrà il giovane Giacomo frequentatore assiduo, tanto che a tredici anni già si dilettava di letture greche, francesi e inglesi, di fatto insensibile alle esortazioni paterne che avrebbe voluto per lui la conduzione di una vita più sana e dinamica. Nella biblioteca di casa trascorre i ‘sette anni di studio matto e disperatissimo’ nella volontà di impossessarsi del più ampio universo possibile: sono anni che compromettono irrimediabilmente la salute e l’aspetto esteriore di Giacomo, fonte fra l’altro delle eterne dicerie sulla nascita del cosiddetto pessimismo leopardiano. Leopardi stesso si è invece sempre opposto al tentativo di svilire la portata delle sue convinzioni, contestando che queste nascessero da quelle.

 

L’ATTIVITA’ POETICA – La verità è che il precoce letterato soffriva di una forma di ipersensibilità che lo teneva lontano da tutto ciò che avrebbe potuto farlo soffrire, tra cui vanno ascritti di diritto i rapporti interpersonali. A diciotto anni scriveva odi greche facendole credere antiche, e cominciava a pubblicare opere d’erudizione storica e filologica. Il padre Monaldo, organizzava accademie in famiglia per farvi brillare l’ingegno del figlio, ma questi ormai sognava un mondo più grande, un pubblico più vario e meno provinciale. Tra il 1815 ed il 1816 si attua quella che è divenuta famosa come la ‘conversione letteraria’ di Leopardi, il passaggio cioè dalla semplice erudizione alla poesia; quella che lo stesso Leopardi definì appunto ‘passaggio dalla erudizione al bello’. Seguirà l’abbandono della concezione politica reazionaria del padre ed il distacco dalla religione cattolica. È il 1816, in particolare, l’anno in cui più distintamente la vocazione alla poesia si fa sentire, pur tra le tante opere di erudizione che ancora occupano il campo: accanto alle traduzioni del primo libro dell’Odissea e del secondo dell’Eneide, compone una lirica, ‘Le rimembranze,’ una cantica e un inno. Interviene nella polemica milanese tra classici e romantici. Nel 1817 si registrano nuove traduzioni e prove poetiche significative. La vita di Giacomo Leopardi in sè è povera di vicende esteriori: è la ‘storia di un’anima’. (Con questo titolo il Leopardi aveva immaginato di scrivere un romanzo autobiografico). E’ un dramma vissuto e sofferto nell’intimità dello spirito. Il poeta, e così nella sua trasfigurazione l’essere umano ‘tout-court’ aspira ad un’infinita felicità che è totalmente impossibile; la vita è inutile dolore; l’intelligenza non apre la via ad alcun mondo superiore poiché questo non esiste se non nell’illusione umana; l’intelligenza serve soltanto a farci capire che dal nulla siamo venuti e al nulla torneremo, mentre la fatica e il dolore di vivere nulla costruiscono.

 

