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Vasilij Kandinskij, il padre dell’astrattismo

Vasilij Kandinskij, il padre dell'astrattismo

Oggi nel mondo dell’arte ricorre l’anniversario della scomparsa di uno dei maggiori esponenti dell’Arte del Novecento …

MILANO – Oggi nel mondo dell’arte ricorre l’anniversario della scomparsa di uno dei maggiori esponenti dell’Arte del Novecento, Vasilij Kandinskij, amatissimo dal pubblico.

BIOGRAFIA – Nato il 16 dicembre 1866 a Mosca, nel 1870 Vasilij si trasferisce con la sua famiglia a Odessa. Dal 1886 al 1889 studia legge a Mosca. Nel 1892 si laurea, e nello stesso anno si sposa. Nel 1896 rifiuta un posto di docente all’Università di Dorpat in Estonia, per studiare arte presso l’Akademie der Bildenden Künste di Monaco di Baviera. Con l’obiettivo principale di introdurre le avanguardie francesi nell’ambiente artistico tradizionalista di Monaco, apre una scuola in cui tiene lezione. Nel 1902 espone per la prima volta con La Secessione di Berlino e realizza le sue prime xilografie. Nel 1903 e 1904 visita l’Italia, l’Olanda, l’Africa e la Russia. Nel 1904 espone nel Salone d’Autunno di Parigie poi si trasferisce a Murnau, nell’Alta Baviera. Qui dipinge immagini prive di volume e si dà alla sperimentazione delle forme e dei colori, dando così il via all’astrazione dal reale. Nel 1910 produce il suo primo acquerello astratto, dove nelle macchie più scure predominano due colori, il rosso e l’azzurro, che evidentemente considera relazionati perché si trovano sempre insieme.

ARTE E MUSICA – L’artista affronta la pittura astratta attraverso tre gruppi di opere, che anche nelle loro denominazioni indicano il legame dell’arte di Kandinskij con la musica: ‘impressioni’, ‘improvvisazioni’ e ‘composizioni’. Impressioni sono i quadri nei quali resta ancora visibile l’impressione diretta della natura esteriore; improvvisazioni, quelli nati improvvisamente dall’intimo e inconsciamente; composizioni quelli alla cui costruzione partecipa il cosciente, definiti attraverso una serie di studi. Kandinskij dopo questo passaggio, non ritornerà mai più alla pittura figurativa.

IL CAVALIERE AZZURRO – Nel 1911 Kandinskij e Franz Marc pongono le basi del Blaue Reiter, editando un almanacco nel 1912. La prima esposizione ha luogo a dicembre, nella galleria Thannhauser di Monaco. Nello stesso anno pubblica Lo Spirituale nell’Arte, in cui teorizza quello che va sperimentando nella sua pittura, cioè il rapporto tra forma e colore, alla base dell’astrazione. Nello stesso anno si tiene la prima mostra personale di Kandinskij nella galleria Der Sturm di Berlino. I temi preferiti di Kandinskij in questo periodo sono violenti e apocalittici, e traggono origine dalle immagini religiose popolari di Germania e Russia. Tra i suoi interessi vi era anche la Teosofia, intesa come la verità fondamentale che fa da sottofondo alla dottrina ed ai rituali in tutte le religioni del mondo; il credere in una realtà essenziale nascosta dietro le apparenze, fornisce una naturale razionalità all’arte astratta. La nuova arte deve basarsi sul linguaggio del colore e Kandinskij dà indicazioni sulle proprietà emozionali di ciascun tono e di ciascun colore, a differenza delle precedenti teorie sul colore, egli non si interessa dello spettro, ma solo della risposta dell’anima. Nel 1913 partecipa con una sua opera all’Armory Show di New York e, allo scoppio della prima guerra mondiale, torna in Russia.

IL BAUHAUS – Gli anni del Bauhaus sono caratterizzati dall’amicizia con Paul Klee e dalla pubblicazione di un altro saggio fondamentale: Punto e linea sul piano. Con l’instaurazione della dittatura, accusato di bolscevismo, è costretto ad abbandonare il paese e a trasferirsi a Neuilly-sur-Seine, un sobborgo di Parigi. Nel 1937 a Monaco viene realizzata la celebre mostra sull’Arte Degenerata, con cui Adolf Hitler si propone di condannare le nuove avanguardie artistiche. Nella mostra compaiono circa 50 opere di Kandinskij, poi vendute a basso costo all’asta ad acquirenti stranieri. Nel 1942 dipinge la sua ultima grande tela, Tensions dèlicates. In seguito, realizza soltanto opere di piccolo formato su cartone catramato. Muore il 13 dicembre 1944 nell’abitazione di Neuilly-sur-Seine dove visse gli ultimi dieci anni della sua vita.

LA TEORIA DEL COLORE – Kandinskij si occupa sia dei colori primari che di quelli secondari, e analizza il rapporto tra colore e musica e tra colore e forme: se un colore viene associato alla sua forma privilegiata gli effetti e le emozioni che scaturiscono da essi vengono potenziati. Ad esempio il giallo ha un rapporto privilegiato con il triangolo, il blu con il cerchio e il rosso con il quadrato. Il giallo è dotato di una follia vitale, prorompente, di un’irrazionalità cieca quindi può essere accostato spesso al rosso ma da esso si differenzia. L’azzurro è il blu che tende ai toni più chiari, è indifferente, distante. Il blu è il colore del cielo, è profondo; quando è intenso suggerisce quiete, quando tende al nero è fortemente drammatico. Il rosso è caldo, vitale, vivace, irrequieto, la sua energia è consapevole e può essere canalizzata. Il rosso medio è profondo, il rosso scuro è più meditativo. È paragonato al suono di una tuba. L’arancione esprime energia, movimento. Il verde è una quiete appagata, suggerisce opulenza, compiacimento, e se vira verso il giallo acquista energia, giocosità. Con il blu diventa pensieroso, attivo. Il viola, come l’arancione, è instabile ed è molto difficile utilizzarlo nella fascia intermedia tra rosso e blu. Il marrone si ottiene mischiando il nero con il rosso, ma essendo l’energia di quest’ultimo fortemente sorvegliata, ne consegue che esso risulti duro, poco dinamico. Il grigio è l’equivalente del verde, ugualmente statico, indica quiete, ma mentre nel verde è presente, seppur paralizzata, l’energia del giallo, nel grigio c’è assoluta mancanza di movimento. Il bianco è dato dalla somma (convenzionale) di tutti i colori dell’iride, ma di fatto è un muro di silenzio assoluto, un non-suono. Il nero è mancanza di luce, è un non-colore, è un silenzio di morte che tuttavia fa risaltare qualsiasi colore.

 

 

Vasilij Kandinskij, il padre dell’astrattismo ultima modifica: 2016-12-13T09:19:19+00:00 da Salvatore Galeone

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