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Francesco Hayez, il padre del Romanticismo italiano

Francesco Hayez, il padre del Romanticismo italiano

Il mondo dell’arte oggi ricorda la scomparsa Francesco Hayez considerato il massimo esponente del Romanticismo storico italiano…

MILANO – Il mondo dell’arte oggi ricorda la scomparsa Francesco Hayez considerato il massimo esponente del Romanticismo storico italiano. Autore del celeberrimo “Bacio”, considerato il ‘manifesto’ del movimento romantico.

 

Gli  esordi

Ultimo di cinque figli di una famiglia particolarmente povera (il padre, Giovanni, è un pescatore di Valenciennes, in Francia), proprio in conseguenza delle notevoli difficoltà economiche familiari, il piccolo Francesco viene lasciato in affidamento a una zia benestante, moglie di un mercante d’arte genovese, Giovanni Binasco, proprietario di una galleria di quadri: è Binasco stesso a intuire il talento artistico del nipote. Dapprima lo introduce presso un restauratore, dopodiché, notando la sua abilità, riesce a farlo entrare nello studio di Francesco Maggiotto. E’ qui che il giovane Hayez riceve una formazione classica basata su letture storiche e mitologiche. Comincia a frequentare, insieme con l’amico Demin, la collezione di Palazzo Farsetti, che include un’esposizione di gessi derivati da statue classiche antiche: statue che permettono a Francesco di esercitarsi nel disegno, attraverso la copiatura dei modelli in gesso. Nel 1803, a soli dodici anni, l’artista veneziano frequenta il primo corso di nudo all’Accademia delle Belle Arti, e inizia a dipingere grazie agli insegnamenti di Lattanzio Querena. Particolarmente importante si rivela lo studio di Tiziano, da cui prende i colori caldi e vivaci.

 

Il successo

Ammesso ai corsi di pittura della Nuova Accademia istituitasi nel 1806 si avvicina alla pittura di genere storico, mentre tre anni più tardi ottiene una borsa di studio che gli concede un soggiorno di alunnato per tre anni all’Accademia Nazionale di San Luca a Roma. Qui ha modo di entrare in contatto con Francesco Podesti e con il Canova: accolto molto positivamente nel suo studio romano, ha l’occasione di conoscere i personaggi artisticamente più rilevanti del momento. Le sculture del Canova esercitano una suggestione notevole sul giovane Francesco, al punto che molti suoi soggetti e situazioni saranno riferiti direttamente alle composizioni canoviane (oltre che a quelle di Raffaello).
Hayez decide quindi di stabilirsi definitivamente a Roma (anche se non mancano, in questo periodo, alcuni soggiorni a Venezia e Firenze), e nel 1813 realizza ‘Rinaldo e Armida’, che viene spedito come prova conclusiva del suo alunnato all’Accademia di Venezia. Abbandona la Città Santa dopo un’aggressione di cui rimane vittima, e si sposta a Napoli. Tre anni più tardi è a Milano dove presenta ‘Pietro Rossi prigioniero degli Scaligeri’ all’Accademia Brera: un’opera di notevole impegno, ritenuta dagli esperti il manifesto di quel romanticismo storico che farà la sua fortuna e che nella città della Madonnina lo farà entrare in contatto con personalità importanti come il conte Arese, Alessandro Manzoni e Tommaso Grassi. Espone, nel 1821, ‘Il conte Carmagnola condotto al supplizio’, ispirata alla tragedia scritta dal Manzoni. Altri quadri con ambientazione storica di quel periodo sono ‘I vespri siciliani’, ‘I profughi di Praga’, l”Ajace d’Oileo’, gli ‘Sponsali’ e l”Ultimo bacio’.
Dopo il ‘Ritratto di Alessandro Manzoni’, Hayez riceve incarichi di rilievo, come gli affreschi di Palazzo Reale a Milano (nella Sala delle Cariatidi) realizzati nel 1837. Nominato, nel 1850, professore di pittura all’Accademia di Brera (al posto del defunto Luigi Sabatelli, di cui era assistente), non abbandona la produzione di nuove opere: gli ultimi anni della sua vita vedono la produzione, tra l’altro, de ‘Il bacio’ (che diverrà il manifesto del Romanticismo italiano), ‘Il ritratto di Gioacchino Rossini’, ‘Il Marin Falieri’ e ‘La Finestra di Harem’. Francesco Hayez muore il 21 dicembre 1882 a Milano.

 

Lo stile

Artista ‘politico’ (molti suoi quadri contengono un messaggio nascosto, incluso ‘Il Bacio’), Hayez propone un’arte a volte fredda e artificiosa, al punto che molti hanno considerato il suo romanticismo formale, più che sostanziale. Molte delle sue opere sono prive di data o di firma: pertanto, la loro elencazione è tutt’altro che semplice. Di certo, sono attribuibili a lui i ritratti di Ugo Foscolo, Massimo d’Azeglio, Antonio Rosmini, Camillo Benso conte di Cavour e i già citati Rossini e Manzoni. Inoltre, molti suoi quadri sono ‘criptati’ e hanno un messaggio nascosto: ad esempio nel Bacio, rappresentato in epoca medioevale, intuiamo il vero significato dell’opera, legata al suo tempo, con un patriota che sta partendo per la guerra contro gli Austriaci. Un’altra delle componenti proprie allo stile di Hayez è il realismo, che si esprime soprattutto nei ritratti e nei nudi femminili, che hanno provocato grande scandalo proprio per quell’insistita e voyeristica resa tattile e l”eccessiva’ verità. Uno dei quadri che meglio rispondono a questa visione è il celebre ritratto della ballerina “Carlotta Chambert”, presentato come Venere che scherza con due colombe.

 

 

 

 

 

Francesco Hayez, il padre del Romanticismo italiano ultima modifica: 2017-12-21T09:05:17+00:00 da Salvatore Galeone

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