MODERNITA’ – Nel 1817, sofferente per una deformazione alla colonna vertebrale e per disturbi nervosi, stringe rapporti epistolari con Pietro Giordani, che conoscerà di persona solo l’anno dopo e che presterà sempre umana comprensione agli sfoghi dell’amico. In questo periodo il grande poeta comincia fra l’altro ad annotare i primi pensieri per lo Zibaldone e scrive alcuni sonetti. Il 1818, invece, è l’anno in cui Leopardi rivela la sua conversione, con il primo scritto che abbia valore di manifesto poetico: il ‘Discorso di un Italiano intorno alla poesia romantica’, in difesa della poesia classica; inoltre pubblica a Roma, con dedica a Vincenzo Monti, le due canzoni ‘All’Italia’ e ‘Sopra il monumento di Dante’. Intanto, è colpito da una grave malattia agli occhi che gli impedisce non solo di leggere, ma anche di pensare, tanto che più volte medita il suicidio. Matura in questo clima la cosiddetta ‘conversione filosofica’, ossia il passaggio dalla poesia alla filosofia, dalla condizione ‘antica’ (naturalmente felice e poetica) alla ‘moderna’ (dominata dall’infelicità e dalla noia), secondo un percorso che riproduce a livello individuale l’itinerario che il genere umano si trovò a compiere nella sua storia. In altre parole, la condizione originaria della poesia si allontana ai suoi occhi sempre più nelle epoche passate, e appare irriproducibile nell’età presente, dove la ragione ha inibito la possibilità di dare vita ai fantasmi della fantasia e dell’illusione. Sfortunatamente, in questo periodo si innamora pure segretamente della cugina Geltrude Cassi Lazzari, che rappresenta uno dei suoi tanti amori non corrisposti, amori ai quali il poeta attribuiva capacità quasi salvifiche di lenimento delle pene dell’anima. Finalmente nel febbraio del 1823 Giacomo può realizzare, col permesso paterno, il sogno di uscire da Recanati dove si sentiva prigioniero di un ambiente mediocre, che non lo sapeva né lo poteva comprendere. Ma recatosi a Roma presso lo zio materno, rimane profondamente deluso dalla città, troppo frivola e poco ospitale. Lo commuove soltanto il sepolcro del Tasso. Ritornato a Recanati, vi rimane due anni. Prende poi dimora a Milano (1825) dove conosce Vincenzo Monti; e poi ancora a Bologna (1826), Firenze (1827), dove conosce Vieusseux, Niccolini, Colletta, Alessandro Manzoni, e Pisa (1827-28). Si mantiene con lo stipendio mensile dell’editore milanese Stella, per il quale cura il commento alle rime del Petrarca, esegue traduzioni dal greco e compila due antologie di letteratura italiana: poesie e prose. Venutegli a mancare queste entrate torna a Recanati (1828).

 

GLI ULTIMI ANNI – Nell’Aprile del 1830 torna a Firenze su invito del Colletta; qui stringe amicizia con l’esule napoletano Antonio Ranieri, il cui sodalizio durerà sino alla morte del poeta. Nel 1831 vede la luce a Firenze l’edizione dei ‘Canti’. Nel 1833 parte con Ranieri alla volta di Napoli, dove due anni più tardi firma con l’editore Starita un contratto per la pubblicazione delle proprie opere. Nel 1836, per sfuggire alla minaccia del colera, si trasferisce alle falde del Vesuvio, dove compose due grandi liriche: ‘Il tramonto della luna’ e ‘La ginestra’. Il 14 giugno 1837 muore improvvisamente, a soli 39 anni, per l’aggravarsi dei mali che lo affliggevano da tempo.

 

