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Hugh Howey, ”Oggi, con il digitale, l’unico limite alla pubblicazione di un testo è l’immaginazione dell’autore”

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Un futuro apocalittico, una comunità che sopravvive in una gigantesca città sotterranea, il cui unico contatto con l’esterno è quello attraverso uno schermo. E’ questo il paesaggio di ”Wool”, romanzo di Hugh Howey……

Lo scrittore americano, divenuto un vero e proprio caso letterario con il suo libro “Wool”, in questa intervista ci parla del nuovo fenomeno dell’autopubblicazione sul web, della sua passione per la lettura e della coesistenza tra libro cartaceo ed ebook

MILANO – Un futuro apocalittico, una comunità che sopravvive in una gigantesca città sotterranea, il cui unico contatto con l’esterno è quello attraverso uno schermo. E’ questo il paesaggio che fa da sfondo a “Wool”, il romanzo distopico dell’autore Hugh Howey, divenuto un vero e proprio caso letterario. Howey ha iniziato la serie di "Wool" nel 2011, autopubblicandola sul Kindle Store di Amazon. Dopo l’enorme successo ottenuto, ha scritto gli altri due libri della trilogia, Shift e Dust, vendendo i diritti dell’edizione cartacea. Attualmente i testi sono in fase di pubblicazione in oltre diciotto Paesi. In Italia Howey è nelle librerie da pochi giorni grazie a Fabbri Editori. In questa intervista, l’autore ci parla della sua passione per la scrittura, del fenomeno sempre più attuale degli autori indipendenti, e ci svela i retroscena della nascita del suo notissimo capolavoro letterario.


Quando ha incominciato a scrivere? Qual è il suo rapporto con i libri e la lettura?

Ho incominciato a scrivere quando ero  molto giovane, intorno ai 12 o 13 anni. Ero un avido lettore, uno di quei bambini che ha sempre un libro in mano. Leggevo ovunque, anche camminando. A scuola, leggevo i libri nascondendoli sotto il banco. Anche al college, quando andavo al bar con gli amici, mi mettevo sempre in un angolo piuttosto appartato e leggevo.
Quando ami qualcosa così tanto, sogni che questa passione possa trasformarsi in professione. Così ho incominciato a scrivere libri quando ero ancora un bambino, ma non li terminavo mai. Venivo sempre distratto da qualcos’altro. Per molto tempo non ho mai terminato la stesura di un libro. Poi ho iniziato tutt’altro tipo di carriera: il marinaio. Ho fatto lo skipper per molti anni, sino a quando è successo quello che non dovrebbe capitare mai a nessun marinaio: mi sono innamorato. Ho così smesso di viaggiare per mare, e ho fatto altri lavori, dal libraio all’operaio, e nel tempo libero mi sono dedicato alla scrittura.

Come mai ha scelto di scrivere di un genere così particolare come quello distopico?

Adoro tutti i generi di narrativa, e scrivo di qualsiasi cosa. Ho scritto un romanzo horror, un romanzo letterario e una serie joung adult. Con “Wool”, ho scritto una storia distopica simile a “1984” e “Brave New World”. La storia si svolge nel prossimo futuro,  ma non ha nulla a che vedere con il genere fantascientifico. La forza nello scrivere una storia ambientata nel futuro è che mi permette di fare satira sull’attuale condizione umana  e costituisce un utile monito che ci indica dove andremo se non stiamo attenti. Molti critici hanno accostato questa serie a “Hunger Games”, perché è in grado di catturare l’attenzione sia dei lettori amanti del genere, sia di un più ampio pubblico.

Quali sono i vantaggi dell’essere un autore indipendente?
E’ come essere un regista indipendente o un musicista indipendente. Sei libero di  superare i confini ed essere completamente creativo. Quello che ha reso impossibile questo fenomeno per moltissimi anni è stato il costo di produzione e distribuzione dei libri. Indipendentemente dal fatto che tu sia creativo o talentuoso, hai sempre bisogno di qualcuno che finanzi la produzione dei testi cartacei.

Ora, con i testi digitali, l’unico limite è la tua immaginazione. Non costa più nulla rendere la tua storia fruibile in tutto il mondo. Naturalmente, nessuno leggerà il vostro lavoro, a meno che qualcuno non prenda sul serio il tuo lavoro e voglia dedicargli un po’ di tempo. Io la vedo così: chiunque può imparare a suonare uno strumento e intrattenere i passanti, chiedendo una piccola offerta. Se hai talento, puoi guadagnare attraverso questo mestiere. E’ ciò che gli autori indipendenti stanno cercando di fare. Stanno cercando di esprimersi al meglio, ed è una bella soddisfazione riuscire a conquistare un pubblico, seppur di nicchia.

Lei ha avuto un’ottima esperienza con i testi digitali. Cosa ne pensa dei libri cartacei? Sono destinati a scomparire totalmente?

Non credo che i libri cartacei possano scomparire. Si è scritto su carta per migliaia di anni. Si tratta di un materiale utile e facilmente fruibile. E poi c’è quella sensazione tattile che il libro di carta ti regala, che non potrà mai essere sostituita da nessun altro mezzo. Non c’è dubbio che gli ebook offrano numerosi vantaggi, ma la loro esponenziale crescita, almeno negli Stati Uniti, pare essersi stabilizzata.

Una delle cose che mi ha maggiormente stupito con “Wool” è quanti lettori acquistino ebook, e poi acquistino quello cartaceo non appena disponibile nelle librerie. Se davvero si amano i libri, si desidera possedere l’edizione cartacea, di modo da poterla esporre sulla mensola accanto a tutti gli altri “cimeli letterari”. Forse in futuro, se si acquisterà un libro in brossura, si riceverà in omaggio la sua versione digitale. Il mio sogno è quello di vedere coesistere armoniosamente le due diverse forme.


Che cosa ci può raccontare di “Wool”? Ci può raccontare qualche aneddoto riguardante la nascita, l’idea della trama e il suo protagonista preferito?

L’idea per la stesura di “Wool” è arrivata quando ho smesso di viaggiare sugli yacht e mi sono sposato con mia moglie Amber. Quello che ho osservato in primis è stato come il mondo che avevo visto con i miei occhi era totalmente diverso dal mondo raccontato dai giornali. Tutto quello che si può leggere o ascoltare negli Stati Uniti sono notizie brutte e catastrofiche. Questo mi ha fatto pensare che vedere il mondo attraverso una unica finestra non può che essere controproducente per tutti noi, che sia un telegiornale o una notizia letta su internet. Se noi continuiamo a vedere solo il peggio del mondo, questo ci mette

 

Ho così immaginato un mondo dove l’umanità, o quello che di lei ne resta, vive sottoterra, e l’unica visione che hanno del mondo è attraverso uno schermo gigante, e la visione che ne emerge è molto triste. Ma che cosa succede se le persone smettono di credere in quello schermo? La storia parte da questa idea, e con un protagonista, uno sceriffo, la cui moglie è l’ultima persona mandata “all’esterno” per morire. Sono passati tre anni, e lui decide di uscire fuori a cercarla. E’ in questo modo che cominciano a prendere vita una serie di eventi che cambieranno il mondo per sempre.


22 ottobre 2013

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