Biografie

Accadde oggi – 13 ottobre. Ricorre l’anniversario della scomparsa di Dario Fo

Accadde oggi – 13 ottobre. Ricorre l'anniversario della scomparsa di Dario Fo

Oggi il mondo delle lettere ricorda anniversari di una certa importanza. Ricordiamo,infatti, Cesare Zavattini, Vincenzo Monti e Dario Fo…

MILANO – Nel 1828 moriva Vincenzo Monti, poeta, scrittore, drammaturgo e traduttore italiano. E’ stato uno dei maggiori esponenti del Neoclassicismo italiano ed è ricordato in particolar modo per aver tradotto l’Iliade. Insieme a lui, oggi, ricordiamo anche la scomparsa di Charles Augustin De Sainte- Beuve: critico letterario, scrittore e aforista francese, una delle figure di spicco della critica letteraria in Francia. Nel 1989 a Roma, moriva Cesare Zavattini: sceneggiatore, giornalista, commediografo, scrittore, poeta e pittore italiano. A distanza di solo un anno, ricordiamo anche la scompaesa dell’attore e drammaturgo Dario Fo.

DARIO FO – Dario Luigi Angelo Fo è stato un drammaturgo, attore, regista, sceneggiatore e attivista italiano. Vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1997, a cui era già stato candidato nel febbraio 1975, fu autore di rappresentazioni teatrali che fanno uso degli stilemi comici propri della commedia dell’arte italiana e che sono rappresentati con successo in tutto il mondo. In quanto attore, regista, scrittore, scenografo, costumista e impresario della sua stessa compagnia, Fo è stato un uomo di teatro a tutto tondo. Famoso per i suoi testi teatrali di satira politica e sociale e per l’impegno politico di sinistra, con la moglie Franca Rame fu tra gli esponenti del Soccorso Rosso Militante.

CESARE ZAVATTINI – Nato in un piccolo paese di Reggio Emilia, Zavattini capisce subito di avere una grande propensione per le lettere così decide, già da giovanissimo, di trasferirsi a Milano (1930) dove ha modo di introdursi senza difficoltà negli ambienti editoriali di quel tempo.  Notato per la sua bravura, per il bello scrivere e per la sagacia delle sue osservazioni, sviluppa una brillante carriera cominciando a collaborare a numerose riviste e arrivando addirittura a dirigere per Rizzoli tutti i periodici dell’editore. In particolare, sempre negli anni ’30, prende in mano il periodico rizzoliano ‘Cinema illustrazione’. A fianco dell’intensa attività di giornalista non bisogna dimenticare l’eccezionale capacità di Zavattini come scrittore, a cui si devono anche libri ricchi di fantasia e di un surreale umorismo, quali ‘Parliamo tanto di me’, ‘I poveri sono matti’, ‘Io sono il Diavolo’ o ‘Totò il buono’, opere che lo impongono all’attenzione della critica e del pubblico, come uno dei più originali umoristi italiani di quegli anni. Nel cinema comincia a lavorare come soggettista e sceneggiatore nel 1935, esordendo con ‘Darò un milione’ (M. Camerini) e proseguendo con altri film di minor spessore. Nel 1938 inoltre inizia a dipingere, una delle grandi passioni mai abbandonate della sua vita.

VINCENZO MONTI – Vincenzo Monti nasce il 19 gennaio 1754 (alcune fonti parlano del 19 febbraio) ad Alfonsine (Ravenna), in località Ortazzo, figlio di Adele e Fedele Maria. Intenzionato a trasferirsi a Roma, vi giunge nel maggio del 1778, andando a dimorare in piazza Navona presso il palazzo Doria Pamphili. Dopo aver presentato la “Prosopopea di Pericle”, Vincenzo Monti recita “La bellezza dell’Universo” durante le nozze del nipote di Pio VI Luigi Braschi Onesti; nel 1782, invece, scrive “Il pellegrino apostolico”, per celebrare un viaggio a Vienna del Pontefice. All’anno successivo risalgono i versi sciolti “Al principe Don Sigismondo Chigi” e i “Pensieri d’amore”. Mentre si dedica alla realizzazione di sonetti, Vincenzo Monti lavora anche alla “Bassvilliana”: nell’opera si racconta di come Ugo Bassville, segretario dell’ambasciata francese a Napoli, chieda perdono a Luigi XVI per avere manifestato sentimenti cristiani prima di morire (il suo sangue ricadrà sulla sua patria). La “Bassvilliana” si rivela un poema romantico che, pur non essendo completato, mette in luce l’orrore suscitato dal Terrore del periodo rivoluzionario: per questo motivo il poemetto viene considerato un capolavoro della letteratura antifrancese reazionaria. Negli anni Venti dell’Ottocento, quindi, il poeta si lascia andare a opere essenzialmente private: si dedica alla filologia, riprende la “Feroniade” e scrive versi d’occasione, dedicandosi anche a una “Proposta di alcune correzioni ed aggiunte al vocabolario della Crusca”. Agli ultimi anni della sua vita risalgono il “Sermone sulla mitologia”, i versi “Nel giorno onomastico della sua donna”, il sonetto “Sopra se stesso” e “Le nozze di Cadmo”, garbato idillio. Nel frattempo le sue condizioni di salute vanno peggiorando: Monti perde progressivamente l’uso dell’udito e della vista, e nell’aprile del 1826 rimane vittima di un attacco di emiplegia che paralizza completamente la parte sinistra del suo corpo. Un attacco simile si ripete l’anno successivo. Vincenzo Monti muore il 13 ottobre 1828, dopo aver chiesto i sacramenti. Il suo corpo viene sepolto a San Gregorio fuori Porta Orientale, anche se la sua tomba andrà dispersa.

 

 

Accadde oggi – 13 ottobre. Ricorre l’anniversario della scomparsa di Dario Fo ultima modifica: 2017-10-13T09:00:55+00:00 da Salvatore Galeone

© Riproduzione Riservata
Tags