JORGE LUIS BORGES – Borges nacque il 24 agosto 1899 a Buenos Aires. Da una famiglia di studiosi e militari, Borges ereditò l’amore totale per la letteratura e il rimpianto per la sua mancata carriera nell’esercito. Dal 1914 al 1921 seguì i suoi genitori in Europa. Frequentò gli studi a Ginevra e in Spagna, dove venne a contatto con l’avanguardia letteraria e scrisse le prime poesie. Nel 1923 venne pubblicato il suo primo libro di poesia, ‘Fervor de Buenos Aires’, seguito a distanza di due anni dal secondo libro di versi, ‘Luna de Enfrente’. E’ nel 1925 che Borges incontra Victoria Ocampo, musa ispiratrice che riuscirà a sposare quarant’anni dopo. Tra i due l’intesa intellettuale fu da subito fortissima e destinata a fare la storia. L’attività pubblicistica di Borges  fu infaticabile, tanto che sia i versi di ‘Cuaderno San Martìn’ che l”Evaristo Carriego’ suscitarono gli entusiasmi della critica argentina. La cecità afflisse lentamente Borges. La malattia venne tuttavia interpretata dallo scrittore in senso. Il culmine di questo processo di sublimazione si ebbe  fra il 1933 e il 1934, quando sul piano letterario Borges diede vita a trame che utilizzano la storia come menzogna, come falso, plagio e parodia universale. Il 1938 vide la morte dell’amatissimo padre di Borges e lo scrittore stesso ebbe  un incidente che lo costrinse per parecchio tempo all’immobilità. Gli anni della malattia furono tuttavia per lo scrittore molto fruttuosi.
LO SCRITTORE ARGENTINO PIU’ FAMOSO – La pubblicazione dei racconti “Aleph” sancì la consacrazione di Borges come  il maggiore scrittore argentino di tutti i tempi. Virtuosista di razza, confermò la sua fama scendendo sul piano della saggistica pura, con le sue celebri ‘Altre inquisizioni’. Nel 1955 si coronò un suo sogno: Borges venne nominato direttore della Biblioteca Nazionale. Quel momento sancì l’inizio di un lungo e fecondissimo tramonto, nonostante la morte avvenga molto più tardi, il 14 giugno 1986.
SALVATORE QUASIMODO – Salvatore Quasimodo nacque a Modica il 20 agosto 1901 e trascorse la sua infanzia in vari paesi della Sicilia, dove via via s’era trasferito il padre che faceva il capostazione. Per un certo periodo visse a Roma, dove frequentò il Politecnico e si laureò in ingegneria. Tuttavia, gli interessi per le lingue latina e greca lo dissuasero presto dagli studi tecnici. Nel 1926 si impiegò presso il Genio Civile di Reggio Calabria e nel 1929, trasferito a Firenze, fu introdotto da suo cognato Elio Vittorini, nell’ambiente letterario della rivista ‘Solaria’ dove conobbe Montale, La Pira, Loria e dove cominciò le sue pubblicazioni poetiche. Nel 1930 pubblicò la sua prima raccolta di versi ,Acque e Terre, e nel 1932, trasferitosi a Genova, pubblicò “Oboe Sommerso”. A Milano,  lasciato l’impiego al Genio Civile, si dedicò completamente alla poesia. Nel 1940 pubblicò la sua mirabile traduzione dei Lirici Greci ottenendo tali consensi da essere chiamato ad insegnare letteratura italiana al Conservatorio. Quasimodo fu profondamente sconvolto dallo scoppiare della Seconda Guerra Mondiale,  tanto da maturare l’idea che la poesia dovesse uscire dalla sfera aristocratica del privato per interessarsi alle problematiche sociali e civili, per cercare di cambiare l’uomo, sconvolto ed imbruttito dagli orrori della guerra. Questo impegno rimase vivo in tutte le successive raccolte poetiche di Quasimodo: “Giorno dopo giorno”, “La vita non è sogno”, La terra impareggiabile. Il grande impegno letterario gli valse, nel 1959,il premio Nobel per la letteratura. Morì a Napoli nel 1968.
L’IMPEGNO POETICO – L’esperienza poetica di Quasimodo può essere suddivisa in tre tappe essenziali. La prima è rappresentata dalle poesie improntate ai modelli più illustri del tempo, da Pascoli ai simbolisti, da d’Annunzio ai crepuscolari. Temi caratterizzanti sono l’amore per la terra siciliana, la malinconia, il ricordo dell’infanzia. Si tratta di sentimenti veri ma espressi con linguaggio sobrio. La seconda ha come esperienza ‘l’ermetismo”. Siamo negli anni dell’appassionato studio dei lirici greci e l’esercizio sulle lingue classiche permette a Quasimodo di conciliare le esigenze della nuova poetica con il costante impegno di chiarezza. La terza tappa si può considerare quella che scaturisce dalla dolorosa esperienza della guerra. Quasimodo, come già accennato, si impegna in una poesia dal forte contenuto sociale. Egli svolse una funzione significativa nella letteratura del Novecento. Nella sua opera letteraria egli rivelò il suo carattere pensoso e profondamente umano e nello stesso tempo giunse a soluzioni originali e ricche sul piano intellettuale ed artistico. Nelle prime raccolte Quasimodo sviluppò temi connessi con la solitudine, con lo sradicamento dell’uomo, che egli individuava anche nella sua personale condizione di esule profondamente legato al mondo della sua infanzia, ossia ad una dimensione di bontà e di sanità non più raggiungibile. Egli aderì all’Ermetismo spontaneamente, per la sua naturale esigenza di concretezza e perché vide nella nuova poesia un sussidio contro il Romanticismo, il sentimentalismo, l’autobiografismo e qualcosa di utile per il raggiungimento di una più acuta visione delle cose.
Accadde oggi – 14 giugno. Ricorrono gli anniversari di Leopardi, Quasimodo e Borges ultima modifica: 2017-06-14T08:55:00+00:00 da francesca

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