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Vincent van Gogh, follia e arte tra immaginazione e colore

Vincent van Gogh, follia e arte tra immaginazione e colore

Lo stile dell’artista olandese Vincent Willem van Gogh è personale e drammatico. Ha influenzato fortemente l’arte del XX secolo …

MILANO – Vincent Willem van Gogh è stato un pittore post-impressionista le cui opere, notevoli per la loro immensa bellezza, per le pennellate decise e per la scelta dei colori, hanno influenzato fortemente l’arte del XX secolo. L’arte di Van Gogh, come tipica e drammatica espressione del crescente contrasto tra il mondo interno e il mondo esterno, tra spiritualità e realtà oggettiva, è anche da considerarsi come il primo indizio della crisi che portò all’arte di pura espressione, indipendente da ogni funzione rappresentativa. La sua vocazione artistica fu tardiva, ma ciò non gli impedì di realizzare 864 tele e di più di mille disegni, senza contare i numerosi schizzi. Durante la sua vita fu praticamente sconosciuto e visse in povertà. Soffrì per molti anni di disturbi mentali e morì all’età di 37 anni.

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GLI ESORDI – Vincent Willem van Gogh nasce il 30 marzo 1853 a Groot Zundert (Olanda) e fin da giovanissimo, inizia a dipingere. A scuola impara il francese, l’inglese e il tedesco e terminati gli studi, va a lavorare come impiegato nella succursale della casa d’arte parigina Goupil & Co., successivamente nelle sedi dell’Aja (dove compie frequenti visite ai musei locali), di Londra e di Parigi. Nel maggio del 1875 viene definitivamente trasferito a Parigi, dove raggiunge il fratello Theo. Molto del suo tempo lo spende assieme al fratello e i due, da quel momento, iniziano una corrispondenza che durerà tutta la vita e che rappresenta ancora oggi il mezzo migliore per studiare le opinioni, i sentimenti e lo stato d’animo di Vincent. Durante il soggiorno parigino l’artista scopre la pittura impressionista e approfondisce l’interesse per l’arte e le stampe giapponesi. Conosce molti pittori tra cui Toulouse Lautrec e Paul Gauguin che apprezza particolarmente. La loro sarà una relazione assi turbolenta, con esiti anche drammatici, come testimonia il famoso episodio del taglio dell’orecchio (si suppone infatti che Vincent abbia assalito Gauguin con un rasoio. Fallito l’attacco, in preda ad una crisi di nervi, si taglia il lobo dell’orecchio sinistro).

 

DALLA BIBBIA ALLE SPERIMENTAZIONI PITTORICHE – Dopo un breve periodo caratterizzato dallo studio quasi ossessivo della Bibbia, durante cui il fervore religioso cresce in lui, il suo stato di salute fisico e mentale volge al peggio. Il 1880 è un punto di svolta nella vita di van Gogh. Abbandona i suoi propositi religiosi e si dedica esclusivamente a dipingere poveri minatori e tessitori. Theo inizia ad appoggiarlo finanziariamente, una situazione che si protrarrà fino alla fine della vita di Vincent. Più tardi nel corso dell’anno, intraprende studi formali di anatomia e prospettiva all’Accademia di Bruxelles. Nel frattempo conosce Clasina Maria Hoornik, detta ‘Sien’, di professione prostituta. Il suo stato di salute non migliora, anzi peggiora, tanto da dover essere ricoverato in ospedale per gonorrea. Una volta dimesso, inizia alcune sperimentazioni pittoriche e, dopo più di un anno trascorso insieme, pone termine alla sua relazione con Sien. Più tardi nel corso dell’anno, Vincent si trasferisce a Nuenen dai suoi genitori, mette in piedi un piccolo studio per lavorare ma continua a fare affidamento sul sostegno di Theo van Gogh. Estende i suoi esperimenti fino ad includere una maggiore varietà di colori e sviluppa un grandissimo interesse per le incisioni su legno giapponesi. Tenta di intraprendere una qualche formazione artistica all’École des Beaux-Arts e poi all’Accademia di Aversa, ma in entrambi i casi abbandona la scuola a causa del suo carattere anticonformista e ribelle.

 

LA PROVENZA – Nel febbraio del 1888 van Gogh lascia Parigi e si trasferisce ad Arles, nel Sud della Francia. All’inizio, il cattivo tempo invernale gli impedisce di lavorare, ma una volta arrivata la primavera inizia a dipingere i paesaggi in fiore della Provenza. Si trasferisce infine nella ‘Casa Gialla’, una dimora che ha preso in affitto dove spera di stabilire una comunità di artisti. E’ il momento in cui riesce a dipingere alcune delle sue opere migliori ma anche il momento delle sue già accennate violente tensioni con Gauguin. Durante la prima parte dell’anno, lo stato di salute mentale di Vincent oscilla paurosamente. A volte è completamente calmo e lucido; altre volte, soffre di allucinazioni e fissazioni. Continua sporadicamente a lavorare nella sua ‘Casa Gialla’, ma la frequenza crescente degli attacchi lo induce, con l’aiuto di Theo, a farsi ricoverare presso l’ospedale psichiatrico di Saint Paul-de-Mausole a Saint-Rémy-de-Provence.

 

IL SUCCESSO E LA MORTE – Per ironia della sorte, mentre lo stato mentale di salute di Vincent continua a peggiorare nel corso dell’anno, le sue opere iniziano a ricevere il dovuto riconoscimento presso la comunità artistica. I suoi dipinti ‘Notte stellata sul Rodano’ e ‘Iris’ sono in mostra al Salon des Indépendants in settembre, e in novembre viene invitato ad esibire sei dei suoi lavori da Octave Maus (1856-1919), segretario del gruppo di artisti Belgi ‘Les XX’. Dopo una serie incredibile di alti e bassi, sia fisici che emotivi e mentali, e dopo aver prodotto con incredibile energia una serie sconvolgente di capolavori, van Gogh muore nelle prime ore del 29 luglio 1890, sparandosi in un campo nei pressi di Auverse. Il funerale ha luogo il giorno dopo, e la sua bara è ricoperta di dozzine di girasoli, i fiori che amava così tanto.

 

 

Vincent van Gogh, follia e arte tra immaginazione e colore ultima modifica: 2017-07-29T10:10:39+00:00 da Salvatore Galeone

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